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venerdì, 30 giugno 2006

Enneagramma - Cos'è?

Proviene dalla tradizione sufi. Le sue radici risalgono a più di 2500 anni fa. Venne sviluppato sul finire del Medioevo da alcune confraternite sufi. I sufi erano musulmani devoti che rinunciavano ad ogni possesso e portavano come segno dell'ascesi grezze vesti di lana (in arabo: sufi). Alcuni di loro viaggiavano come predicatori nomadi, altri vivevano in confraternite e comunità spirituali. Il loro modo di vivere ricorda quello dei francescani. I sufi arrivavano a Dio con la preghiera e la meditazione e l'amore di Dio era il tema centrale del loro movimento. I sufi furono combattuti da parte dell'Islam ufficiale, ma venivano adorati dal popolo semplice. Agli «ordini» dei sufi appartengono anche i dervisci e i fachiri. I sufi avevano la tradizione di guida delle anime, ovvero aiutare gli uomini nel loro cammino verso Dio. Per favorire questo aiuto i sufi hannoscoperto nove modelli per i quali certi uomini non trovano mai Dio, scontrandosi sempre nuovamente con se stessi, con le loro barriere, i loro blocchi interiori.
L'enneagramma venne chiamato «il volto di Dio» poiché nei nove punti di energia che l'enneagramma descrive i sufi vedevano nove riflessi dei un unico amore divino.
La parola "enneagramma" deriva dal greco, ennea (nove) e gramma (lettera, punto).
L'enneagramma si accorda perfettamente con la tradizione religiosa (cristiana) e anche con la conduzione spirituale e della guida degli uomini e, inoltre, fa da tramite tra spiritualità e psicologia. Sottolinea l'interdipendenza tra la maturazione dell'anima e del carattere e quella religiosa e spirituale.
L'enneagramma è una dottrina dei tipi psicologici molto antica, che descrive nove diversi caratteri. Ma oltre alla descrizione minuziosa delle varie situazioni, l'enneagramma possiede una dinamica interna che mira al cambiamento. L'enneagramma è più di un divertente gioco per la conoscenza di sé, si tratta di un cambiamento di inversione di ciò che le tradizioni religiose chiamano conversione o espiazione.
L'enneagramma ci mette a confronto con l'automatismo in cui viviamo inconsciamente invitandoci a prendere coscienza e a dirigerci verso la libertà.
·         L'astrologia descrive 12 diversi tipi di caratteri
·         Il medico greco Ippocrate (morto nel 377 a.C.) parla di 4 temperamenti: sanguigno, melanconico, collerico, flemmatico).
·         Ernest Kretschmer (1888-1964) studiò il rapporto tra la costituzione fisica e la tendenza a determinate malattie mentali. Egli descrisse tre tipi fisici: 1) tipi picnico (tarchiato); 2) tipo leptosomico (magro); 3) tipo atletico e attribuì loro altrettanti tratti di carattere: 1) ciclotimici (tendenza alla malattia maniaco-depressiva), 2) schizotimici (tendenza alla schizofrenia) e 3) viscosi (tendenti all'epilessia).
·         Karl Gustav Jung (1875-1961) disse che ci sono tre paia di funzioni, sviluppate in ogni uomo in maniera diversa: estroversione-introversione; sensazione-intuizione; pensiero-sentimento. Da qui si sviluppano otto combinazioni o tipi, ad esempio il pensatore introverso e intuitivo, ecc.
L'enneagramma definisce i suoi nove tipi di uomini a partire da nove «trappole», «passioni» o «peccati mortali». Si tratta dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, ingordigia, lussuria e a questi si aggiungono due "ulteriori peccati": menzogna e paura.
Il termine "peccato" è di difficile comprensione, la dottrina ecclesiastica del peccato è spesso stata usata per intimorire la gente, portando a mille paure, inibizioni, sensi di colpa. Più sensato è imparare a intendere il termine "peccato" (vedi Corso dei Miracoli) come la nostra "separazione de Dio", ma anche dal nostro prossimo e da noi stessi. I "peccati" sono irrigidimenti che impediscono all'energia, all'amore di Dio di fluire liberamente. Il nostro "peccato" lo abbiamo scelto e quindi ne siamo responsabili.
Oltre ai "peccati capitali" esistono «cataloghi di virtù»:
·         I sette doni dello Spirito (Bibbia, Isaia 11,2): timore del Signore, devozione, conoscenza, fortezza, consiglio, intelligenza, sapienza;
·         I nove frutti dello Spirito (S. Paolo, Gal. 5,22): amore, gioia, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;
·         Le quattro virtù cardinali (Aristotele): giustizia, prudenza, temperanza e fortezza
·         Le tre virtù teologali (S. Paolo, Cor.13,33): fede, speranza, carità;
Chaucer (1300-1400), nei "Racconti di Canterbury" parte dall'idea che esista almeno una virtù specifica quale antidoto ad ogni peccato capitale. Con questo ci troviamo nelle immediate vicinanze dell'enneagramma:
"Il Racconto del parroco" (dai "Racconti di Canterbury") di Chaucer è una sorta di specchio della confessione. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, ma ci sono molte strade per la città celeste. Una di queste è il pentimento (confessione e proposito di non peccare più). Esistono peccati veniali e peccati mortali. Il peccato mortale consiste nell'amare una creatura più di Dio. Per ognuno di questi peccati mortali esiste un rimedio, una virtù salutare.
Contro la superbia c'è l'umiltà;
Contro l'invidia c'è l'amore di Dio;
contro l'ira c'è la pazienza;
contro l'accidia c'è l'operosità;
contro l'avarizia c'è la misericordia;
contro la gola c'è l'astinenza e la temperanza;
contro la lussuria c'è la castità.

postato da: mariluaureola alle ore 14:31 | link | commenti (1)
categorie: enneagramma - cosè

Enneagramma - Il NOVE

Tipo 9
Caratteristiche
Sono "costruttori di pace". Sanno essere arbitri imparziali, . il loro senso della correttezza a volte li fa impegnare per la pace e la giustizia. Sanno esprimere verità "dure" con calma e naturalezza, in modo da renderle accettabili. In presenza di un nove riesce facile raggiungere la calma. Il nove descrive l'animo "primitivo" e "sano", è l'animo degli indigeni. I nove trovano difficoltà a capire la loro anima, devono prima capire cosa vogliono veramente e acquisire consapevolezza di ciò che sono. Sanno un po' di tutto e non sono maestri in niente. Non si prendono abbastanza sul serio per mostrare i propri talenti davanti agli altri. Si lasciano trasportare dalla corrente. Hanno un sesto senso per le esigenze e gli interessi altrui. I tipi nove sono cari, è semplicemente obbligatorio voler loro del bene. A volte risultano così dolci e piacevoli da non essere nemmeno tangibili come persone. Non cambieranno il mondo, perché preferiscono non prendere decisioni, amano rimandare i compiti importanti ed evitano tutto ciò che richiede troppa energia. Essi stessi si ritengono semplici e si mostrano come tali. Sono sinceri, dicono ciò che provano.
La loro personalità viene definita "passivo-aggressiva". Il loro messaggio: "Noi non ci impegniamo" contiene un messaggio negativo: "Voi non meritate che io impazzisca per voi!". I nove hanno una profonda sfiducia nella vita. L'aggressività passiva si manifesta nel nove con una certa rigidezza, ostinatezza.
Meccanismo di difesa
La loro fuga è lo stordimento. Poiché non si sentono in grado di affrontare le difficoltà della vita, si rifugiano, più spesso degli altri in qualche dipendenza: bere, fumo (spinelli), sonno. A volte danno l'impressione di essere "assenti", "annebbiati", se attorno a loro non accade niente sono capaci di addormentarsi anche in pieno giorno. Il sonno è il rifugio ideale. Di notte invece spesso soffrono d'insonnia. L'altro meccanismo di difesa è «evitare il conflitto», comunica il suo disappunto allontanandosi, aspettando che il problema si risolva da solo. Esprime la sua rabbia facendo finta di non notare niente, non soddisfacendo le attese.
Le domande del tipo nove
"Perché devo stare in piedi se posso sedermi? Perché devo stare seduto se posso stare sdraiato? Perché voi siete così frenetici?
Il motto dei nove
"Prendila alla leggera! Calmati! Riposati!
Infanzia dei tipi nove
Possono essere stati trascurati o "sommersi" in qualche modo. Sono stati ignorati oppure rifiutati quando esprimevano un'opinione. Per questo hanno deciso di tenere per sé la loro rabbia. Alcuni da bambini si sono trovati in situazioni irrisolvibili e hanno dovuto barcamenarsi tra due fronti. Alcuni sono stati così viziati da diventare indolenti.
Il tipo nove irredento
Evita «tutto»: la vita, il mondo, il male e il bene e anche se stessi. Tutto ciò che giunge loro dal mondo è per loro faticoso e stressante. Consuma la sua energia per evitare i conflitti interni ed esterni o per stordirsi e reprimere i sentimenti forti. Appare calmo all'esterno e sortisce un effetto calmante sugli altri, ma dentro spesso ribolle.
Hanno paura di energie incontrollabili come la sessualità e l'aggressività, quindi cercano di tenerle sotto controllo, il risultato è la completa pigrizia.
La tentazione
La "tentazione" del tipo nove consiste nello screditare soprattutto se stessi. A prima vista danno l'impressione di essere umili in verità dietro questo atteggiamento si nasconde falsa modestia, paura di rivelare se stessi. Poiché spesso non sono sicuri, si tengono in disparte e si convincono di non essere «niente di particolare». Non attraggono l'attenzione su di sé. Dipendono dal fatto che siano gli altri a notarli. Non si sentono importanti e spesso vengono rifiutati dagli altri.
Personaggi
Il personaggio biblico Giona.
Carl Gustav Jung.
Papa Giovanni XXIII tra le sue frasi ricordiamo: "Pazienza e calma, queste sono due belle qualità. Essere sempre operosi e non soffrire della fretta, questo è un pezzo di cielo in terra. Al di là della volontà di Dio non c'è niente di interessante per me." E ancora si diceva spesso: "Angelo (Angelo Roncalli) non prenderti sul serio!"
Peccato radicale
La pigrizia, l'accidia è il peccato del nove. Loro sono indolenti e hanno deboli pulsioni per natura. Hanno problemi a prendere l'iniziativa, sviluppare progetti, affrontare e svolgere compiti. Per questo bisogna stipulare contratti chiari con loro (al giorno 12 aprile alle ore 09,15 questo deve essere sistemato!) se si lascia loro ampio margine è probabile che si perdano.
Il loro è un peccato di «omissione».
Difetti
Si abbandonano al fatalismo passivo, si lasciano andare, sono arrendevoli e "arresi".
Frutto dello Spirito o virtù
Il loro dono è l'azione, un'azione decisa. All'inizio rimandano e tentennano, se però prendono una decisione, allora ciò avviene in un momento di assoluta chiarezza. Senza ulteriori ripensamenti, senza il minimo dubbio. Sono anche ottimi «mediatori» e costruttori di pace. Augurano a tutti ciò che cercano per se stessi, infatti non credono nei conflitti insuperabili. I nove sono profeti delicati, il senso di pace che irradiano è disarmante. Suscitano fiducia.
Mestieri
Il diplomatico, il pacifista.
Le relazioni
Hanno tempi lunghissimi nel prendere decisioni. Oscillano tra desiderio di fusione (simbiosi) e di autonomia. Il passo verso un impegno può risultare difficilissimo. Altrettanto difficile è abbandonare una relazione.
L'animale
L'elefante che sta nello zoo senza fare molto, che non è aggressivo, che ha un animo sensibile e che può essere però permaloso. Il bradipo e tutti i cetacei, in particolare i delfini e le balene. Le balene si riproducono solo nella misura in cui è disponibile cibo. La balena o il delfino, per quanto si sappia non ha mai attaccato l'uomo. Da loro possiamo imparare che gli esseri intelligenti sopravvivono anche senza sterminarsi reciprocamente e senza distruggere l'ambiente (le balene mantengono l'ecologia del plancton, senza di loro esso aumenterebbe a dismisura privando il mare di ossigeno).
La nazione
La nazione dei nove è il Messico o più precisamente il messicano con il sombrero che il pomeriggio fa la sua siesta.
Il colore
Il colore del nove è l'oro, il colore degli dei, dei re, dei santi (i monaci buddisti portano vesti color oro-zafferano come simbolo dell'illuminazione.
Conversione e redenzione
L'«invito» al tipo nove si chiama amore (incondizionato). I nove hanno bisogno di essere desiderati, di essere importanti, di avere qualcosa da dare. Devono sentire che gli altri (Dio e le altre persone) credono in loro, per poter credere in se stessi. I nove redenti possono amare incondizionatamente come nessun altro tipo. Già il comportamento dei nove irredenti somiglia a questo amore totale: poiché condannare o litigare significa stress.
Compito di vita
Il compito del nove consiste nel risvegliare il proprio valore e lo stimolo a diventare indipendente dai continui impulsi esterni. Devono superare il loro segreto cinismo. Devono imparare a credere nella loro energia interiore. Devono agire coraggiosamente e temerariamente. I nove potranno essere felici quando riusciranno a distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è, quando sono in grado di scoprire e dare priorità ai loro valori. Hanno bisogno di qualcosa su cui dirigere la loro intera forza. Il loro compito consiste nell'integrare gli opposti (il bene e il male, il maschile e il femminile) cercando di unire l'anima umana, unificandola col Tutto.
Il nove deve combattere coscientemente per trovare una propria posizione, invece di orientarsi sugli altri. Strutture ordinate e una routine giornaliera li aiutano a non sprecare energia e a non disperdersi.
Portare a termine i progetti iniziati è un compito difficile ma proficuo per un nove.

TIPO 9: Il 'Pacificatore'
 
È costruttore di pace
È calmo, dolce e piacevole
È semplice
È diplomatico
È sincero
È amorevole
È Influenzabile
Si lascia trasportare dalla corrente
Cerca di evitare il conflitto
 
NON SOPPORTA
Il conflitto, la lotta, l'aggressività
 
INFANZIA
Si è sentito trascurato o "sommersi" in qualche modo. É stato ignorato oppure rifiutato quando esprimeva un'opinione.
 
PENSA
Non valgo molto, è meglio andare d'accordo con tutti, così non ho fastidi
 
CHIEDE
"Perché devo stare in piedi se posso sedermi? Perché devo stare seduto se posso stare sdraiato? Perché voi siete così frenetici?"
 
