
Regola per gli insegnanti:
Se trovi l'allievo giusto e non gli insegni, perdi il Tao.
Se insegni all'allievo sbagliato, sperperi i tesori del Cielo.
ENNEATIPO 4

E' un dono essere semplici,
è un dono essere liberi,
è un dono arrivare
dove dovremmo essere
e quando ci ritroveremo
nel luogo che fa per noi
quello sarà nella valle
dell'amore e della felicità.
(Inno degli Shakers, XIX secolo)
Dal sito: www.vincenzofanelli.com
ENNEAGRAMMA - i 9 tipi
1- PERFEZIONISTA
Il numero Uno dell’ennegramma è caratterizzato dal fatto che è perfetto nelle proprie credenze. Quello in cui crede rappresenta la perfezione a cui gli altri devono adeguarsi. Sono i classici bravi ragazzi che, quando si sono comportati bene da piccoli, hanno ricevuto un premio; quindi ogni volta che si sono comportati in modo non conforme agli standard dell’ambiente circostante, sono stati aspramente criticati. In loro si è installato un critico che li giudica costantemente sul loro operato; ad esempio un Perfezionista si concede una serata di svago come premio per l’ottimo lavoro svolto durante la giornata.
La loro storia personale è costituita dal fatto che si è creata un’equivalenza complessa: amore = critica, essendo nato tra le critiche. Un ipotetica frase che i numeri Uno si ripetono costantemente è: “Se io sono perfetto, sono ok, se tu sei perfetto sei ok”. Per loro le cose della vita o sono giuste o sono sbagliate.
2- L’ALTRUISTA
Per questa tipologia sono molto importanti le relazioni con gli altri. È importante l’opinione altrui e quindi ha un forte riferimento esterno (estroverso). Nella vita tende una rete di relazioni che dipendono da lui. Capisce che per controllare gli altri deve compiacere, in maniera tale da renderli in qualche modo dipendenti. Ragiona in questi termini: “Relazione o non relazione?”. Una domanda che gli si può porre per individuarlo è: “Ti piace essere indispensabile agli altri?”. Pur di piacere, tende a modificare la sua personalità per poter entrare in sintonia con i suoi interlocutori. Per i sistemi rappresentazionali che utilizza maggiormente, sente qualcosa e agisce.
La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che ha capito che il mondo è fatto di relazioni ed è importante controllare attraverso il compiacere. Quindi il suo punto debole è il pensiero e la logica in quanto non vuole usarla nei rapporti. È più importante la relazione che ragionare sulle cose in quanto pensa di sbagliare se usa la logica.
3- IL MANAGER
È il classico Uomo Azienda, molto attivo e vuole essere lodato dalla società. Per lui la cosa più importante è il “fare”. Infatti pensa: “se non fai non sei nessuno”. È molto più importante quello che si fa che quello che si è realmente. Fa così tanto che a volte non si rende conto di quanto agisce e quando glielo fanno notare, non ci crede. Si motiva sulle possibilità ed ha un forte riferimento esterno. La sua modalità di azione nella vita è: “vedo e agisco”. La sua storia personale gli ha insegnato che non deve cercare riconoscimenti affettivi ma. più nel fare e negli onori. Ma, tutto questo agire, non gli permette di capire qual è il suo scopo interiore nella vita. Infatti questa è la sua debolezza da cui cerca di sfuggire.
4- IL ROMANTICO
Anche per questa tipologia, come per l’altruista, sono importanti le relazioni ma, agisce solo quando vi è la necessità, cioè quando capisce che sta per perdere un determinata persona (strategico). Infatti nella sua storia personale ha avuto delusioni dalle persone che aveva attorno e ha perso l’oggetto d’amore. Quindi ha la paura di perdere gli amati. È tendenzialmente un masochista in quanto ipoteticamente si dice: “se io soffro sono ok, se tu soffri sei ok”. Infatti, per lui l’elemento “sofferenza” rende vera la vita. Ragiona sulle emozioni e in genere è il classico “bravo soldato” in quanto esegue e ubbidisce. Cerca la profondità contro la superficialità. Cerca il meglio in quello che non c’è. In fatti tende a fantasticare molto, a raccontarsi delle storie e, quindi, ad agire poco. Infatti 12 la sua debolezza è nell’azione e nella volontà, capacità del numero Tre che il Romantico giudica superficiale.
5 – L’EREMITA
Cosiddetto Falso saggio. Tende ad isolarsi dagli altri ed è un raccoglitore di informazioni ma, non le concede tanto volentieri (avarizia). Il suo sogno irrealizzabile è l’onniscienza. Da piccolo gli hanno fatto credere di non essere niente, di valere poco, quindi è stato poco considerato. Quando è solo pensa di essere nell’essenza e quando viene invaso nel suo spazio dagli altri, la perde. Infatti è contro l’invasione e vive in un modo mentale. La sua debolezza è la mancanza dell’espressione della potenza. Se le sue compulsioni vengono estremizzate, tende a divenire un sociopatico.
