Proviene dalla tradizione sufi. Le sue radici risalgono a più di 2500 anni fa. Venne sviluppato sul finire del Medioevo da alcune confraternite sufi. I sufi erano musulmani devoti che rinunciavano ad ogni possesso e portavano come segno dell'ascesi grezze vesti di lana (in arabo: sufi). Alcuni di loro viaggiavano come predicatori nomadi, altri vivevano in confraternite e comunità spirituali. Il loro modo di vivere ricorda quello dei francescani. I sufi arrivavano a Dio con la preghiera e la meditazione e l'amore di Dio era il tema centrale del loro movimento. I sufi furono combattuti da parte dell'Islam ufficiale, ma venivano adorati dal popolo semplice. Agli «ordini» dei sufi appartengono anche i dervisci e i fachiri. I sufi avevano la tradizione di guida delle anime, ovvero aiutare gli uomini nel loro cammino verso Dio. Per favorire questo aiuto i sufi hannoscoperto nove modelli per i quali certi uomini non trovano mai Dio, scontrandosi sempre nuovamente con se stessi, con le loro barriere, i loro blocchi interiori.
L'enneagramma venne chiamato «il volto di Dio» poiché nei nove punti di energia che l'enneagramma descrive i sufi vedevano nove riflessi dei un unico amore divino.
La parola "enneagramma" deriva dal greco, ennea (nove) e gramma (lettera, punto).
L'enneagramma si accorda perfettamente con la tradizione religiosa (cristiana) e anche con la conduzione spirituale e della guida degli uomini e, inoltre, fa da tramite tra spiritualità e psicologia. Sottolinea l'interdipendenza tra la maturazione dell'anima e del carattere e quella religiosa e spirituale.
L'enneagramma è una dottrina dei tipi psicologici molto antica, che descrive nove diversi caratteri. Ma oltre alla descrizione minuziosa delle varie situazioni, l'enneagramma possiede una dinamica interna che mira al cambiamento. L'enneagramma è più di un divertente gioco per la conoscenza di sé, si tratta di un cambiamento di inversione di ciò che le tradizioni religiose chiamano conversione o espiazione.
L'enneagramma ci mette a confronto con l'automatismo in cui viviamo inconsciamente invitandoci a prendere coscienza e a dirigerci verso la libertà.
· L'astrologia descrive 12 diversi tipi di caratteri
· Il medico greco Ippocrate (morto nel 377 a.C.) parla di 4 temperamenti: sanguigno, melanconico, collerico, flemmatico).
· Ernest Kretschmer (1888-1964) studiò il rapporto tra la costituzione fisica e la tendenza a determinate malattie mentali. Egli descrisse tre tipi fisici: 1) tipi picnico (tarchiato); 2) tipo leptosomico (magro); 3) tipo atletico e attribuì loro altrettanti tratti di carattere: 1) ciclotimici (tendenza alla malattia maniaco-depressiva), 2) schizotimici (tendenza alla schizofrenia) e 3) viscosi (tendenti all'epilessia).
· Karl Gustav Jung (1875-1961) disse che ci sono tre paia di funzioni, sviluppate in ogni uomo in maniera diversa: estroversione-introversione; sensazione-intuizione; pensiero-sentimento. Da qui si sviluppano otto combinazioni o tipi, ad esempio il pensatore introverso e intuitivo, ecc.
L'enneagramma definisce i suoi nove tipi di uomini a partire da nove «trappole», «passioni» o «peccati mortali». Si tratta dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, ingordigia, lussuria e a questi si aggiungono due "ulteriori peccati": menzogna e paura.
Il termine "peccato" è di difficile comprensione, la dottrina ecclesiastica del peccato è spesso stata usata per intimorire la gente, portando a mille paure, inibizioni, sensi di colpa. Più sensato è imparare a intendere il termine "peccato" (vedi Corso dei Miracoli) come la nostra "separazione de Dio", ma anche dal nostro prossimo e da noi stessi. I "peccati" sono irrigidimenti che impediscono all'energia, all'amore di Dio di fluire liberamente. Il nostro "peccato" lo abbiamo scelto e quindi ne siamo responsabili.
Oltre ai "peccati capitali" esistono «cataloghi di virtù»:
· I sette doni dello Spirito (Bibbia, Isaia 11,2): timore del Signore, devozione, conoscenza, fortezza, consiglio, intelligenza, sapienza;
· I nove frutti dello Spirito (S. Paolo, Gal. 5,22): amore, gioia, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;
· Le quattro virtù cardinali (Aristotele): giustizia, prudenza, temperanza e fortezza
· Le tre virtù teologali (S. Paolo, Cor.13,33): fede, speranza, carità;
Chaucer (1300-1400), nei "Racconti di Canterbury" parte dall'idea che esista almeno una virtù specifica quale antidoto ad ogni peccato capitale. Con questo ci troviamo nelle immediate vicinanze dell'enneagramma:
"Il Racconto del parroco" (dai "Racconti di Canterbury") di Chaucer è una sorta di specchio della confessione. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, ma ci sono molte strade per la città celeste. Una di queste è il pentimento (confessione e proposito di non peccare più). Esistono peccati veniali e peccati mortali. Il peccato mortale consiste nell'amare una creatura più di Dio. Per ognuno di questi peccati mortali esiste un rimedio, una virtù salutare.
Contro la superbia c'è l'umiltà;
Contro l'invidia c'è l'amore di Dio;
contro l'ira c'è la pazienza;
contro l'accidia c'è l'operosità;
contro l'avarizia c'è la misericordia;
contro la gola c'è l'astinenza e la temperanza;
contro la lussuria c'è la castità.