PECCATO
L'accidia, la pigrizia
 
TRAPPOLA
La resa, l'abbandono, la fuga

postato da: mariluaureola alle ore 14:26 | link | commenti (1)
categorie: enneatipo 9

Enneagramma - L'OTTO

Tipo 8
Caratteristiche
Danno l'impressione di essere forti e potenti. Hanno il senso della giustizia e della verità. Possono essere un sostegno per gli altri ed essere molto responsabili. Quando si impegnano in qualcosa vi riversano molte energie: ci si può fidare della parola di un otto. Alcuni si riuniscono in "bande" dove devono superare prove di coraggio per mostrare quanto sono in gamba e temerari. Hanno sviluppato la sensazione che i forti regnano sul mondo e che i deboli hanno la peggio, per questo hanno deciso di "non essere bravi", di "non adattarsi" bensì di sviluppare la forza, opporre resistenza, dare ordini piuttosto che riceverli. Vengono spesso accomunati agli uno per la loro aggressività, con la differenza che gli otto non si scusano né si rimangiano nulla avendo difficoltà ad ammettere gli errori, perché ciò potrebbe apparire come una debolezza. Vengono anche scambiato per dei sei controfobici e a prima vista sono difficili da distinguere. Ma le aggressioni del sei controfobico vengono dalla testa e sono l'espressione della paura che vogliono anticipare; l'aggressività dell'otto proviene dalla pancia e si dirige verso tutto ciò che lui percepisce come ipocrisia e ingiustizia.
Gli otto sono rissosi, cercano il conflitto, giocano duro e sono "Bastian contrario", se tu dici "sì" loro dicono "no" e viceversa. Provano piacere nell'essere "contro", la loro prima reazione a persone e situazioni è spesso la difesa e la "negazione". Fortunatamente prendono spesso le parti dei deboli, non sopportano alcuna falsa autorità o gerarchia. Molti otto sono taurini o hanno costituzione atletica con la quale possono dimostrare potere. L'otto è disposto a combattere le potenze regnanti in nome della giustizia (vedi movimenti di liberazione latino-americana). Di solito non si accorge (quando è al potere) che il suo atteggiamento incute timore ai suoi sottoposti. Di solito esprime in maniera diretta la sua rabbia che diventa all'ordine del giorno, mentre chi ne è vittima non si riprende così in fretta. Poiché si divertono nella lotta, pensano che anche per gli altri sia lo stesso. L'errore più grande che si può fare con un otto è lasciarsi intimorire e tornare sui propri passi. si dovrebbe acconsentire ad un combattimento o rivolgere la parola al "bambino" che si cela dietro l'otto, ciò li disarma. Non hanno paura del dolore e riescono a sopportarlo meglio di chiunque altro. Sono temerari e coraggiosi e vivono spesso sull'orlo della catastrofe, questo li eccita, lì trovano il loro elemento.
Meccanismo di difesa
Il meccanismo di difesa si chiama "negazione", l'otto può negare tutto ciò che non rientra nella sua idea di giustizia e di verità. Può soprattutto negare e rimuovere le sue debolezze e i limiti del suo potere. Gli otto si celano dietro una facciata di durezza, invulnerabilità, imprecazioni o addirittura brutalità per nascondere la loro vulnerabilità che nella loro vita faranno vedere a due o tre persone al massimo. Evitano la debolezza, la disperazione, la sottomissione per questo sono chiusi a qualsiasi argomentazione che non sia la loro e tendono alla presunzione e alla prepotenza. Non volendo dimostrarsi "deboli" spesso trattano i collaboratori come zerbini. Dato che conosce le sue forze e distingue immediatamente i punti deboli altrui, si eleva sulle altre persone creando delle gerarchie spesso infondate.
Le domande del tipo otto
"Chi devo difendere?" "Chi è stato?"
Il motto dei otto
"Ve la farò vedere, non riuscirete a piegarmi!" - "Io ho potere! Io sono più forte di voi!"
Infanzia dei tipi otto
Vogliono essere "cattivi", hanno avuto l'impressione da bambini che il mondo punisca le tendenze tenere e hanno sviluppato la durezza. Molti otto hanno fatto esperienza da bambini di maltrattamenti e sottomissione e non hanno potuto fidarsi di nessuno se non di se stessi. Sono i figli dell'olocausto, dei quartieri poveri, dei ghetti neri, dove non ci si può permettere di piangere né di avere debolezze. Alcuni raccontano che i loro genitori premiavano la forza: "Colpisci anche tu! Difenditi! Mostra chi è il capo!"
Alcuni invece hanno avuto genitori troppo teneri e accondiscendenti.
Il tipo otto irredento
Hanno il gusto del provocatorio, non sono affatto diplomatici, assaporano il piacere di essere odiati e rifiutati. Guai se trova qualcuno che si presenta troppo sicuro si sé! Non appena esprimi una certa forza l'otto deve dimostrare chi ha potere. Non si può vincere in una lite con un otto, se usi le tue armi lui ne usa di più forti. Gli otto proteggono i deboli ma disprezzano codardia e arrendevolezza. Non appena ritengono che la loro controparte sia stupida o incapace le danno il colpo di grazia, anche se è già a terra. Sanno assaporare il loro potere e hanno il bisogno di rivendicarlo e allargarlo, vogliono sapere ed essere informati di tutto, vogliono avere il controllo su ogni minimo dettaglio e si inviperiscono se pensano di essere stati ingannati. Se si commette uno sbaglio con loro è meglio ammetterlo subito, anche se questo causerà uno scoppio d'ira furibondo. Hanno bisogno di controllo sulle loro proprietà e sulle persone, vogliono decidere senza dover dipendere da nessuno.
La tentazione
La lotta per la giustizia non è solo la forza, ma anche la «tentazione» del tipo otto. Ciò può condurlo a sentirsi "giustiziere e vendicatore". La sua idea di giustizia è il "bilanciamento": il cattivo deve essere punito, anche se si tratta di se stesso. Possono dirigere l'aggressività anche verso se stessi. Gli otto cercano sempre un colpevole da punire.
La trappola
La vendetta e la ritorsione sono le trappole dell'otto. Per l'otto tutto il mondo viene diviso in bianco o nero, amico o nemico e può persino accadere di scoprire di essere il peggior nemico di se stesso e quando sente la propria colpa non si può più fidare di sé. Il fenomeno del "terrorismo" prende le mossa dall'energia della «giustizia vendicatrice».
Personaggi
Don Camillo e Peppone sono due otto che combattono per valori opposti, entrambi in maniera brutale e con mezzi grossolani, ma nello stesso rispetto per l'avversario.
G. I. Gurdjieff era un otto, uno dei suoi metodi preferito era "pestare i calli agli altri": si accaniva sui punti deboli del carattere dei suoi alunni e vi insisteva fino a quando essi non mettevano in atto un meccanismo di difesa e potevano così essere smascherati i comportamenti del «falso io».
Il grande terapeuta Gestalt Fritz Perls esigeva che i suoi clienti percepissero ed esprimessero il «qui ed ora» invece di fuggire nel passato o nel futuro.
Martin Luther King, Fidel Castro, Che Guevara erano persone che esaltavano gli altri con la loro forza carismatica motivandoli all'impegno. Gli otto sono dei leader che sanno suscitare negli altri la volontà di seguirli ovunque, infatti si percepisce che sapranno realizzare ciò che si sono proposti di fare.
John Wayne.
Obelix
Ernest Hamingway.
Personaggi biblici: Saul, Davide e Sansone
Peccato radicale
Il peccato radicale dell'otto è l'impudicizia (la lussuria): si tratta della violenza su un'altra persona per piacere o per passione; l'altro viene usato impudicamente, fatto proprio, oppure oppresso. Significa sfruttare l'altra persona non rispettandone la dignità. Gli otto irredenti possono esigere una grande moralità dagli altri senza sentirsi in obbligo di rispettarla. Oscillano tra un rigido moralismo e un magnanimo "lasciar correre". Tendono ad un'eccessiva soddisfazione degli istinti. Possono godersi cibo, alcool, sesso senza sentirsi in colpa. Provano senso di colpa quando pensano di essere stai ingiusti e insinceri.
Frutto dello Spirito o virtù
Il dono dell'otto è l'innocenza, che contrassegna il bambino che si cela in lui, indifeso e fiducioso.
Mestieri
Sono spesso ottimi giocatori di carte o atleti con forte spirito agonistico, perché notano subito le debolezze altrui e le sfruttano a proprio vantaggio senza rimorsi di coscienza. La capacità degli otto di smascherare il comportamento insincero fa di loro terapeuti e padri spirituali influenti. Amano sport duri come il rugby o il calcio.
Le relazioni
Il piacere per l'attacco degli otto, che sentono come qualcosa di "ludico" spesso suscita negli altri un comportamento aggressivo, ma il loro atteggiamento non vuol essere altro che un modo per instaurare un contatto. Odiano i messaggi confusi, devono sapere chi è loro "amico" o "nemico". Per un amico degno provano un grande rispetto. Sono affascinanti e carismatici e se ne rimane facilmente colpiti. Quando si incontra un otto maschio o femmina non lo si dimentica facilmente. Solitamente sorgono problemi quando si innamorano, in una relazione sentimentale è necessario un minimo di adattamento, un partner che si sottomette in realtà risolve solo in parte il problema e non rende felice un otto. Poiché lui rispetta solo le persone che gli oppongono resistenza e rivendicano la propria posizione. L'otto non vuole mostrare tenerezza e poi ha bisogno di molto spazio per sé. Sono i tipici uomini che non hanno bisogno di nessuno che di se stessi e della natura (Uomo Marlboro). Nella relazione d'amore può voler dire: "Voglio venire a letto con te, ma non voglio stare sempre con te" ciò può condurre a conflitti specie quando tipi otto stanno con donne particolarmente possessive.
L'animale
Il rinoceronte, il serpente a sonagli, la tigre e il toro.
Tutti sono aggressivi e simboleggiano la forza, l'energia fallica, la vitalità. L'immagine della corrida simboleggia la lotta tra due otto: il torero e il toro.
La nazione
La Spagna è il Paese otto. La comprensione dell'energia dell'otto aiuta a capire il machismo dei paesi di lingua spagnola. Le loro donne sanno che dietro la scorza dura dei loro uomini si cela un ragazzino, la maschera di forza nasconde insicurezza e sensi di inferiorità. Ma anche capendo questo meccanismo esso può avere conseguenze distruttive: i bambini hanno paura del padre, che non possono avvicinare, la donna viene sottomessa, umiliata a volte picchiata. L'uomo macho deve essere il capo.
Anche nella devozione spagnola il Cristo è rappresentato in appariscente truculenza: l'otto vuole vedere il sangue.
In società e Paesi oppressi l'energia otto può manifestarsi esplodendo in rivoluzione.
Il colore
Sono il nero e il bianco. Gli otto vogliono chiarezza. Rifiutano le sfumature e i compromessi, perché sanno di debolezza. Il nero sta per il niente, l'assoluto, per la morte, la fine, l'abisso. Bianca è la luce assoluta accecante. Nella Bibbia è il colore dell'innocenza, dei beati, degli Angeli.
Conversione e redenzione
L'«invito» al tipo otto si chiama misericordia. Gli otto irredenti sono privi di misericordia per sé e per gli altri. Solo l'incontro con la verità li può liberare. La verità li rende liberi di vedere e accettare la propria debolezza. A partire da questa esperienza possono imparare a sopportare e ad accettare quella altrui. Poiché hanno paura di "scoprirsi" raramente accettano di fare una terapia, a lavorare sulla loro vita spirituale o a meditare regolarmente. Inoltre hanno paura di essere controllati, manipolati da un terapeuta o da un insegnante, ma se riescono a vedersi possono decidere di lavorare su se stessi.
Compito di vita
Tra i compiti di vita degli otto c'è quello di confrontarsi con la questione del potere. Il potere in sé non ha nulla di male, può però essere una benedizione o una maledizione a seconda di come lo si usa. Gli otto devono stare attenti a non opprimere, umiliare, intimorire gli altri. Devono imparare a rispettare i punti di vista altrui. Devono imparare a non narcotizzare i propri sentimenti attraverso l'alcool, le feste chiassose, le cene con tanti amici, a cercare compromessi e ad attenersi essi stessi alle regole il cui rispetto si aspettano dagli altri.
Un tipo otto redento può proteggere gli altri con la sua forza e la sua vitalità, invece di dominarli.
Gli otto devono riuscire, quando hanno torto, ad ammetterlo e a chiedere perdono. Solo così capiranno che non si tratta di debolezza, ma di forza reale.
Gli otto devono imparare a vedere il bambino vulnerabile che si cela in loro, questo vuol dire per loro riconoscere la loro debolezza e la premessa per farlo è la sincerità. L'otto che vede negli altri immediatamente la menzogna, deve imparare a vederla in sé. Di solito non amano guardarsi dentro e scoprire i loro lati teneri, lo vedono negli altri, ma non in sé.
Le donne otto hanno una vita difficile in questa società che accetta il ruolo da macho maschile, mente una donna che si presenta sicura di sé, viene bollata come "femminista". Le donne otto spesso hanno difficoltà ad accettare la loro femminilità o tutto ciò che è "materno".
Gli uomini invece avrebbero bisogno di ritrovare il loro lato femminile invece di delegare il calore e la tenerezza alla donna.

TIPO 8 - Il 'Leader'
 
Ha un forte senso della giustizia
È aggressivo
È autoritario
Dà ordini volentieri
Controlla tutto e tutti
Tende ad imporre il suo potere sugli altri
È provocatorio, litigioso, rissoso
Incute timore
 
NON SOPPORTA
La debolezza
Le ingiustizie
L'ipocrisia
 
INFANZIA
Ha subito soprusi e ingiustizie (gli 8 spesso provengono da ghetti, o da famiglie molto abusanti).
 
PENSA:
Devo essere 'cattivo' perché essere buoni significa debolezza
 
PECCATO
La lussuria
 
TRAPPOLA
La vendetta e la ritorsione, la punizione del "colpevole"

postato da: mariluaureola alle ore 14:25 | link | commenti (3)
categorie: enneatipo 8

