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Utente: mariluaureola
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martedì, 30 gennaio 2007

TORINO - Invito al Musical "Forza Venite Gente"

Per finanziare il Progetto Myanmar
Sito: www.vip-missione.org e www.clownterapia.it)

La Compagnia teatrale amatoriale Spettacolandia
Propone
Il Musical: "FORZA VENITE GENTE"
21 febbraio ore 20.15
TORINO - Teatro PICCOLO REGIO
Info e prenotazioni: 011 19507775

La storia di questo Musical: il musical narra la vita di San Francesco, dall'abbandono della casa paterna fino alla morte.
 
La beneficenza: il ricavato dello spettacolo andrà alla missione in Myanmar per sostegno (acquisto di riso, legna, materiale scolastico) di circa 300 bambini negli orfanotrofi di Kengtung, Mon Lar e Tom Qua in collaborazione con le Suore della Provvidenza.


postato da: mariluaureola alle ore 15:29 | link | commenti (2)
categorie: musical, san francesco, forza venite gente
mercoledì, 24 gennaio 2007

Cerca l'aiuto dentro di te

Le porte interiori - meditazioni quotidiane
24 gennaio




Smetti di cercare aiuto negli altri, cercalo dentro di te e lo troverai. Vai sempre alla Fonte per trovare la risposta, e non accontentarti di nulla che non sia nuovo e del livello più elevato. Cominciando dal fondo e risalendo, sarai completamente mondato e purificato e potrai intraprendere la tua opera con fondamenta solide come roccia che niente e nessuno potrà scuotere o distruggere. Una volta che le tue basi saranno salde, potrai continuare a costruire senza alcun timore. Bada che esse siano radicate e conficcate in
Me, nelle Vie dello Spirito, e non nelle vie del mondo che domani non esisteranno più. Vivi, evolviti e custodisci tutto il tuo essere in Me.
Lascia che la Mia pace e il Mio amore ti colmino e ti avvolgano. Eleva il tuo cuore in un amore profondo, come profonde devono essere lode e gratitudine, e sii perfettamente in pace dal momento in cui fai la Mia volontà e segui il Mio sentiero.

[da: "Eileen Caddy - Le porte interiori - Amrita]

postato da: mariluaureola alle ore 08:04 | link | commenti
categorie: meditazioni, meditazione, auto aiuto, caddy
mercoledì, 17 gennaio 2007

LA STRADA



Avete la sensazione profonda di aver trovato la strada giusta? Allora, seguitela senza chiedere l'opinione di nessuno.
Se volete assolutamente porre delle domande, ponetele alla vostra anima, al vostro spirito, al vostro Dio interiore.
Obietterete che non avete mai ricevuto la minima risposta da loro: ebbene, vi sbagliate. Ogni volta che interrogate il principio divino che è in voi, ricevete una risposta.
Se non la sentite, significa che i muri della vostra coscienza sono troppo spessi.
Diminuite lo spessore di quei muri, e constaterete che ogni volta vi viene data una risposta. Quando avete bisogno di essere guidati, rivolgete la vostra domanda al Cielo: fatelo sinceramente, intensamente.
Una volta espressa la domanda, non pensateci più: la risposta verrà, entro un lasso di tempo più o meno lungo, tramite un animale, un oggetto, una frase letta o ascoltata, l'incontro con una persona, un sogno.
Naturalmente, per riconoscerla bisogna saper essere attenti.
Se ci riuscirete, sarete stupiti nel vedere il modo in cui il mondo invisibile vi dà le sue risposte.

(Omraam Mikhaël Aïvanhov - Ed. Prosveta)

 

 

 


postato da: mariluaureola alle ore 14:06 | link | commenti
categorie: aïvanhov, omraam mikhaël aïvanhov
venerdì, 12 gennaio 2007

Myanmar 2007

Carissimi,
siamo rientrati dal Myanmar il 10/1 ed eccomi qui a condividere con tutti voi questa esperienza che ancora una volta mi ha profondamente toccata.
Vi invierò anche le altre condivisioni dei volontari che erano con me in questa missione.
Ecco i nomi da Clown dei 12 volontari:
Aureola (Maria Luisa Mirabella), Carmencita (TO),  Conticino (MI) Donji (AL), Krauta (TO), La Nonna e Il Nonno (TO), Marea (UD), Spillo (TO), Spring (RM) Svampita (TO), Zumbalà (TO).
 