Enneagramma - Il SETTE

Tipo 7
Caratteristiche
Sono epicurei. I sette sono persone che emanano gioia e ottimismo. Sono pronte alla piacevolezza di ogni attimo, sanno meravigliarsi in maniera infantile e sentono la vita come un regalo. Trasmettono l'idea che tutto sia bello e buono e che non ci sia niente di superfluo. Sono piene di idealismo, di piani per il futuro e sanno entusiasmare tutti per questo. Aiutano gli altri a vedere e assaporare gli aspetti belli della vita. Sono compagni allegri, hanno un umorismo contagioso e sanno ridere di sé. Sono attorniati da bambini. A prima vista il sette non ha un aspetto cerebrale, è sciolto, ironico, fantasioso, solare, giocoso, ma un giorno si accorgono che questo è un atteggiamento che serve anche a proteggerlo dagli attacchi, dalle paure, dai dolori.
È l'eterno bambino (Peter Pan; Mercurio). Verrebbe voglia di gridare loro: "Torna con i piedi per terra! Non tutto nella vita è divertente, spiritoso e facile!"
Sono avidi di novità, è come se ciò che hanno non fosse mai abbastanza. Hanno di bisogno di cambiamenti, stimoli, nuove esperienze. Devono provare sempre nuove possibilità di manifestare la loro "gioia di vivere". Nel loro calendario hanno sempre nuovi appuntamenti belli ed eccitanti. I compiti spiacevoli vengono rimandati o ignorati volentieri. Sono maniaci dell'adrenalina. Amano la fantascienza, il futurismo, la fantasy, in genere amano tutto ciò che li porta fuori dal presente che spesso è spiacevole.
I sette sono degli ottimisti e spesso stanno accanto ai "pessimisti di professione", l'ottimismo e il pessimismo sono entrambi meccanismi spirituali per venire a capo dei pericoli della vita. Hanno bisogno di "buone vibrazioni", sanno rallegrare gli altri, ma a volte cercano di "raggirare" le persone che soffrono perché non riescono a sopportare la sofferenza. A volte lo stesso sette sa che dietro le sue maschere si cela la tristezza della quale ha paura. Vorrebbe essere "smascherato" e che il suo dolore fosse preso "sul serio", ma risulta difficile dato come si pongono nei confronti degli altri.
Hanno problemi di peso spesso e odiano le diete (fanno soffrire), hanno un debole per i dolci.
Meccanismo di difesa
Uno dei suoi meccanismi di difesa è la razionalizzazione. Rimuove i pensieri di supposte ingiustizie del sistema economico mondiale dicendosi, per esempio, che i poveri non sarebbero più felici se noi rinunciassimo al nostro denaro e alle nostre possibilità. Rifiuta il dolore di una separazione adeguandosi rapidamente agli aspetti positivi della nuova situazione. I sette vivono in un mondo dove "non si cresce" per non affrontare dolore e difficoltà.
Ciò che fanno per divertirsi "a tutti i costi" è spesso una fuga dagli abissi dolorosi della propria anima. Uno dei metodi più efficaci per evitare il dolore è fare delle battute "ridere nervosamente". La gioia e la spensieratezza di un tipo sette sono solo una copertura ingannevole.
Spesso "bevono" come mezzo di fuga dalla realtà o prendono farmaci e droghe per lenire il dolore.
Le domande del tipo sette
"Dove e come posso divertirmi?"
Il motto dei sette
"Meraviglioso! Eccezionale! Super! Che classe! Da impazzire! Non vedo l'ora!"
"Voglio essere felice, voglio gioire della vita!" - "Tanto tutto si rimette a posto!"
"Non è poi tanto grave!" - "Don't worry, be happy!" - "Ridi pagliaccio!"- "Di più e sempre meglio!"
Infanzia dei tipi sette
Molti sette hanno fatto esperienze traumatiche nell'infanzia che non vogliono più ripetere, quindi hanno sviluppato una doppia strategia: 1) hanno represso le loro esperienze negative e dolorose (sminuiscono le loro esperienze negative "Dove non ci sono difficoltà? Non bisogna lasciarsi abbattere!") 2) hanno agito nella loro testa pianificando la loro vita in modo che ogni giorno promettesse più gioia che dolore. Questa, nella nostra società, è la strada più comoda per proteggersi dalle difficoltà.
Il tipo sette irredento
Tende ad essere superficiale, perché vuole lasciarsi "aperte" tutte le possibilità e sfuggono inconsciamente al compito di concedersi troppo profondamente a una cosa o a una persona. Se si dedicassero profondamente a qualcosa emergerebbero i loro limiti e questo sarebbe doloroso. Sono abili nell'arte di "bleffare" pur essendo dilettanti a tutto tondo, danno l'impressione di essere dotati per più cose e di sapere tutto e di chiunque. Corre il rischio di un'inflazione dell'ego di una visione eccessivamente "positiva" della propria persona. Al tipo sette risulta difficile occuparsi di problemi emotivi propri o altrui: i sette sono infelici se gli altri sono infelici.
La tentazione
La tentazione del tipo sette si chiama idealismo e ha molteplici aspetti. Il sette deve essere sicuro di impegnarsi per una cosa buona che renda felici lui e altre persone.
Personaggi
Mary Poppins. Mozart. Re Salomone (965-926 a.C.).
S. Francesco d'Assisi (1182-1226): all'inizio della sua vita era stato il re delle feste e dei divertimenti. Man mano che si accorse di essere in fuga da se stesso si ritirò e si ammalò. L'incontro decisivo fu quello con un lebbroso (i sette hanno un'avversione naturale contro tutto ciò che puzza, è sporco, è brutto). Francesco superò l'avversione accettando il brutto, abbracciando il dolore. La sua conversione avviene facendo il contrario di ciò che gli veniva naturale (essere burlone, gaio). Lui muoveva nella direzione opposta, ciò lo portò alla sua immensa povertà. «Di meno è di più!» egli volle essere "il più povero" mentre tutti gli altri volevano diventare ricchi. Molti racconti testimoniano che fino alla fine il tema della sua vita fu la ricerca della «perfetta letizia». Sapeva gioire dei fiori e degli uccelli, sapeva addirittura salutare la morte come "sorella, amica".
Peccato radicale
Il peccato dei sette è l'ingordigia oppure l'intemperanza. Dal loro motto: "Di più e sempre meglio" ne deriva che i sette esagerano in tutto: mangiare di più, bere di più, fumare di più, lavorare di più, fare sesso di più, intraprendere più progetti, cercare sempre più riconoscimenti, abitare in case sempre più belle, comprare di più, possedere di più. Hanno un'esigenza eccessiva di divertimento, gioia, piacere. I sette hanno il dono di "gonfiare" un avvenimento per renderlo più bello, più interessante, vedono prima degli altri l'aspetto comico della situazione. Sono troppo spiritosi. Molti parlano troppo così come tendono a fare tutto troppo.
Frutto dello Spirito o virtù
Il dono del sette è la sobrietà, si tratta di non favorire la gioia a spese del realismo. La gioia sobria è la gioia di fronte a tutte le difficoltà dell'esistenza e malgrado esse. La sobrietà è quella che fa la differenza tra l'ottimismo superficiale e la speranza profonda.
Mestieri
Hanno spesso difficoltà a decidere per una determinata carriera e spesso svolgono più lavoretti interessanti contemporaneamente.
Preferiscono svolgere un'attività come liberi professionisti, oppure in un gruppo che funzioni bene, perché sono anti-autorità e soffrono se vengono limitati dai superiori.
Le relazioni
Hanno difficoltà a vedere i lati "ombra" di una relazione o di se stessi perché rifiutano che tutto non sia "bello" come loro vogliono che sia.
L'animale
La scimmia (che salta di albero in albero) e la farfalla (rappresenta la metamorfosi: la bellezza e la leggerezza del sette redento)
La nazione
L'Irlanda e il Brasile sono le nazioni de tipo sette. Ogni 4 case in Irlanda c'è un pub. La veglia funebre irlandese consiste nel cantare e ballare in presenza del morto. È l'unico Paese dove il whisky viene offerto già alle nove del mattino.
Il Brasile è l'esempio di quanto un Paese possa contemporaneamente essere molto ricco e molto povero. La povertà e la ricchezza sono unite nel Carnevale, in cui vengono dimenticate tutte le necessità e le preoccupazioni.
Il colore
Il colore dei sette è il verde che simboleggia vitalità e gioia di vivere, salute e benessere. Il verde simboleggia anche l'immaturità. Il verde ricorda ai sette che deve "maturare" per raccogliere il frutto della sua vita.
Conversione e redenzione
Se in sette vuole essere liberato da se stesso deve imparare a fare tutto "meno", bere meno, mangiare meno, parlare meno, ecc.
L'invito ai sette è: cooperazione con Dio. Se collabora con Dio: affronta la realtà del mondo che è sempre un misto di gioia e di dolore, accetta ambedue gli aspetti della vita. È capace di portare gioia e speranza dove regna l'afflizione. È il passo dall'idealismo ad un realismo desto. Il dono del sette redento è la gioia sobria.
Compito di vita
Lasciarsi andare al "dolore". Impegnarsi seriamente. Raggiungere una profonda accettazione di sé per scoprire che vengono accettati da Dio e non solo per illusione loro lato raggiante. Devono imparare a vivere realisticamente nel presente bello e doloroso, invece di sfuggire nel futuro o nel passato. Dovrebbero imparare a godersi le cose semplici semplicemente (stare in spiaggia a godersi il sole senza walkman, blocco degli appunti, PC portatile, ecc. devono imparare a superare la paura eccessiva del dolore fisico e spirituale. In questo può aiutarli la meditazione, affrontando il loro lato oscuro. La malattia o la limitazione potrebbero essere loro di aiuto per frenare gli eccessi. Deve rallentare la vita, interrompere il chiacchierio continuo e accettarne la parte brutta e difficile.

TIPO 7 - Il 'Tuttofare'
 
Emana gioia e ottimismo
ama giocare e divertirsi
É un entusiasta
Vuole avere "più" di tutto
non vuole crescere (Peter Pan)
Spesso ha problemi di peso (odia le diete)
Vive di 'eccessi'
 
INFANZIA
Molti sette hanno fatto esperienze traumatiche e dolorose nell'infanzia che non vogliono ripetere
 
NON SOPPORTA
Il dolore e la sofferenza
 
PENSA
Voglio essere felice, voglio godermi la vita il più possibile
 
CHIEDE
Sarò abbastanza simpatico?
 
PECCATO
L'ingordigia, l'intemperanza
 
TRAPPOLA
Idealismo, superficialità

postato da: mariluaureola alle ore 14:24 | link | commenti (3)
categorie: enneatipo 7

Enneagramma - Il SEI

Tipo 6
Caratteristiche
Ha grandi doni: è cooperativo, ha spirito di gruppo, è affidabile, è fedele. I sei sono spesso molto originali e spiritosi (a volte hanno un umorismo scurrile). Si impegnano anima e cuore per le persone che amano.
Si guardano intorno alla ricerca di una figura di "autorità", di qualcuno che offra loro sicurezza. Per sentirsi sicuro ha bisogno di appoggiarsi ad una istituzione (Chiesa, partito politico, lo Stato, la scienza) oppure di un libro (il Codice, la Bibbia, ecc.). i sei anelano alla sicurezza, non vogliono affrontare imprevisti, vogliono un mondo in bianco e nero. Sanno accettare le lodi con difficoltà, vi sospettano un trucco per adescarli. Essendo pessimisti, tendono a proiettare sugli altri pensieri di inimicizia, odio, tale atteggiamento porta al meccanismo del capro espiatorio.
Ogni comunità o gruppo che abbia dei sei nelle sue file può contare sulla loro lealtà, dedizione e disponibilità a prendersi responsabilità. Del resto loro si aspettano lo stesso dai superiori e dai colleghi. Ma la dedizione può trasformarsi in ribellione se l'altro fallisce le aspettative del sei. Sentendosi anch'essi spesso calpestati e svantaggiati, possono diventare combattenti appassionati nel nome degli oppressi.
Meccanismo di difesa
Sono attenti, timorosi, diffidenti. Fiutano continuamente il pericolo.
Il tipo fobico
È attento, tentennante e sospettoso. Ha difficoltà a fidarsi di se stesso e dei propri "istinti". Evita il pericolo. Se si imbatte in un "capo" si lascia guidare.
Il tipo controfobico
Può causare grossi danni a sé e agli altri. Nei casi estremi può diventare sostenitore del Ku-Klux_Klan, estremista di destra, neonazista o membro di bande. Cerca situazioni rischiose e si impegna in discipline sportive pericolose come l'alpinismo o l'automobilismo. Perché preferisce la "fuga in avanti" invece di tormentarsi con le proprie paure. Elimina la paura (che è il suo vero motore) e la compensa con durezza, forza e ardimento imposti.
Il filosofo Ledergerber ha descritto 3 modi di fuga dalla paura:
1.       Fuga in avanti: aggressione
2.       Fuga all'indietro: rinuncia alla vita
3.       Fuga all'esterno: operazioni sostitutive (azioni forzate, manie)
I controfobici non hanno alcun accesso al timore che li domina. Non hanno bisogno di un motivo per andare su tutte le furie. Sopportano poco la critica.
 
Le domande del tipo sei
"Sto facendo la cosa giusta? Chi mi può dire quel è la cosa giusta da fare?"
Il motto dei sei
"Il mondo è pericoloso; bisogna stare in guardia".
Infanzia dei tipi sei
Alcuni avevano genitori incontrollati, imprevedibili, violenti oppure sentimentalmente freddi. Molti sono stati puniti senza un motivo tangibile.
Il tipo sei irredento
I tipi sei irredenti evitano i "comportamenti sbagliati", le "devianze", si attengono scrupolosamente a leggi, norme, regole e fanno attenzione che nessuno rompa i patti stabiliti.
La tentazione
La tentazione del tipo sei è il suo continuo tendere alla «sicurezza». Ha la tendenza al fondamentalismo, sia di stampo islamico, cristiano, scientifico, rosso o nero. Tutti i fondamentalisti hanno bisogno di una sorgente "infallibile" di verità.
Personaggi
Il personaggio di "provaci ancora Sam" di Woody Allen.
La chiesa cattolica è formata da tipi sei (timore di Dio, del peccato, della sessualità, del corpo, ecc).
Nella chiesa il tipo sei controfobico è rappresentato dall'apostolo Pietro, devoto al suo Maestro, pronto a morire per lui. Nei momenti di pericolo entra in azione "fuga in avanti" e alla cattura di Gesù mozza un orecchio a un servo del sommo sacerdote, ma poco dopo fallisce e per paura lo rinnega.
Peccato radicale
La paura. (che spesso viene nascosto dietro parole quali ubbidienza, ragionevolezza). In realtà la vera ubbidienza scaturisce dalla libertà di ascoltare, prendere una decisione di coscienza e magari dire "no!" la falsa ubbidienza è il frutto marcio della paura. La paura si trova nell'ambito della "testa", le persone possedute da paura hanno idee cervellotiche, nella loro mente hanno una mappa di scenari apocalittici che potrebbero succedere. (ciò si ripercuote sullo stomaco, ma il punto di partenza è la testa).
Limiti
Nel peggiore dei casi l'energia del sei produce il tipo "nazista", colui che pretende che la realtà sia così come lui ne ha bisogno e che è pronto ad eseguire qualsiasi ordine che venga dall'alto.
Sono pessimisti. Poco prima di un esame possono essere colpiti dalla paura paralizzante di fallire. Creano a volte loro stessi situazioni in cui perdono. Hanno paura del successo e lo sfuggono. Sono dei noti "perdenti"
La trappola
La trappola del tipo sei fobico è la codardia, del tipo sei controfobico è la temerarietà. Tutti i sei sopravvalutano le autorità e contemporaneamente diffidano di loro. Nel più profondo del loro io si sentono deboli e indifesi. Ciò li può portare ad unirsi ad altri diseredati per sentirsi "forti insieme".
Frutto dello Spirito o virtù
Il dono del sei è il coraggio. Nel momento della crisi il sei può superare la paura più facilmente di chiunque altro. Ha combattuto un'intera vita per superarla e prima o poi riesce a comportarsi in maniera eroica. Un altro dono del sei è il loro sesto senso.
Mestieri
Dato che cercano gerarchie, autorità e sicurezza, tra i sei ci sono molti militaristi esaltati. La legge e tutto ciò che la riguarda affascina molto i sei e molti di loro scelgono mestieri che la riguardino: giudici, avvocati, investigatori, commissari, poliziotti, scrittori di gialli e criminali.
Le relazioni
È fedele e ha sentimenti calorosi e profondi di amicizia.
L'animale
Il sei fobico viene rappresentato come la lepre fuggiasca, topo grigio pauroso e capriolo. Simboli del sei controfobico sono: il lupo (che ha bisogno della protezione del branco), il fedele pastore tedesco il ratto (l'attacco).
La nazione
La nazione del sei è la Germania. Il senso del dovere e l'obbedienza cieca agli ordini per paura. "Tutto ciò che incute paura è minaccioso e quindi deve essere represso", questa idea ha portato i tedeschi alla seconda guerra mondiale.
Il colore
Il marrone-beige è un colore che non dà nell'occhio, non riluce di luce propria e si adatta al suo ambiente. Il colore della corteccia dell'albero che lo protegge dai pericoli. Humus (terra) e humilitas (umiltà), il colore della terra e l'umiltà, ecco perché le tuniche dei frati sono marroni.
Conversione e redenzione
I sei redenti sanno essere fedeli e allo stesso tempo sanno percorrere nuovi cammini. Hanno un senso di ciò che è possibile e ciò che non lo è. Hanno un sesto senso per i pericoli e scoprono ben presto i punti deboli di un progetto. Sanno essere previdenti e coraggiosi se si tratta di aprire nuove strade.
L'invito al tipo sei si chiama fede: una relazione di fiducia tra l'uomo e Dio. Dio crede in noi!
Compito di vita
Uno dei compiti di vita del sei è imparare a liberarsi dall'essere continuamente influenzato da persone autorevoli e di prendersi la responsabilità della propria vita e dei propri sentimenti.
Come prima cosa deve imparare a riconoscere la sua paura e a chiamarla per nome, in modo da poterla sconfiggere. Devono anche imparare a liberarsi dalle loro idee cervellotiche. Nel loro cammino evolutivo spirituale non devono chiedersi: "Recito le preghiere giuste? Le recito nella maniera giusta?"
Una via spirituale che aiuti i sei a liberarsi dalle loro costrizioni dovrebbe portarli a rafforzare la fiducia personale in Dio e in se stessi. Sviluppare una relazione intima con un Dio personale, al Quale ci si possa abbandonare. Per raggiungere ciò è utile cercare una comunità nel quale il gruppo si apra comunicando anche le proprie paure e i loro sentimenti concreti.
Il sei può farsi aiutare dagli amici o dal gruppo a controllare le sue "idee cervellotiche" per verificarne la plausibilità.
I sei devono esercitarsi a prendere decisioni senza chiedere il «permesso» a chi rappresenta l'autorità. Devono esercitarsi a ricordare i loro successi personali. Può essere loro utile praticare arti marziali quali judo e taek won do per esercitarsi a reagire spontaneamente partendo dallo stomaco, senza scandagliare mentalmente in anticipo la situazione.
La cosa più importante è che il sei scopra da solo ciò che è bene per lui.
Anche l'umorismo e la capacità di ridere delle proprie paure può allontanare il timore. Dove si ride di cuore la paura non può resistere a lungo.
I sei hanno bisogno di spazi sicuri di paura, nei quali non debbano difendersi, nei quali possano sentirsi accettati per ciò che sono. Hanno bisogno di un Dio insieme "buono" e "cattivo" che conceda loro errori e debolezze. L'esperienza dell'amore incondizionato è l'unica cosa che alla lunga può essere più forte della paura. Dove c'è amore non c'è paura.

TIPO 6: Il 'Lealista'
 
Ha spirito di gruppo
È affidabile e fedele
È ligio alle regole
È tendenzialmente pessimista
Non si fida degli altri
È timoroso e diffidente
È sospettoso
 
Oppure: (Il tipo 'controfobico')
È estremista
Provocatorio
Temerario, amante del rischio
 
NON SOPPORTA
Chi non si attiene alle leggi, alle regole
Le devianze
 
INFANZIA
Aveva genitori incontrollati, imprevedibili, violenti oppure sentimentalmente freddi. Può essere stato punito spesso senza un motivo giusto.
 
PENSA:
Non posso fidarmi di nessuno, neanche di me stesso
 
Il PECCATO
La paura
 
TRAPPOLA
La codardia o la temerarietà
 

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categorie: enneatipo 6

Enneagramma - Il TRE

Tipo 3
Caratteristiche
Gli riesce facile assolvere compiti in maniera efficiente e competente, porsi mete personali e raggiungerle, entusiasmare altre persone e motivarle. Possono diventare molto influenti e portare al successo i progetti in cui credono, attraverso la forza dei loro argomenti." I tre hanno idealizzato il successo, il loro motto è: "Sono bravo se vinco!" sono esibizionisti, carrieristi, arrampicatori sociali. Possono indossare qualsiasi maschera, sono ottimi attori. La vita dei tre è una lotta di concorrenza, si tratta di vincere o di perdere.
Molti tipi tre sono attraenti, ottimisti, giovanili, intelligenti, dinamici e produttivi. In verità niente capita loro per caso, lavorano "duro" per il successo e fanno in modo che i loro progetti si realizzino applicandovi tutta la loro energia. Non permettono che i loro sforzi vengano notati. Tendono a vedere tutto in maniera positiva e minimizzano gli aspetti problematici di un progetto. Sanno "vendersi" bene e trasmettere messaggi pubblicitari per se stessi, per raccogliere lode, riconoscimento, ammirazione. Itre non possono mai essere lodati abbastanza ma a volte la lode non giunge perché danno un'idea tanto sicura di sé che gli altri pensano che non abbiano bisogno di riconoscimenti.
Appare sempre così "sicuro" che sembra impossibile non avere fiducia in lui.
Le domande del tipo tre
"Mi volete bene? Ho successo? Vengo notato?"
"Che cos'è la verità?"
Infanzia dei tipi tre
I bambini tre spesso non sono stati amati per se stessi, bensì elogiati e ricompensati se avevano successo, se prendevano buoni voti, se avevano vinto al calcio, ecc. i loro genitori dicevano: "Sei bravo! Siamo orgogliosi di te", "Tu puoi farlo! Ce la fai!"
I tre si identifica pienamente nel lavoro, nel suo ruolo, nei suoi progetti, accettano malvolentieri la critica al loro gruppo o alla loro azienda. se crede in qualcosa lo fa senza mezzi termini riuscendo a gettare luce persino sulle parti in ombra.
Il tipo tre irredento
Il «fallimento», non c'è niente di più tragico di un tre senza successo, per lui è traumatico fare i conti con la sconfitta, il fallimento, la perdita. A volte ripuliscono le sconfitte interpretandole come "vittorie parziali"; spesso caricano la colpa su altri, a volte abbandonano i "cocci rotti" per gettarsi in un nuovo progetto. Il tre irredento si sopravvaluta e finisce per credere che tutto ciò che fa sia giusto. Inganna soprattutto se stesso, per questo non riesce a riconoscere neanche lui le sue bugie. Il tre irredento è superficiale.
La tentazione
La «bravura» (efficienza) è la grande tentazione del tipo tre. Il sistema capitalista si basa sul dogma del tre: "Chi si sforza abbastanza può arrivare in alto".
Personaggi
Sanno come servire le masse, si trovano volentieri di fronte a moltitudini di uomini. Ma nel discorso personale sono più insicuri, qui infatti si richiede sincerità, sensibilità, profondità.
Papa Giovanni XXIII. Ronald Regan.
Personaggio biblico: Giacobbe.
Peccato radicale
Il loro peccato radicale è la bugia o l'inganno*. Per vincere rendono più attraente la verità: costruiscono un'immagine che ha un buon aspetto. Raramente si tratta di grosse bugie, sono piuttosto "sottili abbellimenti", la cancellazione di problematici aspetti in ombra, la sottolineatura eccessiva dei vantaggi.
*L'inganno, ovvero la menzogna non è tra i peccati capitali; la loro classificazione come "peccato" deriva dai sufi.
La trappola
La trappola del tre si chiama «vanità». Tutti gli aspetti esteriori (vestiario, status) sono più importanti dell'essenza (sostanza, persona, contenuto).
Frutto dello Spirito o virtù
Il dono, o «frutto dello spirito» è l'altra faccia della menzogna: la verità o sincerità. Un tre redento ha trovato la strada della verità. Potrà trovare la strada di questo dono solo guardando in faccia le proprie menzogne, grandi e piccole, non cercando di coprirle, ma seguendo il doloroso cammino della conoscenza di sé.
Un tre che ha raggiunto la strada della verità può impegnare i suoi grandiosi doni per aiutare altre persone in maniera competente ed efficace e motivarle a scoprire i propri potenziali.
Mestieri
Rappresentanti, venditori, manager, designer, conferenzieri e tutto ciò che ha a che fare con mass media e pubblicità. Se un tipo tre è «solo» una casalinga, allora è una «super casalinga» e «super-madre». Possono vendere di tutto perché prima di tutto ti vendono se stessi.
Le relazioni
Nelle relazioni svolgono il ruolo dell'amante o dell'amato/a. sanno essere romantici quando è consigliato, il romanticismo e sensuali quando è consigliata la sensualità. Si adattano perfettamente al prototipo del gruppo di relazioni a cui appartengono.
I tre anelano non solo alla lode e al riconoscimento, ma anche al vero amore. Ricevono tanti applausi per i loro successi che alla fine si convincono che sia tutto ciò che desiderano finché capiscono che esiste anche l'amore incondizionato, immeritato.
L'animale
Il primo animale simbolico del tipo tre è il camaleonte, infatti sanno adattarsi alle attese del loro ambiente e usano molteplici maschere e ruoli. Il secondo animale simbolico è il pavone, perché con il loro comportamento mirano ad una reazione dell'ambiente e si "pavoneggiano" (anche il due e il quattro hanno il pavone come animale simbolico: il due si propone come il più amorevole e servizievole, il tre recita la parte che ha più <.successo», il quattro si presenta come qualcuno "particolare"). Altro animale simbolico del tre è l'aquila, è il simbolo della velocità, della forza, della resistenza e del rinnovamento.
La nazione
La nazione tre sono gli Stati Uniti. L'intera società statunitense si identifica con questo pensiero: vi si ammirano i vincitori e si disprezzano i perdenti. Anche la religione viene vista come «consumismo spirituale» di predicatori televisivi americani: Gesù viene venduto come ricetta per il successo. Negli USA i tipi tre diventano manager, vescovi e presidenti. Gli USA hanno difficoltà a capire le menzogne del loro sistema e viene loro difficile ammettere un errore. La loro immagine nel mondo è superficiale e vuota, ma loro non possono né vogliono vedersi così.
Il colore
Il colore del tre è il giallo semaforo che cattura l'occhio, risulta penetrante e dinamico, è eccentrico e radioso (luce).
Conversione e redenzione
L'invito al tipo tre è la speranza. solo una speranza che oltrepassa i successi superficiali aiuta il tre a diventare più profondo e a sopportare il fallimento momentaneo. Speranza significa anche: non fondare la vita sui propri obiettivi, bensì basarsi sulla volontà di Dio e sugli ampi obiettivi del Regno di Dio. THINK BIG! PENSA IN GRANDE! Gesù dice "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi verrò dato in aggiunta!". I tre devono lavorare per acquisire profondità. Poiché il classico tre persegue sempre qualche progetto (a volte tre o quattro contemporaneamente), il mondo interiore viene troppo spesso dimenticato.
Per essere redenti i tre come i due devono imparare a stare soli. Hanno bisogno di un luogo di silenzio e di isolamento, dove non esiste né applauso né ammirazione. I «farmaci» sono la preghiera contemplativa e la meditazione silenziosa. Il tre quando incomincia a scoprire il suo mondo interiore ne fa un progetto: Vuole meditare con successo. Finché non si accorge che si tratta di non fare niente, di non provare niente: semplicemente di esserci. Gli occorrerà molta pazienza.
Nel silenzio il tre deve affrontare autocriticamente la propria insincerità e l'anelito al successo. Deve digerire i suoi lati d'ombra, il fallimento, le sue sconfitte, invece di sfuggirle. Ammettere: "Ho fallito! Ero in torto! Ho mentito!" costa loro grossi sforzi di volontà. A volte significa anche l'addio alla comprensione e all'approvazione dell'ambiente circostante.
Compito di vita
1.       Sentire la malattia come segnale e opportunità di cambiamento. Deve imparare a restare fermo ogni tanto e a interrompere la continua caccia a nuovi successi e progetti. Quindi deve imparare a percepire il proprio corpo e a occuparsi dei suoi sogni.
2.       Sentire la voce dei propri sentimenti.
3.       Deve imparare a non concedersi nemmeno irrilevanti deviazioni dalla verità.
4.       Deve guardarsi da una fantasia iperattiva occupata sempre in nuovi progetti e imporsi compiti per cui sia necessario un lavoro paziente e minuzioso e dove non ci si possa aspettare risultati rapidi.
5.       Deve imparare a cercare la "briciola" di verità in ogni critica.
6.       Deve saper affrontare il fallimento: Dio fa delle nostre sconfitte le sue vittorie.
7.       Il tre si libera quando comincia a sperare nell'operato superiore e non manipolabile di Dio. Affronta onestamente il proprio vuoto interiore e il desiderio d'amore. Rinuncia alla sicurezza attraverso lo status, il denaro, il potere. Rinuncia a costruire il proprio regno perché spera nella venuta del regno di Dio.

TIPO 3:
 
È attraente, magnetico, carismatico, accattivante
Ottimista
Giovanile
Esibizionista
Produttivo
efficiente
Iperattivo
Camaleontico: recita se stesso
 
NON SOPPORTA
L'inefficienza e il fallimento
 
INFANZIA
Si è sentito amato perché era "bravo" a scuola, nello sport, ecc.
 
PENSA:
"Devo essere bravo ed efficiente in tutto ciò che faccio"
 
CHIEDE
Sono abbastanza bravo? È andata bene? Vi è piaciuto quello che ho fatto?
 
PECCATO
La menzogna
 
TRAPPOLA
La vanità, l'immagine

postato da: mariluaureola alle ore 14:21 | link | commenti
categorie: enneatipo 3