In Myanmar quest’anno abbiamo trovato una situazione molto difficile, soprattutto a Kengtung (Kiaing Tong) e Taunggyi, dove le suore ripetutamente hanno ricevuto visite dalla polizia segreta (che noi in codice chiamavamo "papaya"). le visite riguardavano domande su cosa facevamo noi, sui soldi che presumibilmente avevamo portato loro.
A Kengtung con i bambini dell'orfanotrofio Bonetta, abbiamo dovuto giocare di nascosto chiusi nel loro dormitorio e, una sera abbiamo cantato e giocato "sottovoce" nel cortile.
Questa situazione ci ha portati a fare i conti con il nostro "clown interiore" e con lo spirito clown che portiamo dentro, perché il clown così come lo manifestiamo normalmente non ci è stato possibile metterlo in azione.
 
Ma andiamo con ordine, così vi illustro cosa abbiamo fatto e spero che questa descrizione possa essere utile sia ai prossimi volontari che verranno in Myanmar, sia a coloro che sostengono e che sosterranno questi bambini.
 
YANGON
Arriviamo a Yangon il 28 dicembre alle 06.00 del mattino ora locale. L'aeroporto è nuovo, ma come accade in questi paesi non ancora "sistemato" e forse prima che possa definirsi finito, sarà di nuovo vecchio.
Ci viene incontro Peter Rock, il tuttofare delle suore che, se nonc i evita la lunga coda per i passaporti, ci permette di entrare senza che ci controllino il bagaglio. All'uscita ci aspetta Sr. Laurentia che con un pulmino e una jeep ci porta al nostro albergo, un vecchio lodge, gestito da indiani, dove la pulizia lascia a desiderare e dove le strutture idrauliche risalgono probabilmente al periodo della colonizzazione inglese.
Il costo della camera è 25 Dollari per una notte, una enormità tenuto conto della struttura fatiscente.
Sistemate le valige, senza fare una doccia un gruppetto di noi va con la suora a comprare i biglietti aerei interni (Voli: Yangon-Heho-Kengtung-Yangon) e poi andiamo a casa delle suore.
Qui troviamo ad accoglierci con canti e chitarra i ragazzi e le ragazze (15) che stanno studiando per un progetto che avrebbe dovuto essere finanziato dalla Ong New Humanity, ma che invece ci dice sr. Laurentia pare che la Ong non abbia ottemperato a quanto stabilito per lo studio e il mantenimento di questi ragazzi. Il progetto riguarda un corso professionale di 2 anni di lingua Inglese e di Informatica. I ragazzi sono tutti dell’area di Kengtung e 4 di questi provengono dal Bonetta. Mi riservo di controllare al mio rientro in Italia, perché se la Ong non paga, questi ragazzi non possono proseguire gli studi perché le suore non hanno fondi per questo progetto.
Pranziamo tutti insieme in allegria e nel pomeriggio, come di consueto, ci rechiamo a visitare la meravigliosa Swedagon Pagoda. A sera con fatica ci trasciniamo in una cena in un ristorante turistico con spettacolo.
 