enneagramma - I tipi

Tipo 2
Caratteristiche
Positive:
Gli appartenenti a questo tipo mettono i loro doni al servizio degli altri e si curano della loro salute, alimentazione, educazione, benessere. Comunicano una tale approvazione e stima da aiutare gli altri a credere nel proprio valore.
Sanno essere accanto agli altri quando questi devono sopportare dolore e sofferenza o conflitti e comunicano che sono lì per loro e che li accettano.
Si sacrificano per il benessere altrui, sono benefattori, donano se stessi e aiutano. Fanno le coccole volentieri, parlano volentieri d'amore. Desiderano ardentemente essere amati e amare e poter vivere con la persona che amano.
Hanno spesso un largo giro di amicizie e definiscono assai spesso le persone "amiche". Hanno la tendenza a dare buoni consigli e sono orgogliosi di essere importanti per i loro amici.
Meno "buone":
Sono civettuoli e hanno sempre bisogno di riconoscenza. Sono piagnucolosi, perché sono sentimentali e sensibili all'eccesso. Hanno la tendenza a sentirsi "martiri" e "vittime". I due hanno un io "multiplo" e "camaleontico", si adeguano di volta in volta alle esigenze altrui.
Infanzia dei tipi due
Molti hanno avuto un'infanzia che sembrava loro grigia e triste, mancavano di una vera sicurezza e della sensazione di avere una casa. Altri dicono di avere sono avuto amore condizionato, l'amore doveva essere acquisito solo attraverso un buon comportamento. Avevano la sensazione di doversi rendere utili per essere notati e amati.
Messaggio e motivazione
Il messaggio che si dice il due è: "Io vengo amato se sono tenero, comprensivo e servizievole e metto da parte le mie esigenze".
Quello che dice agli altri è: "Notami! Accarezzami! Ma soprattutto: "Abbi bisogno di me!" Essi hanno bisogno di essere usati. È così che possono essere manipolati, basta dire loro: "Ho bisogno di te" e anche se non hanno energia né tempo si fanno in quattro per aiutarti.
L'immagine è quella della "madre chioccia" che protegge i suoi piccoli e fa in modo di essere utilizzata da loro, ma guai se non ne consegue un ringraziamento: "Come potete farmi questo, dopo tutto quello che ho fatto per voi!" Un altro esempio di due è la perpetua dei parroci.
Il tipo due vizia e riempie di cure le persone senza che ciò sia richiesto né desiderato. Se gli altri invece di contraccambiare questo "amore" prendono le distanze, perché i due sono diventati troppo invadenti, allora essi si sentono ingannati e usati.
Il due, come il tre e il quattro sono rivolti all'esterno e il loro benessere dipende dall'essere o meno approvati dal loro ambiente.
I due si interessano ardentemente dei problemi altrui ma loro non si affidano a nessuno, hanno vergogna di mostrare i loro bisogni, hanno paura di non venire capiti o di essere rifiutati e anche la sensazione: "Nessuno mi può sopportare!". Si lasciano andare solo se sono sicuri di essere accettati, hanno quindi bisogno di almeno una persona in cui riporre la loro fiducia. I due hanno bisogno di molta approvazione e di "amore morbido".
Nel gruppo dei due si trovano più donne che uomini. Molte donne si distruggono per un uomo, chiamano "amore" questa ossessione, si ammalano fisicamente e spiritualmente, ma non lasciano la presa.
Tentazione
La grande tentazione del tipo due consiste nell'aiutare continuamente gli altri e in questo modo sfuggire a se stesso. I due immaturi hanno difficoltà a trovare il loro centro, se sono da soli non sanno più cosa fare. Temono il "nulla" e rimanere nella loro camera in silenzio a meditare fa loro paura.
Hanno la tendenza a sedurre gli altri (fino a comportamenti neurotici e a maltrattamento di bambini). Dirigono sull'altro tutte le attenzioni che vorrebbero per sé e che non possono ottenere, in tal modo amano solo se stessi. Il loro "altruismo" è la loro maniera legittima di vivere il proprio egoismo.
Il loro dono è al tempo stesso la loro tentazione: chi può aiutare ha potere!
I due anelano, almeno superficialmente, all'unione, quindi a volte si preoccupano di chi potrebbe star bene e con chi e accoppiano le persone tra loro. Oppure possono impedire rapporti se loro stessi temono la perdita di una delle persone coinvolte.
Molti due leggono volentieri romanzi rosa, perché la vita senza romanticismo non sarebbe così bella.
I due redenti
Hanno imparato ad amare incondizionatamente, senza secondi fini.
Relazioni
Nel rapporto di coppia i due possono essere molto possessivi. A volte si cercano partner deboli e dipendenti (un classico è il rapporto tra un due, solitamente femminile, e un tossicomane): lei lo aiuta, sopporta tutto, lo perdona, gli offre sempre una nuova possibilità. E non si accorge che questo è dannoso per lui perché gli permette di continuare a fare come sempre.
Il due deluso smette improvvisamente di essere caro, mostra le unghie e diventa una furia.
Personaggi ed emblemi
Alla chiesa cristiana viene attribuita un'energia due.
Maria Maddalena, Marta e Giovanni (viene indicato come il discepolo "prediletto" nel Vangelo secondo Giovanni e solo lì) sono le figure bibliche che simboleggiano il tipo due.
Un esempio di due redento è Madre Teresa di Calcutta2
Il peccato radicale
Il peccato dei tipi due è l'orgoglio. L'orgoglio è l'espressione di un "io gonfiato", di un ego sviluppato: "Io sono più buono di tutti voi, tutto il mio amore salverà il mondo. Io mi occuperò di salvarvi con il mio amore. Voi non potrete fare a meno di me." Così i due manipolano gli altri e li rendono dipendenti.
L'orgoglio rende difficile ai due trovare un accesso incondizionato a Dio. Un vero riconoscimento dei peccati è per loro più difficile che per gli altri; significherebbe ammettere l'orgoglio, che a sua volta impedisce questa percezione. Loro non hanno bisogno di Dio, piuttosto è Dio ad avere bisogno di loro, come fa infatti, a salvare il mondo senza di loro? I due si aspettano gratitudine da tutti compreso Dio.
L'aspetto oscuro del due irredento è il falso amore; il loro orgoglio consiste nel considerarlo vero e nell'offendersi se altri lo rifiutano.
Il due redento è invece capace di vero amore che non è più artificialmente «disinteressato», ma segnala le proprie esigenze e i limiti e libera quelli altrui.
Cosa evitare e cosa fare
Il due deve evitare di reprimere le proprie esigenze e proiettarle sugli altri. I due nascondono il fatto che hanno dei bisogni. Hanno paura di ciò che potrebbe accadere, se la loro enorme esigenza di calore e amore e vicinanza dovesse rendersi autonoma e finire fuori controllo.
Devono evitare di reprimere gli impulsi e i sentimenti negativi, soprattutto nel campo dell'aggressività e della sessualità. Ammettere chiaro e tondo "Tu mi piaci!" riesce loro difficile.
Un due offeso può avvelenare l'atmosfera di un intero gruppo senza dire una parola.
I due devono fare attenzione a: vergogna e bisogno di scaricare le colpe. Non appena hanno la sensazione di avere la peggio, hanno bisogno di trovare un capro espiatorio. I due possono odiare con la stessa intensità con cui possono amare.
I due devono imparare a dire di "no" e a formulare chiaro e tondo le loro esigenze.
Nel servizio e nella dedizione vengono alla luce il loro lato manipolativo e il loro lato migliore. Ogni tanto devono chiudere il rubinetto, negarsi alla gente e restare soli con se stessi.
Le esigenze
Sono di natura emotiva: tenerezza, sesso, devozione. Mangiare, comprare fino allo stordimento. Alcuni due sono "cioccolato-dipendenti" ("devo premiarmi, questo me lo sono guadagnato!"
Molti due hanno problemi di peso. Si tratta di «grasso del dispiacere» provocato da amore non corrisposto.
La trappola
La trappola del tipo due è la compiacenza e l'adulazione. Nega se stesso per "piacere" agli altri. Si vergogna tanto dei propri bisogni da dover rendere gli altri dipendenti da sé per sviluppare un po' di sicurezza in sé.
Un bel giorno però "scoppiano" e cadono nell'estremo opposto. Vogliono dimostrare a tutti quanto sono indipendenti e lo fanno in modo grottesco.
Molti dei problemi sorgono dalla loro incapacità di dire "no" e per questo promettono più di quanto riescano a mantenere. Poi si arrabbiano con se stessi e si sentono colpevoli.
I due vengono utilizzati sia dai poveri che dai potenti. Il ruolo di guida normalmente li infastidisce perché comporta molta responsabilità. Temono le posizioni esposte e solitarie perché corrono il rischio di critiche.
Frutto dello Spirito o virtù
La virtù o dono dei due è l'umiltà, l'altra faccia dell'orgoglio. Se un due arriva a riconoscere le sue vere motivazioni («do per ricevere») e ad accettarle, assaporarle e digerirle, allora è possibile il cambiamento e la guarigione. Le lacrime di un tipo due sono generalmente lacrime di auto-commiserazione, se riesce invece a piangere lacrime di conoscenza di sé la redenzione è vicina! In quel momento riconosce di aver nuociuto agli altri e di averli feriti, mentre credeva di volere il meglio per loro. ciò è umiliante.
Quando riconosce che l'amore può consistere solo nel prendere parte all'amore di Dio, questa scoperta porta, attraverso un momento di vergogna e di umiliazione profonde alla vera umiltà.
Il falso orgoglio e la falsa umiltà sono fratelli. La vera umiltà è basata su un sano senso del proprio valore. L'umiltà non è altro che orgoglio sanato e «santificato». Un tipo due riconosce il proprio valore e non ha quindi bisogno di essere continuamente confortato. La sua autonomia non è una reazione di stizza, bensì l'espressione dell'identità raggiunta in sé. (e in Dio).
L'animale
Gli animali simbolici del tipo due sono il gatto, l'asino e il cucciolo suggente. Il gatto simbolizza l'ambivalenza del due tra la distanza e la vicinanza. I gatti sono affettuosi e si procurano le coccole se ne hanno voglia, un gatto non può essere addestrato. L'asino è l'animale da soma apparentemente paziente, è anche simbolo dell'umiltà. Prima o poi però è troppo anche per l'asino che può diventare improvvisamente cocciuto. Il cucciolo suggente simbolizza le insistenti dimostrazioni d'amore dei due immaturi. Dopo un po' risultano disgustosi e repellenti, perché sono così esagerati.
La nazione
La nazione del tipo due è l'talia. La caricatura della "grassa mamma italiana" che dirige il clan familiare. Lo sforzo degli uomini italiani per apparire caldi, amabili, affascinanti. L'immagine è più importante dei fatti.
Il colore
Il colore è il rosso. Segnala la vita, la forza e la passione ed è tradizionalmente il colore maschile. Rosso è il colore dell'amore e del martirio.
Conversione e redenzione
L'invito che redime il tipo due è il richiamo della libertà. Il due trova la strada verso la sua libertà solo se può fare e accettare l'esperienza dell'amore incondizionato, che nelle tradizioni religiose viene chiamato "grazia". Un segno dell'arrivo della grazia è la vera riconoscenza. Il due redento non si aspetta più che Dio e il mondo gli siano grati, sa gioire dei piccoli segni di attenzione. Un due liberato lascia libere le altre persone e gioisce se persone delle quali si è occupato una volta vanno in libertà per la propria strada.
Uno dei «compiti di vita» del tipo due è raggiungere un certo grado di concretezza e liberarsi dalla chiacchiera, dalle adulazioni, dalla falsa vicinanza, dalla ricerca continua di conforto.
Deve esercitarsi a servire con discrezione: "Posso fare qualcosa per gli altri che non dia nell'occhio e non venga premiato?" («Mentre fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra», Mt 6,3). È qui la differenza di qualcuno che fa qualcosa per Dio oppure per essere apprezzato quale altruista e ricco di spirito di sacrificio.
Per superare la dipendenza dall'approvazione i due devono provare a sopravvivere a profonde e dolorose esperienze di perdita, con lo scopo di sciogliere relazioni simbiotiche. Solo dopo l'abbandono i tipi due si accorgono di poter stare sulle loro gambe e di poterne essere felici.
Hanno bisogno di un luogo di silenzio e oggettività dove soli, possano fare amicizia con se stessi e riflettere, ovvero usare la testa. I due, infatti tendono a pensare col cuore. Devono imparare a vivere la loro ipersensibilità emotiva, in quanto precipitano in uno stato ansioso appena percepiscono un accenno di rifiuto.
Un due redento è capace d'amore. Chi ha la fortuna di essere amato da un due maturo ha un amante eccezionale, stupendo, un amico da invidiare. Questa persona prova i tuoi dolori con te e si occupa di te, perché sa cosa si sente quando l'animo duole.

TIPO 2
 
Spirito di sacrificio
Dedizione agli altri
Sono benefattori
Altruisti
Sono molto espansivi
Danno buoni consigli
Sono un po' piagnucolosi
Sono sentimentali
Tendono a sentirsi vittime
Tendono a definire "tutti" amici
 
NON SOPPORTA
Chi non ha "bisogno" di lui/lei
Chi è indipendente
 
INFANZIA
Avevano la sensazione di doversi rendere utili per essere notati e amati. Hanno 'dovuto' occuparsi degli altri familiari.
 
PENSA:
C'è "bisogno di me", sono troppo "utile". Non ho tempo per me. Devo 'aiutare' gli altri
 
SI CHIEDE
Sono abbastanza buono? Sono indispensabile? Chi ha bisogno di me?
 
PECCATO
Orgoglio
 
TRAPPOLA
Compiacenza e adulazione
 
NAZIONE: L'Italia

postato da: mariluaureola alle ore 14:17 | link | commenti (1)
categorie: enneatipo 2
mercoledì, 28 giugno 2006

Enneagramma - L'UNO

Tipo UNO
Caratteristiche
Idealisti, spronati da un profondo desiderio di verità, giustizia e ordine morale. Sinceri e corretti, sanno stimolare gli altri a lavorare su se stessi per crescere ulteriormente. Sono spesso insegnanti, guide, impegnati a dare il buon esempio. Non sopportano l'imperfezione propria e altrui. Sono dotati di autocontrollo. Sono consapevoli della responsabilità e dei doveri. Di solito hanno fretta ("il tempo scorre ed io non sono ancora perfetto!"). Sono persone serie e difficilmente si rilassano (C'è sempre qualcosa che può essere migliorato!). Se hanno un hobby di solito è qualcosa di pratico che serve agli altri. Hanno la tendenza a rinnegare se stessi e a punirsi e sanno reprimere i loro sentimenti e le loro esigenze.
Per natura sono asceti e puritani, riesce loro difficile godersi la vita. Sono molto critici
Infanzia dei tipi uno
Fin da piccoli hanno tentato di essere «bambini modello».
Hanno interiorizzato voci del tipo "Sii bravo! Comportati bene! Sforzati! Non essere infantile! Fallo meglio!
Hanno deciso quindi di guadagnarsi l'amore soddisfacendo le attese ed essendo "buoni". Hanno cercato di sviluppare un metro di giudizio su ciò che è buono o cattivo, giusto o sbagliato. Questa voce esigente non tace mai. Spesso uno dei genitori del tipo uno è un moralista, perfezionista o eternamente insoddisfatto.
Il bambino uno è stato privato della sua infanzia, ha dovuto comportarsi spesso come un adulto. A volte deve assumersi la responsabilità di una famiglia a cui è venuto a mancare uno dei genitori e ha assunto il ruolo di esempio per i fratelli minori.
Domanda
Sono abbastanza buono?
Motivazioni
I tipi uno cercano di essere buoni per non essere puniti. Vogliono evitare ad ogni costo che le loro "voci interiori" li condannino. Quindi devono essere pronti al sacrificio, buoni o generosi altrimenti sarebbero condannati.
La loro domanda interiore è "Sei abbastanza buono?"
Al loro interno si svolge costantemente un processo, loro sono contemporaneamente gli avvocati e gli imputati.
Tendono a risparmiare denaro, ma non sempre per "darlo ai poveri". Moralmente si dicono che è meglio "risparmiare" che "spendere".
Tengono la casa in perfetto ordine e pulitissima, perché le loro voci interiori sono convinte che la pulizia è buona mentre la sporcizia è cattiva.
La loro voce interiore indaga costantemente sui loro motivi: "Che cosa c'è dietro le opere buone? Tu lo fai solo per ben figurare di fronte a te, agli altri, a Dio!"
La tentazione
La ricerca della perfezione è la tentazione dei tipi uno. Se vedono qualcosa che ritengono anche solo per un momento "perfetta" si esaltano, ma non appena riconoscono lacune o difetti ne sono delusi.
I tipi uno sono perennemente frustrati, perché la vita e gli uomini non sono così come dovrebbero essere. In particolare sono delusi della loro imperfezione. Per questo sono attratti dal cammino religioso, Dio è perfetto!
Personaggi
I personaggi uno rappresentano l'ideale riformatore degli uno, incarnano il sogno di un mondo più perfetto e di una società più umana.
Calvino, il padre dei puritani era un tipo uno.
Martin Lutero (1483-1546) era un giovane monaco iracondo che anelava all'amore incondizionato di Dio. La sua ira si dirigeva verso la chiesa cattolica di allora.
San Giorgio
San Paolo
San Ignazio di Loyola (1491-1556) fondatore dei gesuiti.
L'arcangelo Michele
Dostoevskij e Tolstoj
Michail Gorbaciov
Lucy (sorella di Linus, è la controparte di Charlie Brown, continuamente impegnata a cambiare il mondo intero e in particolare l'eterno perdente Charlie Brown))
Peccato radicale
Il peccato radicale del tipo uno è l'ira. Essi devono superare alcuni ostacoli per giungere alla pace. Se infatti tentano di calmarsi, tanto più forte cominciano a parlare le voci interiori. Devono quindi imparare a raggiungere la calma per accettare (questo è il loro vero compito e cosa che a loro risulta molto difficile) il mondo. Principalmente gli uno sono adirati con se stessi, infatti si vergognano della loro ira. Non ammettono di essere aggressivi, perché la rabbia è qualcosa di "imperfetto". "I bambini perfetti non sono furiosi!"
«Io non sono irritato con te, ma in fondo avrei una ragione, per questo e quest'altro…». Il meccanismo di difesa degli uno per non mostrare la loro rabbia si chiama controllo delle reazioni. Quindi sono delle "pentole a pressione" ambulanti, ribollono di astio represso.
Difetti
Non amano essere contraddetti. Sono leggermente pedanti, parlano sempre con l'indice alzato, criticano tutto. Possono risultare arroganti e pieni di sé.
Ci sono anche tipi uno che conducono una doppia vita, uno irredenti sono farisei e ipocriti, predicano bene e razzolano male.
Hanno difficoltà a prendere decisioni importanti (potrebbero fare un errore…).
La trappola
La trappola dalla quale devono liberarsi è la sensibilità. Devono imparare ad accettare sé e gli altri invece di esprimere giudizio su tutto e su tutti.
Emanano una vibrazione di giudizio e di negatività.
Frutto dello Spirito o virtù
Il dono degli uno redenti è la serena tranquillità. Per raggiungerla si aiutano con la preghiera, l'amore e la natura. Pregando si liberano dalle voci del dovere e della responsabilità e si lasciano andare a Dio, ciò li conduce all'Amore che è il vero vincolo della perfezione. La natura, Dio, L'amore sono perfetti. Per questo i tipi uno amano la natura, coltivano fiori, lavorano volentieri in giardino o amano passeggiare nei boschi e si sentono a loro agio nei movimenti ecologisti.
Oltre alla tranquillità del tipo redento, i tipi uno hanno anche altri doni se hanno raggiunto un certo grado di maturità interiore. Sono razionali, giusti, equilibrati, per questo sono buoni insegnanti.
Mestieri
Insegnanti, ragionieri, giardinieri, parroci
Le relazioni
L'uno si innamora di una persona che ai suoi occhi è completa, ma non appena si mostrano i primi lati deboli comincia a criticare l'altro in modo da cambiarlo. Non ha comprensione se l'altro non si sforza seriamente di diventare migliore. Se questa persona ammette i propri errori sinceramente e promette di migliorarsi e prova a fatti che vuole cambiare, allora l'uno è pronto a perdonare generosamente, sebbene raramente lo fa senza condizioni.
L'animale
L'animale che si attribuisce all'uno irredento è il Terrier, che abbaia ed è sempre aggressivo. Le formiche e le api invece simboleggiano la sua diligenza.
La nazione
La nazione è l'ex Unione Sovietica
Il colore
Il colore è l'argento, che è un colore freddo, sobrio e chiaro. Rappresenta la luce lunare che prende lo splendore dal Sole (l'ideale supremo).
Conversione e redenzione
I tipi uno devono imparare che non esiste solo una via giusta, ma che "molte sono le strade che portano a Roma". Quindi devono scendere a patti con la loro ira e riconoscerla prima di esprimere giudizi su di sé e sugli altri.
La libertà degli uno consiste nel poter ridere di se stessi. Nel profondo l'uno vive l'ideale del bene, del vero e del bello. Gli uno devono smettere di volete tutto o niente. Hanno bisogno di quella completezza che si trova solo in Dio.
L'invito è la crescita.
Compiti di vita
Lo studio, il dovere, l'ordine, lasciare per una volta il miglioramento del mondo e giocare, festeggiare, godere la vita. La serena letizia della vita la può imparare dal gioioso sette.

TIPO 1 SI RICOSCE PER:
 
Perfezionismo
amore esagerato per ordine e pulizia
correttezza
sincerità
senso pratico
autocontrollo
serietà, inflessibilità,
critica pungente e giudizio
pedanteria, pignoleria
 
ODIA
Il pressapochismo,
l'imprecisione,
il disordine
 
INFANZIA
Ha creduto di dover essere "buono" per essere amato. Ha avuto genitori critici ed esigenti
 
PENSA DI SÉ
"Non sono perfetto come posso fare ad esserlo?"
 
CHIEDE
Ho ragione?
 
PECCATO
Ira
 
TRAPPOLA
Giudizio, critica, ipersensibilità all'imperfezione.
 
NAZIONE: Russia

postato da: mariluaureola alle ore 13:41 | link | commenti (7)
categorie: enneatipo 1
lunedì, 26 giugno 2006

Enneagramma - Il Cinque


Tipo 5
Caratteristiche
Pensa prima di agire e possiede un certa obiettività. I cinque sono scopritori di nuove idee, ricercatori, inventori. Curiosi, interessati a sondare le cose nel dettaglio. Possono essere menti originali e profonde. Sono buoni ascoltatori, perché prestano attenzione. Posseggono una tranquilla forza interiore, sono sensibili, amabili, cortesi e teneri.
Sentono in sé n "vuoto" abissale e sono tentati di riempirlo con una smania di "possesso": sono collezionisti di pensieri, idee, sapere, silenzio e spazio e inoltre alcuni accatastano le cose più curiose: libri, francobolli, resti di stoffa, vecchi giornali, confezioni del latte, musica, dischi, ecc.
Sembrano non provare emozioni, non fanno vedere se sono furiosi, innamorati o se competono.
All'apparenza possono sembrare presuntuosi e freddi, che non hanno bisogno di nessuno e che si sentono superiori alle persone che sono loro vicine. In realtà hanno una vita emozionale intensa, ma nell'istante in cui capita loro qualcosa è come se i sentimenti rimanessero bloccati e danno l'impressione di rimanere indietro rispetto a quell'avvenimento.
Possono stare seduti per ore a contemplare il niente.

Il cinque evita il "vuoto", mentre lo ritengono misterioso e profondo, lui teme di valere poco e di avere poca ricchezza in sé.
Meccanismo di difesa
Il loro meccanismo di difesa migliore è la «ritirata». La mancanza di sicurezza, la solitudine, lo spingono a rintanarsi in se stesso, come un animale che, in pericolo di vita, si finge morto. Si chiedono: "Come mi posso comportare, affinché NON si accorgano della mia presenza o pretendano qualcosa da me? Dividono la loro vita in «scomparti».
Nel conflitto usano come meccanismo di difesa la ritirata o gli argomenti intellettuali.
Le domande del tipo cinque
"Come si fa? Come funziona?"
Alimento psichico
Parole di incoraggiamento: "Puoi sentirti al sicuro qui; sei bene accetto. Ci rallegriamo che tu sia qui".
Il motto dei cinque
"Cogito ergo sum" (penso, dunque sono)
"Manteniamo la calma!"
"Siamo obiettivi".
Infanzia dei tipi cinque
Hanno vissuto una sorta di "vuoto", sin da quando si trovavano nel ventre materno hanno "saputo": io non sono desiderato. Alcuni cinque hanno avuto genitori invadenti e sono cresciuti in ambienti molto ristretti. Il loro "mondo interiore" era l'unico luogo in cui si potevano muovere indisturbati. Alcuni hanno ricevuto poca tenerezza da piccoli così non sanno esprimere i loro sentimenti. Spesso portano gli occhiali: vedono tutto, sentono tutto, trattengono tutto.
Il tipo cinque irredento
Teme il vincolo concreto, raramente fa qualcosa per migliorare il mondo. Ci si chiede: "Quando comincerà a fare qualcosa per gli altri? Quando si sentirà maturo per affrontare qualche compito?"
Cerca di evitare tutto ciò che potrebbe attirare l'attenzione su di sé.
Odia parole come dividere e condividere.
I 5 non vogliono esporsi, comunicano il meno possibile, ma ascoltano bene, nulla sfugge alla loro attenzione.
Usano forme di comunicazione dove possono mantenere il distacco: Internet, chat, mail, sms, telefono.
Possono assumere forme di autismo o di schizofrenia. (film "Rain Man", un tre e un cinque).
Il 5 non ama "sporcarsi le mani", preferisce stare chiuso in una stanza a leggere sul cristianesimo, piuttosto che viverlo direttamente.
La tentazione
La tentazione del cinque è il «sapere». Per lui il sapere è potere. Pensa di poter proteggere la sua vita essendo informato in maniera dettagliata. Le informazioni che immagazzina non gli bastano mai.
i 5 hanno bisogno sempre di un nuovo corso, un nuovo seminario, un libro ancora, un ritiro in silenzio, ecc.
"Io capisco, io so io sono superiore alle smancerie e alle emozioni degli altri": la loro forza diventa la loro debolezza.
Viaggiano nel "sapere", il loro viaggiare è informativo.
Personaggi
Einstein, Plotino, Tommaso d'Aquino, Cartesio, Spinoza.
Greta Garbo.
Personaggi biblici: Maria, madre di Gesù (spiritualità ascetica, vergine, intoccabile) e l'apostolo Tommaso (il dubitatore).
Peccato radicale
Il peccato del cinque si chiama avidità.
5 non sono donatori. Tendono a tenere per sé i loro tesori spirituali e materiali.
Limiti
Deve guardarsi dall'arroganza e dalla presunzione, sia nei confronti degli uomini che nei confronti di Dio ("Se Dio vuole qualcosa da me, si dovrà pure far vivo!").
Il 5 viene definito "Il Buddha non illuminato" da Helen Palmer.
Il "Buddha illuminato" è capace di staccarsi dal mondo e dalle sue passioni dopo averle vissute e sofferte.
Il "Il Buddha non illuminato" rinuncia alle sue emozioni perché non vuole impelagarvisi.
Giunge a precoci soluzioni spirituali e sdegna il mondo per "motivi sbagliati".
La meditazione può servirgli al suo scopo di «immunizzazione dalla carne».
Non ama essere "coinvolto".
Odia l'insistenza e l'invadenza.
Si richiude in una sfera privata protetta.
I cinque sono introversi e distaccati.
Non amano "visite a sorpresa" né gli "attacchi inattesi".
La trappola
La trappola del cinque è l'avarizia. In particolare sono avari con se stessi. Ciò che posseggono dà loro sicurezza. Non si godono la vita. Hanno poche pretese e hanno una tendenza naturale all'ascesi. Hanno sempre solo "un po' di tutto" e cercano di non sprecare niente. Sono orgogliosi di essere modesti.
Frutto dello Spirito o virtù
Il dono del cinque redento è l'obiettività: il cinque irredento si deve distanziare, il cinque redento si può distanziare. I cinque sono ottimi padri spirituali, sanno ascoltare gli altri per ore. L'essere distaccati è allo stesso tempo il dono e il peccato del cinque. Altri doni sono la contemplazione, la comprensione.
Mestieri
Eremiti, frati, eruditi, bibliotecari, cavillosi tecnici. Li attirano tutte le attività nelle quali si può guardare attraverso vetri (microscopi, telescopi, PC) li attirano. Sono inventori, scienziati, ricercatori.
Le relazioni
L'amicizia con un tipo cinque può arricchire se non ci si aspettano tre cose: iniziativa, continua vicinanza fisica, dedizione totale. È un ascoltatore paziente e un consigliere corretto. È sensibile e attento. Raramente esprime le emozioni in maniera diretta, si mostra sempre controllato.
Hanno difficoltà a condurre il ruolo di genitori, i figli pretendono energia e spazi… i cinque indietreggiano alla prospettiva di sposarsi e di mettere al mondo bambini. Tra loro si riscontrano molti celibi e nubili.
Ciò che temono maggiormente è l'impegno emotivo. Quanto più sono irredenti e tantopiù rifuggono sentimenti, sesso, relazioni che provocano dipendenza.
L'animale
Civetta, volpe e criceto. L'udito è molto sviluppato, attenzione, furbizia, avidità.
La nazione
La Gran Bretagna. Il prototipo del gentleman inglese: conservatore, riservato, distaccato. Oppure lo scozzese, avaro.
Il colore
Il blu è il colore dell'introversione, della calma e del distacco.
Conversione e redenzione
L'invito al cinque si chiama saggezza: sapere profondo delle relazioni del mondo e della vita, che deve essere dedotta non solo dal pensiero, ma anche dalle reali esperienze. I cinque redenti hanno forti doti contemplative e collegano il loro sapere con la ricerca della saggezza e della comprensione e si sforzano di raggiungere una misericordiosa conoscenza del cuore.
Alla saggezza cui il cinque è chiamato appartiene anche la fiducia nel volere di Dio (significa credere Dio superiore all'erudizione, e uscire dalla razionalità).
Compito di vita
Uno dei compiti del cinque è imparare l'impegno e l'azione. Il cinque si deve innamorare appassionatamente. "Imparare ad amare" è una delle sue grandi sfide. Un cinque che non ammetta un po' di passione almeno una volta è una persona molto incompleta. Deve esercitarsi ad esprimere le sue emozioni direttamente invece di conservarle.
La meditazione e la preghiera sono sorgenti di forza molto importanti per lui. Deve coltivare la sua vita interiore per trovare il coraggio di dedicarsi agli altri, ciò può avvenire solo se il cinque non vede il mondo come una minaccia, e se ha trovato pace in Dio e in se stesso.
I 5 dovrebbero almeno ogni tanto "agire d'impulso" e fare degli errori. Ma di questo hanno paura (la vicinanza dell'ala 6), essi temono di fare qualcosa di irrazionale. Per questo il 5 deve «osare» la strada verso l'esterno (lavoro creativo artistico, o nell'impegno pratico, sociale, politico).
Ha bisogno dell'esperienza dell'amore sicuro sia interiore (esperienza di Dio) sia nel mondo esterno (amore del prossimo).

TIPO 5: Il 'Pensatore'
 
Parla poco
È introverso
É un pensatore, ricercatore, inventore
È un buon ascoltatore
É tranquillo
É amabile, cortese, gentile
É poco emotivo
Ama il collezionismo
Riesce a stare immobile per ore
Sembra freddo e distante
 
NON SOPPORTA
Doversi mettere in mostra
Parlare in pubblico
La superficialità
La disattenzione
 
INFANZIA
Hanno pensato di "non essere desiderati", sono vissuti in ambienti ristretti
 
PENSA DI SÉ
"Cogito ergo sum": penso dunque esisto
 
CHIEDE
Come si fa? Come funziona?
 
PECCATO
L'avidità
 
LA TRAPPOLA
L'avarizia

postato da: mariluaureola alle ore 16:07 | link | commenti (5)
categorie: enneatipo 5
sabato, 24 giugno 2006

Insegnamento



Regola per gli insegnanti:
Se trovi l'allievo giusto e non gli insegni, perdi il Tao.
Se insegni all'allievo sbagliato, sperperi i tesori del Cielo.


postato da: mariluaureola alle ore 16:36 | link | commenti (8)
categorie: maestri, insegnamento
venerdì, 23 giugno 2006

Enneagramma - Il QUATTRO

ENNEATIPO 4

Caratteristiche  
Risvegliano negli altri il senso di bellezza e di armonia. Sono altamente sensibili e quasi sempre artisticamente dotati. Si esprimono attraverso l'arte: la danza, la musica, la pittura, la recitazione, il canto, la poesia e la letteratura. Sono molto sensibili e colgono subito umori altrui, le atmosfere di luoghi e avvenimenti. Sono l'emblema del prototipo del Romanticismo.
Si trovano molto a loro agio nel "simbolo", nel "sogno" piuttosto che nella vita reale. Cercano di essere "esteticamente attraenti", di essere "qualcosa di particolare" e di creativo o di apparire esoterico, eccentrico, stravagante, esotico.