TAUNGGYI
Arriviamo a Taunggyi il 29 e ci fermiamo fino al 1° gennaio.
Anche qui siamo in Hotel (Paradise Hotel), anche qui spendiamo 25 Dollari a notte, anche qui l’hotel è fatiscente.
Qui iniziamo il nostro giro turistico: Lago Inle e Grotta di Pindaya.
La sera andiamo a casa delle suore a cenare e qui giochiamo con le ragazze che studiano a Taunggyi.
Queste ragazze sono state bocciate a Kengtung (dove pur di non dare loro un futuro, arrivati al 10° anno di studi immancabilmente bocciano i ragazzi) e qui stanno studiando per prendere un diploma e, poi, le più volenterose, frequenteranno la scuola di maestre o di sarte per lavorare nei loro villaggi.
Qui è veramente molto importante il sostegno che deriva dalle adozioni a distanza perché farle studiare a Taunggyi costa molto e senza il sostegno dei genitori adottivi in Italia non sarebbe possibile.
Il 31 dicembre ceniamo con loro, distribuiamo i regali che abbiamo portato (magliette e orologi) e offriamo loro il nostro spettacolo “La bambola triste”. Si divertono molto e in cambio ci offrono una loro danza moderna che ci stupisce sia per la grazia, sia perché tutte indossano i jeans e ci sembrano per un attimo adolescenti come i nostri. Sono sempre loro che organizzano giochi da fare insieme e ci si diverte fino alle 23.00. Sr benedetta ci accompagna in Hotel e noi festeggiamo il Capodanno con loacker, cioccolato e coca cola. Notiamo che i botti sono pochi, vediamo solo fuochi che volano verso il cielo e falò davanti alle case dove qualcuno si riunisce e canta. Il paese è al buio, alle 21.00 tolgono la corrente, ma il 31 in Hotel abbiamo la luce e festeggiamo semplicemente intorno ad un tavolo, da soli, nella sala ristorante. Gli inservienti dell’Hotel dormono a terra nella sala d’aspetto, dove le sere precedenti abbiamo fatto le condivisioni.
Ci sentiamo sereni anche se il pensiero, come è naturale, corre ai nostri cari in Italia.
Stasera, nel salutare le ragazze abbiamo notato che alcune di loro piangevano e anche i nostri occhi hanno iniziato a luccicare.
 
KENGTUNG
Siamo partiti per Kengtung all’ora di pranzo e arrivati alle 5.30 circa, dopo un paio di scali a Mandalay e Tachileik. La compagnia aerea che abbiamo perso è nuova (Air Bagan) e anche se gli aerei sono piccoli, si viaggia bene.
 
Mi stupisce che ad accoglierci all’aeroporto non ci sia sr Cecilia, ma c’è Dorothy e Teresa Lee che sono molto efficienti.
Sappiamo poi che il fatto che le suore siano venute a prenderci in aeroporto ha da subito insospettito le “papaye” e da allora è iniziato il controllo quasi quotidiano della polizia segreta presso le suore in missione.
Sr Cecilia la abbracciamo in missione insieme ai bambini che ci aspettano pronti in parata e ci cantano le loro canzoni di benvenuto.
Capiamo poi, da quanto ci racconta sr Cecilia che pur di farci un piacere hanno corso un bel rischio accogliendoci all’aperto. Ma noi ancora non sappiamo nulla e anche dopo cena giochiamo con le bambine di Bonetta che oramai ci hanno adottato: ognuna di loro ha preso in ostaggio uno di noi e da quel momento ha deciso che quello era il suo papà o la sua mamma. Così ci ritroviamo con due o 4 bambine sempre attaccate alle nostre gonne, pantaloni, braccia.
Solo due volte in questi giorni potremo giocare con loro all’aperto, ma la seconda volta lo faremo “sottovoce”, cantando e giocando senza alzare la voce. Potete immaginare come ci si sia stretto il cuore a vedere 100 bambine che giocano senza far rumore, cosa impensabile da noi.
Sr Cecilia mi racconta cosa sta accadendo: loro sono perseguitate, il “sindaco” è cambiato e questo nuovo ha ristretto le misure di sicurezza: pensano che le suore possano avere soldi e che possano trasmettere informazioni a noi.
Noi siamo “costretti” a fare i turisti per non destare sospetti e mentre alcuni di noi escono, altri rimangono per fare le foto di nascosto ai bambini per portarle ai genitori che le sostengono a distanza, a sistemare le schede con Sr Cecilia. Rimaniamo a fare questi lavori all’interno, chiusi a chiave per evitare che quando arriva la polizia ci trovi. Sr Cecilia ci racconta che hanno bruciato due villaggi a Mont Phya (dove c’è un’altra missione) e non si sa se siano stati i “banditi” o la polizia, fatto sta che hanno ucciso, violentato e che la popolazione sopravvissuta non mangiava e non bevevo da 3 giorni e quando gli aiuti (arrivati solo per voci perché le comunicazioni sono inesistenti) sono arrivati, i superstiti si sono buttati a mangiare il riso crudo per la fame.
La missione di Mont Phya è a metà strada tra Kengtung e Tachileik (dove tuttora c’è guerriglia) e dista si e no 50 miglia da Kengtung.
Ci dice che se scoprono che i turisti si intrattengono con la popolazione o fanno giocare i bambini (al di là del lecito permesso ad un turista), li chiamano in caserma e li segnalano non confermando più il visto di ingresso in Myanmar.
Ovviamente non è possibile parlare di sostegno alla missione che per di più è cattolica.
Trascorriamo i giorni a Kengtung giocando di nascosto, facendo i nostri laboratori alle ragazze di decupage di nascosto e con una tensione addosso che ancora non ci lascia. Scopriamo più volte uomini in borghese che ci seguono o che ci guardano con le braccia incrociate e con sospetto.
Alla nostra partenza, le bimbe ci offrono uno spettacolo di danze e canti al Bonetta vecchio, dentro casa e i pianti loro e nostri racchiudono tutta la tristezza di non poter avere contatti, di non poterci scrivere, di non poterci vedere con certezza di nuovo, di lasciarle in una condizione di mancanza di libertà e di oppressone.
 