La loro vita è dominata dal «desiderio struggente» di bellezza e di armonia.
È facile riconoscerli: hanno la predilezione per un vestiario insolito. Alcuni scelgono di vestirsi in maniera disordinata e pazza. Molti sono vegetariani, ambientalisti, seguaci di eccentriche dottrine per la salute.
Venerano i grandi personaggi: poeti famosi, musicisti, guru, padri spirituali che hanno qualcosa di «profondo» o rappresentano qualcosa di particolare, che hanno una loro "personalità".
La maggior parte di loro ha un gusto ricercato. Comprano in boutique, al «mercato dell'usato», non si accontentano di articoli "dozzinali".
Parola chiave
«Desiderare»: per loro «desiderare» è più importante di «avere».
Di solito appena posseggono l'oggetto dei loro desideri si sentono delusi
Meccanismo di difesa
Il meccanismo di difesa del quattro è la "sublimazione artistica". I sentimenti non vengono manifestati direttamente, bensì espressi indirettamente attraverso simboli, rituali e raffigurazioni drammatiche. Così attenua il dolore e la paura del rifiuto.
Strutturano la loro vita come un'opera d'arte: il vestiario, l'architettura d'interni, gli hobby, le amicizie e le abitudini sono organizzate in maniera che appare casuale, ma che invece è bene inscenata. (Boheme)
Evitano
L'ordinarietà, tutto ciò che è comune, convenzionale e normale.
Le domande del tipo quattro?
"Cosa pensate di me? Vi colpisco? Mi notate?"
Il motto dei quattro
"Il mondo verrà salvato dalla bellezza" (Dostoevskiy)
"Mi diverto ad essere differente! Non voglio adattarmi come tutti gli altri!"
"la melanconia è la felicità di essere tristi" (V. Hugo)
Infanzia dei tipi quattro
Hanno fatto spesso esperienza di "perdita dolorosa" (che può essere stata reale: morte di uno dei genitori, nascita illegittima, trasferimento, sradicamento, uno dei due genitori va e viene, un altro figlio è il preferito). In parte sono loro mancati dei modelli positivi, così il bambino, in cerca di un'identità, si è rivolto al proprio mondo interiore. Ha creato nuove sorgenti d'amore nella fantasia. Ha contemporaneamente «nostalgia di casa» e «desiderio di fuga».
La trappola
La trappola del tipo quattro è la sua melanconia o depressione, la sua «dolce tristezza» che incombe su tutta la loro vita. Per essere felici ogni tanto devono sentirsi depressi e soffrire. Quanto maggiori sono i dolori e la depressione, tanto più creativi possono divenire. Amano lamentarsi.
I quattro sono spesso attirati dalla morte. La morte è "anormale", (vedi Romeo e Giulietta, coppia "fuori dal normale").
Dirigono la loro aggressività verso se stessi quindi avviene frequentemente che provino repulsione verso il loro corpo e per se stessi. Si trovano brutti, sperimentano sempre diete nuove, hanno tendenza all'anoressia.
Personaggi
Victor Hugo.
Francesco Petrarca
Goethe.
Marilyn Monroe; James Dean, Marlon Brando
Shakespeare; T. Eliot.
Biblici: i profeti Geremia, Isaia
Mestieri
Per il loro grande senso artistico, di solito diventano artisti, musicisti, poeti, scrittori e attori.
Le relazioni
Dato che per loro "desiderare" è più importante di "avere", possono avere problemi nelle relazioni, in quanto quando il suo desiderio si realizza vi trova sempre qualcosa di criticabile. Il peccato radicale del quattro: l'invidia, nelle relazioni può diventare gelosia. Percepiscono le relazioni come un campo di battaglia per la lotta e la concorrenza.
Hanno bisogno di partner e amici che restino accanto al loro senza lasciarsi coinvolgere dai cambiamenti d'umore. Una relazione con un quattro necessita di accettazione. Il partner può essere sottoposto ad una critica corrosiva perché c'è e quindi è facile da possedere.  Il partner è esposto a seduzione e repulsione. Se si dilegua viene allettato a ritornare con tutti i mezzi (anche con minacce di morte). Se il partner è disponibile, i suoi errori e le sue mancanze vengono rilevate in continuazione. Una danza studiata: "se io faccio un passo avanti tu fallo indietro".
La nazione
È la Francia. Da sempre si rifiuta di essere un paese come gli altri. I francesi hanno sempre qualcosa di particolare, la mentalità francese dà l'impressione di essere raffinata, colta, elitaria. I francesi hanno una "Alta moda", "Alta cucina", "Nouvelle cousine". Tutto deve essere "alto" ed "eccentrico". Tra i quattro molti parlano con accento francese o britannico o con erre moscia.

postato da: mariluaureola alle ore 17:25 | link | commenti (12)
categorie: il romantico, enneatipo 4

Semplicità



E' un dono essere semplici,
è un dono essere liberi,
è un dono arrivare
dove dovremmo essere
e quando ci ritroveremo
nel luogo che fa per noi
quello sarà nella valle
dell'amore e della felicità.

(Inno degli Shakers, XIX secolo)


postato da: mariluaureola alle ore 17:12 | link | commenti (2)
categorie: semplicità
giovedì, 22 giugno 2006

Ennegramma - I 9 tipi

Dal sito: www.vincenzofanelli.com

ENNEAGRAMMA - i 9 tipi

1- PERFEZIONISTA

Il numero Uno dell’ennegramma è caratterizzato dal fatto che è perfetto nelle proprie credenze. Quello in cui crede rappresenta la perfezione a cui gli altri devono adeguarsi. Sono i classici bravi ragazzi che, quando si sono comportati bene da piccoli, hanno ricevuto un premio; quindi ogni volta che si sono comportati in modo non conforme agli standard dell’ambiente circostante, sono stati aspramente criticati. In loro si è installato un critico che li giudica costantemente sul loro operato; ad esempio un Perfezionista si concede una serata di svago come premio per l’ottimo lavoro svolto durante la giornata.
La loro storia personale è costituita dal fatto che si è creata un’equivalenza complessa: amore = critica, essendo nato tra le critiche. Un ipotetica frase che i numeri Uno si ripetono costantemente è: “Se io sono perfetto, sono ok, se tu sei perfetto sei ok”. Per loro le cose della vita o sono giuste o sono sbagliate.

2- L’ALTRUISTA

Per questa tipologia sono molto importanti le relazioni con gli altri. È importante l’opinione altrui e quindi ha un forte riferimento esterno (estroverso). Nella vita tende una rete di relazioni che dipendono da lui. Capisce che per controllare gli altri deve compiacere, in maniera tale da renderli in qualche modo dipendenti. Ragiona in questi termini: “Relazione o non relazione?”. Una domanda che gli si può porre per individuarlo è: “Ti piace essere indispensabile agli altri?”. Pur di piacere, tende a modificare la sua personalità per poter entrare in sintonia con i suoi interlocutori. Per i sistemi rappresentazionali che utilizza maggiormente, sente qualcosa e agisce.
La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che ha capito che il mondo è fatto di relazioni ed è importante controllare attraverso il compiacere. Quindi il suo punto debole è il pensiero e la logica in quanto non vuole usarla nei rapporti. È più importante la relazione che ragionare sulle cose in quanto pensa di sbagliare se usa la logica.

3- IL MANAGER

È il classico Uomo Azienda, molto attivo e vuole essere lodato dalla società. Per lui la cosa più importante è il “fare”. Infatti pensa: “se non fai non sei nessuno”. È molto più importante quello che si fa che quello che si è realmente. Fa così tanto che a volte non si rende conto di quanto agisce e quando glielo fanno notare, non ci crede. Si motiva sulle possibilità ed ha un forte riferimento esterno. La sua modalità di azione nella vita è: “vedo e agisco”. La sua storia personale gli ha insegnato che non deve cercare riconoscimenti affettivi ma. più nel fare e negli onori. Ma, tutto questo agire, non gli permette di capire qual è il suo scopo interiore nella vita. Infatti questa è la sua debolezza da cui cerca di sfuggire.

4- IL ROMANTICO

Anche per questa tipologia, come per l’altruista, sono importanti le relazioni ma, agisce solo quando vi è la necessità, cioè quando capisce che sta per perdere un determinata persona (strategico). Infatti nella sua storia personale ha avuto delusioni dalle persone che aveva attorno e ha perso l’oggetto d’amore. Quindi ha la paura di perdere gli amati. È tendenzialmente un masochista in quanto ipoteticamente si dice: “se io soffro sono ok, se tu soffri sei ok”. Infatti, per lui l’elemento “sofferenza” rende vera la vita. Ragiona sulle emozioni e in genere è il classico “bravo soldato” in quanto esegue e ubbidisce. Cerca la profondità contro la superficialità. Cerca il meglio in quello che non c’è. In fatti tende a fantasticare molto, a raccontarsi delle storie e, quindi, ad agire poco. Infatti 12 la sua debolezza è nell’azione e nella volontà, capacità del numero Tre che il Romantico giudica superficiale.

5 – L’EREMITA

Cosiddetto Falso saggio. Tende ad isolarsi dagli altri ed è un raccoglitore di informazioni ma, non le concede tanto volentieri (avarizia). Il suo sogno irrealizzabile è l’onniscienza. Da piccolo gli hanno fatto credere di non essere niente, di valere poco, quindi è stato poco considerato. Quando è solo pensa di essere nell’essenza e quando viene invaso nel suo spazio dagli altri, la perde. Infatti è contro l’invasione e vive in un modo mentale. La sua debolezza è la mancanza dell’espressione della potenza. Se le sue compulsioni vengono estremizzate, tende a divenire un sociopatico.

6 – SCETTICO

Questa tipologia ha paura che gli altri vogliano influenzarlo e li studia per capirli e non farsi manipolare. Dubita delle cose, analizza il pensiero degli altri. Pensa di essere debole e se è fobico tende a essere pauroso nelle relazioni; se è un contro fobico si trasforma in un Iper-eroe coraggioso che affronta gli altri e gli eventi con grinta ma, di fondo, è un fifone. Nella vita si muove in base ad una motivazione principale: non essere fregato e se la compulsione si estremizza diventa un paranoico. Quindi tende ad essere scettico per non farsi manipolare e non gli piace essere preso emotivamente. Generalmente la sua storia personale è costituita dal fatto che in famiglia vi sono stati adulti significativi poco affidabili (punizioni ingiustificate). La sua debolezza è costituita dalla mancanza della comprensione degli altri.

7 – ARTISTA

Vuole essere sempre in movimento e fa tante cose. Superficialmente sembrerebbe un Tre ma la differenza consiste che tende a non finire quello che ha iniziato in quanto può essere preso da altro.
Vuole il divertimento, la spensieratezza e un’esperienza diversa al giorno. Ha avuto un’infanzia di dolore perché gli hanno fatto credere che nel mondo c’è scarsità e quindi vuole l’abbondanza (scacciata dall’Eden). Infatti una caratteristica dell’Artista è la ghiottoneria (sia di esperienze che di cibo). Il suo volere essere sempre in movimento è dettato da una paura di fondo che è il rimanere bloccato: la mancanza di movimento lo costringe a guardare dentro di se e scoprire sofferenze represse. Questo rappresenta la sua debolezza, tanto che gli manca il centro di se stesso dal quale cerca di fuggire a tutti i costi.

8 – CAPO

La compulsione maggiore del numero Otto è il controllo e l’autocontrollo. Infatti si dice: “Io sono ok se controllo; tu sei ok se ti fai controllare”. Tende verso l’autosufficienza in modo da non farsi controllare. La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che ha subito un’ingiustizia in un momento di fragilità e crede che il mondo si fatto di prevaricazioni. Tenderà nella vita a schierarsi dalla parte di una categoria di sfruttati e a difenderli. Per capire questa tipologia basti pensare a uno sceriffo che difende i cittadini dai banditi e il singolo cittadino dallo Stato. Mentre il numero Uno si limiterebbe a difenderlo dai banditi e non dallo stato, in quanto non sarebbe giusto, andrebbe contro gli ideali e le credenze. Ad esempio, se lo stato chiede al Perfezionista di consegnare un cittadino che non paga le tasse, l’Uno lo consegna in quanto non rispetta le regole. Il Capo, invece, lo  difenderebbe dallo stato in quanto si trova sotto la sua protezione. Quindi, la giustizia è soggettiva e non oggettiva. Vive la realtà sulla base del controllo, della forza e va contro la mancanza di giustizia nel mondo. Vede se stesso come autorità e se la sua compulsione viene estremizzata, tende a divenire psicopatico.

9 – DIPLOMATICO.

Per lui è importante la pace esterna a prescindere da chi ha torto o ragione; se vivono in armonia, va bene. Questa figura è camaleontica in quanto si mimetizza bene con le altre figure dell’ennegramma, ma emerge proprio quando vi sono dei conflitti (mediazione). È rivolto verso gli altri (altri in pace), vuole pacificarli ma lui non esiste. I dati non esistono ed è contro la disarmonia.
La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che si è sentito nullo in famiglia e si è rivolto all’esterno. È stato trascurato. La sua debolezza è che gli manca se stesso ed ecco perché è camaleontica come figura; non si ama e non si accetta. Il suo valore principale è la Pace Universale e mentalmente si dice: “Io sono ok se posso giocare con te; tu sei ok se mi fai giocare con te”.


postato da: mariluaureola alle ore 16:48 | link | commenti (10)
categorie: eneagramma, enneagramma - i 9 tipi
martedì, 20 giugno 2006

Quanto sei felice oggi? La felicità si impara!

   "Non c'è dovere più sottovalutato di quello di essere felici. Quando siamo felici, seminiamo nel mondo anonimi benefici" (Robert Louis Stevenson)

Perchè non cominciare da subito a fare della felicità un'abitudine?
Tute le mattine al risveglio riceviamo un dono meraviglioso - un altro giorno di vita - dunque sfruttiamolo per il meglio!
"La felicità non è un bene quantificabile" ha scritto Daphne Du Maurier in Rebecca. "E' una qualità del pensiero, uno stato mentale."
Adottiamo un nuovo stato mentale riguardo alla felicità.
Smettiamo di credere che le cose che sfuggono al nostro controllo ci porteranno la felicità.
Ammetto che ottenere il lavoro sempre sognato, o trovare la persona giusta siano cose che possono farci, almeno momentaneamente, più felici. Ma i semi magici dell'appagamento sono piantati profondamente in noi.
Curando il nostro giardino interiore e strappando le erbacce delle aspettative esteriori, possiamo alimentare la nostra felicità autentica come alimenteremmo qualcosa di bello e vivo.

Riflessione: oggi potresti non essere abituato alla felicità. Ma, come ogni comportamento nuovo, anche la felicità si impara.

Pensieri tratti da: "L'incanto della vita semplice"


postato da: mariluaureola alle ore 14:32 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, 19 giugno 2006

Quanto sei felice?

"Forse se si sapesse davvero quando si è stati felici, si saprebbe che cosa è necessario per la propria vita". (Joanna Field)

 
Quanto sei felice in questo momento? Lo sai?

Nel 1926 una giovane inglese, Joanna Field, ebbe per la prima volta la sensazione di non vivere una vita veramente autentica, di non sapere che cosa la rendesse veramente felice. Per rimediare decise di tenere un diario per scoprire che cosa esattamente suscitasse in lei un sentimento di piacere nella vita di tutti i giorni. Il diario, "A life of One's Own", fu pubblicato nel 1934. Fu scritto, confidò l'autrice con lo spirito di un detective che osservi i particolari più insignificanti nella speranza di trovarvi un indizio di ciò che mancava alla sua vita.
Ciò che di solito manca nelle nostre giornate è l'autentica sensazione di apprezzare la vita che viviamo. E' difficile vivere momenti di felicità, quando non si è consapevoli di che cosa si ama veramente.
Dobbiamo imparare ad assaporare quei brevi, autentici momenti che ci fanno contenti.
I piaceri semplici aspettano solo di essere goduti (la ricetta di un nuovo dolce, mettere dei fiori in un vaso, sorseggiare con calma una tazza di tè...).
Joanna Field scoprì che a darle gioia erano le scarpe rosse, la buona cucina, le risate improvvise, leggere un libro in francese, rispondere alle lettere, gironzolare tra la folla a una fiera e "il momento in cui si afferra un'idea nuova".

Che cosa ci rende felici? Riflettiamo sulle nostre preferenze personali e impariamo a riconoscere e poi abbracciare i nostri momenti di felicità.

Riflessioni da: L'incanto della vita semplice


postato da: mariluaureola alle ore 14:40 | link | commenti (7)
categorie: consapevolezza, felicità
venerdì, 16 giugno 2006

Prova generale

"Quando reciti... esci da te stesso: sei più grande e potente, più bello. Per qualche minuto sei un eroe. Questo è il potere. Questa è la gloria sulla terra. Ed è tua ogni notte."
(Agnes de Mille)

  C'è un detto inglese che recita: "La vita non è una prova generale".
Purtroppo però ci comportiamo inconsciamente come se lo fosse. Come attori ed attrici che risparmiano le forze per avere energia creativa e concentrazione la sera della prima, ci freniamo. Per esempio, teniamo in serbo il servizio di porcellana per quando avremo ospiti; o forse trascuriamo l'abbigliamento quando siamo in casa da soli. Damo per scontato che le persone che abbiamo accanto ci accettino anche se ci trascuriamo. E trascuriamo i rapporti e la qualità della comunicazione proprio con quelli che ci sono più vicini e che più ci amano.
Analizziamo la qualità del viaggio nella nostra vita reale!
 
Nessuno può pretendere di recitare in ogni istante della sua vita, ma possiamo vivere con entusiasmo la vita reale ed esserne protagonisti ad ogni istante, vivendo con consapevolezza e qualità il rapporto con noi stessi e con gli altri, proprio da ora!

Miei pensieri tratti dalla lettura di: "l'incanto della vita semplice"


postato da: mariluaureola alle ore 14:37 | link | commenti (5)
categorie:
giovedì, 15 giugno 2006

Semplice abbondanza: il viaggio interiore



Semplice
, agg 1: sobrio, essenziale, naturale; 2: privo di aggiunte superflue

Abbondanza, s.f. 1: quantità superiore al bisogno; 2: ricchezza

Semplice abbondanza: 1: Viaggio interiore; 2: percorso spirituale e pratico nella vita creativa; 3: guida al benessere e alla gioia

Quando non riusciamo ad attingere alle nostre risorse interiori, concludiamo erroneamente che felicità e appagamento possono arrivare soltanto grazie a fattori esterni. Questo perché di solito, gli eventi esterni producono dei cambiamenti. Così nella  nostra folle corsa attraverso la vita, abbiamo imparato a far dipendere dalle circostanze esterne le nostre accelerazioni in avanti o indietro.
Al cuore della Semplice Abbondanza c'è il risveglio autentico, una presa di coscienza che ti risuona nell'anima: possiedi già quanto occorre per essere autenticamente felice.
Per arrivare alla consapevolezza, bisogna intraprendere un viaggio interiore che ti avvicinerà all'Energia creativa dell'Universo. Il cambiamento è possibile quando inviti lo Spirito ad aprire gli occhi della tua consapevolezza davanti all'abbondanza che è già tua.
... Sono sei i fili del vivere "abbondante": intrecciati creano un arazzo di appagamento che si traduce in pace interiore, benessere, felicità e senso di sicurezza.
Il primo è la GRATITUDINE. Facendo l'inventario mentale e spirituale di tutto ciò che abbiamo, ci rendiamo conto di essere davvero ricchissimi. la gratitudine apre la via alla SEMPLICITA', ossia il desiderio di regolare, ridurre e realizzare ciò che è indispensabile per vivere veramente bene. La semplicità porta con sé l'ORDINE, sia interiore sia esteriore. Il senso dell'ordine nella nostra vita ci porta l'ARMONIA. L'armonia ci dà la PACE INERIORE necessaria per apprezzare la BELLEZZA di ciò che ci circonda ogni giorno. la bellezza ci apre alla GIOIA.

(da: L'incanto delal vita semplice - S.B. Breathnach)


postato da: mariluaureola alle ore 15:46 | link | commenti (2)
categorie: abbondanza, viaggio interiore
mercoledì, 14 giugno 2006

Amare le domande

Io amo le domande, mi piace farmele e mi piace farle. Le domande mi servono a chiarirmi le idee, a capire cosa l'altro pensa, a conoscermi e a conoscere.
Le domande per me non riguardano solo i fatti, ma anche la concatenazione degli eventi e lo sviluppo di un pensiero. Le domande apparentemente possono sembrare un'intromissione nella vita altrui e nell'altrui intimità, ma per me invece sono un modo diretto e senza fronzoli di rapportarsi. Ovviamente non devono essere né invadenti, né inquisitorie, ma questo non sempre è facile ottenerlo.
A me piace quando qualcuno mi fa domande sulla mia vita, sui miei pensieri, perché vuol dire che si interessa a me, che ha a cuore le mie risposte e soprattutto che ha voglia di ascoltarmi.
Personalmente se non mi facessi domande non riuscirei a crescere. La domanda richiede una risposta e anche solo il percorso per trovarla mi permette di mettere a fuoco la situazione.

"Si vive una volta sola - ma se lo si fa bene, una volta basta" (Joe E. Lewis)

 Quante volte in passato hai voltato le spalle a tutti i problemi insoluti che avevi nel cuore perché le domande ti spaventavano? Ma che cosa faresti se sapessi che di qui a un anno potresti vivere la vita più creativa, gioiosa e appagante che tu possa immaginare? Che cosa succederebbe? Quali cambiamenti faresti? Come e da dove cominceresti?
Capisci perché le domande sono tanto importanti?
"Siate pazienti con tutto ciò che è rimasto insoluto nel vostro cuore e cercate di amare le domande", ci esorta il poeta tedesco Rainer Maria Rilke. "Non cercate ora le risposte che nessuno può darvi, perché non sareste in grado di viverle e il punto è che bisogna vivere ogni cosa. Vivete le domande ora..."
Le risposte alle domande arriveranno, ma soltanto quando avrai capito quali domande vale la pena di fare. Aspetta. Vivi le tue domande. Poi domanda. Sii aperto ai cambiamenti che le risposte inevitablmente porteranno.


da: "L'incanto della vita semplice" di Sarah Ban Breathnach


postato da: mariluaureola alle ore 15:09 | link | commenti (5)
categorie: domande, risposte
lunedì, 12 giugno 2006

Ridere senza motivo

"Laugh for no reason" - Dr. Madan Kataria


"Ridere senza motivo"
Che cosa succede durante una lezione di risate
In India la maggior parte dei "Club della Risata" iniziano la loro attività al mattino presto quando la gente esce per una camminata tra le 6.30 e le 7.30, in base alla comodità di un particolare gruppo. Nei club la lezione di risate inizia in base ai tempi del lavoro. Molte ditte iniziano il lavoro con una preghiera e quindi con le risate.
La durata totale di una sessione non può essere superiore ai 20 minuti, incluse risate, esercizio di respirazione e di streching.
Il marchio della maggior parte dei club della risata è la puntualità.
Il conduttore inizia la sessione ad un certo punto, e la gente sincronizza gli orologi quando si inizia a ridere. Dato che la sessione dura solo 20 minuti, nessuno si permette di essere in ritardo.
Si vede la gente correre appena inizia il suono HO-HO-HA-HA-HA.

Posizione dei membri del club della risata
Tutti i membri stanno in piedi in un cerchio o semicerchio, in base allo spazio disponibile, con il conduttore in mezzo.
Il conduttore dà il comando di iniziare diversi tipi di risata e di esercizi. Il punto più importante da notare qui è che i membri non dovrebbero stare in piedi in una linea per formare un cerchio, come in una parata militare. L'idea è che uno non deve essere cosciente di interrompere il cerchio o la linea. Dovrebbe essere come una folla di gente in piedi a casaccio. La distanza tra la gente non dev'essere più di 2 o tre piedi, la distanza di un braccio, dato che si suppone che i membri si guardino negli occhi l'un l'altro per ridere.
Se la distanza fosse di più il contatto con gli occhi non sarebbe abbastanza effettivo per stimolare la persona a ridere.
Inoltre le persone non devono stare rigide in un posto durante la sessione.
Durante ogni tipo di risata, si può andare verso diversi tipi di persone e ridere con loro con un buon contatto degli occhi, o stringere mani l'uno con l'altro, se possibile, a seconda del tipo di risata.
Una sessione di 20 minuti è un'ottima miscela di stimolazione di risate, respiro profondo e esercizi di streching.
Un attacco di risate dura da 30 a 45 secondi. Dopo ogni attacco di risata o a volte dopo due, si effettuano due profonde respirazioni, per fare una pausa. Questo evita sforzi e stanchezza. A volte vengono fatti vari esercizi di streching per il collo, le spalle e le braccia al posto della respirazione profonda tra un attacco e l'altro di risate.
 

postato da: mariluaureola alle ore 17:07 | link | commenti (3)
categorie: madan kataria, club della risata
venerdì, 09 giugno 2006

Educazione al Buon Umore

Beati quelli che sapranno ridere di se stessi, perché si divertiranno moltissimo.
[Anonimo]
Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo...
[Giacomo Leopardi]
EDUCAZIONE AL BUON UMORE
 Patch Adams

Consigli
Il risultato più importante raggiungibile mediante l'uso scientifico della risata è il cambiamento dello stato della persona.
Il riso quindi risulta essere la scintilla, l'occasione, il punto di rottura di schemi, stati d'animo o emozioni che ormai non ci si addicono più o che non riusciamo più a sopportare.
Naturalmente, perché questo cambiamento abbia a manifestarsi bisogna prima di tutto desiderarlo, avere una forte motivazione ad accoglierlo, operare concretamente per metterlo in atto e renderlo stabile. Poiché mediante il ridere si arriva a disporre di moltissime energie supplementari, da investire per rendere stabile quel mutamento, occorre prendere alcune iniziative pratiche.
Il risveglio
Un momento cruciale della giornata è il risveglio, che va operato con una nuova coscienza.
-          Prima di alzarvi, trascorrete alcuni minuti a occhi chiusi: immaginate di rivolgere un sorriso mentale a ogni parte del corpo, dai capelli alle unghie dei piedi, passando per tutti gli organi interni. Pensate il vostro corpo come un radioso centro di energia vitale.
-          Una volta svegli, davanti allo specchio, fate un po' di ginnastica facciale, non tralasciando alcuna parte del viso. Alla fine di questi esercizi, richiamate uno stato d'animo trasgressivo, un episodio di vita che vi ha visto prevalere, assumete, insomma un'espressione un po' monella, compiaciuta, infine sorridetevi apertamente.
Alimentazione
-          Adottate un tipo di alimentazione ricca di magnesio, mangiate cereali integrali, mandorle, miglio, zucchero integrale, farine integrali di grano, mais, farro, fichi secchi, uvetta, ricotta. In più, badate a non farvi mancare vitamine e sali minerali; provate a fare a meno di grassi, cibi molto salati, caffè, alcol e nicotina.
Respirazione
-          Usate la respirazione profonda per tenere a freno gli stati di ansia e sperimentate quest'altro tipo di respirazione:
Appartatevi, rilassatevi un attimo stando in piedi, e poi inspirate lentamente serrando i pugni. Sentite i piedi ben piantati per terra, immaginate le spalle che si allontanano l'una dall'altra, ingrandendo il vostro corpo e dandovi un senso di sicurezza, di forza. Quando avete i polmoni pieni, trattenete per un attimo il respiro e poi espirate, allargando lentamente i pugni, che diventeranno mani tese al momento in cui non avrete più aria da emettere. Ripetete questa sequenza per cinque volte, poi rilassatevi e ripetetela ancora per altrettante volte.
Ridere
-          Fate un programma di fruizione passiva del ridere: un'ora circa il giorno di risate equivale a molte ore di attività fisica. Secondo il buddhismo zen sei minuti di riso equivalgono a molte ore di meditazione, perciò non lesinatevi la lettura umoristica, la visione di film comici, frequentate teatri e spettacoli, oppure vedetevi con qualche persona che sappia ridere e farvi ridere.
-          Molto utile può essere senz'altro l'ascolto di musica pensata per divertire: se siete amanti della classica, procuratevi opere come il barbiere di Siviglia di Rossini, La serva padrona di Pergolesi, il Don Giovanni di Mozart. Se vi piace la musica leggera, potete ascoltare Elio e le Storie Tese, gli Skiantos, alcune cose di Enzo Jannacci, Renato Carosone, Renzo Arbore, vecchie canzoni di Cochi e Renato, Lino Patruno, gli Squallor, le canzoni 'bonsai' di Enzo Iachetti, eccetera.
Elenco dei fattori di stress
-           Fate un inventario (scritto!) dei principali fattori di stress che vi colpiscono e tentate di eliminarne alcuni. Tra questi fattori vi sarà quasi certamente una persona negativa, incombente, che opprime le vostre giornate, che per forza di cose dovete, comunque, frequentare. Elaborate una strategia (naturalmente incruenta!) per scalzare quella persona dal ruolo che ricopre nella vostra vita. Per farlo, aiutatevi anche con la scrittura umoristica, chiedendo l'appoggio di altri...
-          Cercate di esprimere sempre quello che pensate e provate. Se lo fate in modo umoristico (cercando cioè le contraddizioni, accomunando tra loro fattori incongrui, esagerando i lati positivi e ancor di più i lati negativi), avrete dei vantaggi supplementari, come quello di accrescere il vostro prestigio sociale.
Trovare amore
-          Trovate sempre motivi di amore per quello che fate in ogni momento della vostra giornata. Questa valorizzazione dell'azione presente, del piccolo gesto, anche apparentemente inutile, vi offre motivazioni a vivere, dà senso a quello che fate, aiuta a stare concentrati sull'azione e a trovarne, comunque, dei lati positivi.
Uscite dai ruoli
-          Operate una sorta di ginnastica dei ruoli, concedendovi abbastanza spesso un'uscita dal vostro ruolo preminente. Se siete moglie e madre, non tradirete né i vostri figli né il maritino se una sera ve ne andate al cinema per vostro conto. Non c'è mente di peggio della fissità dei ruoli sociali per sclerotizzare la mente, e aprire la strada a tutte le possibili nevrosi, angosce, depressioni e, in ultima analisi, malattie o disturbi.
Fate scherzi
-          Durante la giornata, concedetevi delle piccole trasgressioni: fate sparire, nascondendolo, qualche oggetto dalla scrivania dei vostri colleghi, oppure appiccicate qualche adesivo indesiderato sull'automobile di qualcuno. Di quando in quando architettate qualche scherzo, oppure dite qualche bugia a fin di bene (del 'vostro' bene!)
Osservatevi
-          Comprate uno di quegli omini snodati che usano i pittori. Nell'arco della giornata, quando semplicemente ne avete voglia, soffermatevi a considerare il vostro stato d'animo, immaginate a quale tipo di postura corporea corrisponde e passate questo stato psico-posturale al vostro omino, scaricando su di lui parte del vostro fardello.

postato da: mariluaureola alle ore 12:58 | link | commenti (16)
categorie: educazione, buon umore