MONG LAR
Qui andiamo il 2 gennaio. A Mong Lar, confine con la Cina la situazione è completamente diversa. La Regione 4 è autonoma e qui si respira un’aria più di libertà.
Vedo per la prima volta le nuove strutture costruite con il supporto di VIP: La scuola materna e la casa delle suore.
Qui i bambini sono un centinaio e c’è anche un gruppo di ragazzi che sono sostenuti a distanza e che, mi spiegano con orgoglio, grazie al sostegno stanno frequentando una scuola di training professionale per carpentieri e meccanici.
Facciamo le foto e ci godiamo la giornata giocando con loro liberamente.
Questo ci ripaga delle ore di viaggio con curve…
 
TOM QUA
E’ domenica, 7 gennaio, arriviamo al villaggi di Tom Qua, villaggio della tribù Akha. Le donne akha ci vengono incontro e così pure i bambini. I bimbi sono vestiti di stracci, la povertà si tocca con mano e mi accorgo che qui nulla è cambiato e che il tempo sembra essersi fermato.
Arriviamo alla missione e troviamo i bambini ad accoglierci, sono una ventina. Distribuiamo delle magliette in dono, fatte dai bambini della scuola media di Casalborgone (TO). Ogni bambino ha disegnato una faccia di clown e ha scritto il proprio nome sulla maglietta, così ora ogni bambino birmano indossa una maglietta col nome di un bambino italiano.
Ritrovo qui Dorothy che da Bonetta è stata spostata qui perché bocciata per la seconda volta alla scuola elementare di Kengtung. La trovo cresciuta e sta proprio bene. E’ sempre timidissima, non parla e rimane a tenermi per la mano tutto il giorno.
A Tom Qua non si possono fare grandi ristrutturazioni, la missione è al centro del villaggio ed è troppo “in vista”, così i soldi dei sostegni VIP e delle adozioni vengono usati per far mangiare i bambini e per le loro divise scolastiche, perla legna e per il materiale per lo studio. I bambini, una volta finita la 4^ elementare andranno a studiare a Bonetta perché a Tom Qua non ci sono altre scuole.
Le bambine dormono in 20 su un pavimento e i maschietti in una stanzona più in basso, vicino alla chiesa. Ognuno di loro possiede solo una cassetta piccola in cui raduna tutti i suoi averi.
 
PARTENZA 9 gennaio 2007
Torniamo a Yangon e ripartiamo per l’Italia. Portiamo nel cuore le immagini dei mille baci delle bambine di Bonetta, i sorrisi, la gentilezza di questo popolo, ma anche la tristezza e la rassegnazione delle suore e dei bambini.
 
Per chi volesse sostenere la missione in Myanmar:
 

postato da: mariluaureola alle ore 11:53 | link | commenti (1)
categorie: myanmar 2007