6 – SCETTICO
Questa tipologia ha paura che gli altri vogliano influenzarlo e li studia per capirli e non farsi manipolare. Dubita delle cose, analizza il pensiero degli altri. Pensa di essere debole e se è fobico tende a essere pauroso nelle relazioni; se è un contro fobico si trasforma in un Iper-eroe coraggioso che affronta gli altri e gli eventi con grinta ma, di fondo, è un fifone. Nella vita si muove in base ad una motivazione principale: non essere fregato e se la compulsione si estremizza diventa un paranoico. Quindi tende ad essere scettico per non farsi manipolare e non gli piace essere preso emotivamente. Generalmente la sua storia personale è costituita dal fatto che in famiglia vi sono stati adulti significativi poco affidabili (punizioni ingiustificate). La sua debolezza è costituita dalla mancanza della comprensione degli altri.
7 – ARTISTA
Vuole essere sempre in movimento e fa tante cose. Superficialmente sembrerebbe un Tre ma la differenza consiste che tende a non finire quello che ha iniziato in quanto può essere preso da altro.
Vuole il divertimento, la spensieratezza e un’esperienza diversa al giorno. Ha avuto un’infanzia di dolore perché gli hanno fatto credere che nel mondo c’è scarsità e quindi vuole l’abbondanza (scacciata dall’Eden). Infatti una caratteristica dell’Artista è la ghiottoneria (sia di esperienze che di cibo). Il suo volere essere sempre in movimento è dettato da una paura di fondo che è il rimanere bloccato: la mancanza di movimento lo costringe a guardare dentro di se e scoprire sofferenze represse. Questo rappresenta la sua debolezza, tanto che gli manca il centro di se stesso dal quale cerca di fuggire a tutti i costi.
8 – CAPO
La compulsione maggiore del numero Otto è il controllo e l’autocontrollo. Infatti si dice: “Io sono ok se controllo; tu sei ok se ti fai controllare”. Tende verso l’autosufficienza in modo da non farsi controllare. La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che ha subito un’ingiustizia in un momento di fragilità e crede che il mondo si fatto di prevaricazioni. Tenderà nella vita a schierarsi dalla parte di una categoria di sfruttati e a difenderli. Per capire questa tipologia basti pensare a uno sceriffo che difende i cittadini dai banditi e il singolo cittadino dallo Stato. Mentre il numero Uno si limiterebbe a difenderlo dai banditi e non dallo stato, in quanto non sarebbe giusto, andrebbe contro gli ideali e le credenze. Ad esempio, se lo stato chiede al Perfezionista di consegnare un cittadino che non paga le tasse, l’Uno lo consegna in quanto non rispetta le regole. Il Capo, invece, lo difenderebbe dallo stato in quanto si trova sotto la sua protezione. Quindi, la giustizia è soggettiva e non oggettiva. Vive la realtà sulla base del controllo, della forza e va contro la mancanza di giustizia nel mondo. Vede se stesso come autorità e se la sua compulsione viene estremizzata, tende a divenire psicopatico.
9 – DIPLOMATICO.
Per lui è importante la pace esterna a prescindere da chi ha torto o ragione; se vivono in armonia, va bene. Questa figura è camaleontica in quanto si mimetizza bene con le altre figure dell’ennegramma, ma emerge proprio quando vi sono dei conflitti (mediazione). È rivolto verso gli altri (altri in pace), vuole pacificarli ma lui non esiste. I dati non esistono ed è contro la disarmonia.
La sua storia personale è caratterizzata dal fatto che si è sentito nullo in famiglia e si è rivolto all’esterno. È stato trascurato. La sua debolezza è che gli manca se stesso ed ecco perché è camaleontica come figura; non si ama e non si accetta. Il suo valore principale è la Pace Universale e mentalmente si dice: “Io sono ok se posso giocare con te; tu sei ok se mi fai giocare con te”.
"Non c'è dovere più sottovalutato di quello di essere felici. Quando siamo felici, seminiamo nel mondo anonimi benefici" (Robert Louis Stevenson)
Perchè non cominciare da subito a fare della felicità un'abitudine?
Tute le mattine al risveglio riceviamo un dono meraviglioso - un altro giorno di vita - dunque sfruttiamolo per il meglio!
"La felicità non è un bene quantificabile" ha scritto Daphne Du Maurier in Rebecca. "E' una qualità del pensiero, uno stato mentale."
Adottiamo un nuovo stato mentale riguardo alla felicità.
Smettiamo di credere che le cose che sfuggono al nostro controllo ci porteranno la felicità.
Ammetto che ottenere il lavoro sempre sognato, o trovare la persona giusta siano cose che possono farci, almeno momentaneamente, più felici. Ma i semi magici dell'appagamento sono piantati profondamente in noi.
Curando il nostro giardino interiore e strappando le erbacce delle aspettative esteriori, possiamo alimentare la nostra felicità autentica come alimenteremmo qualcosa di bello e vivo.
Riflessione: oggi potresti non essere abituato alla felicità. Ma, come ogni comportamento nuovo, anche la felicità si impara.
Pensieri tratti da: "L'incanto della vita semplice"
"Forse se si sapesse davvero quando si è stati felici, si saprebbe che cosa è necessario per la propria vita". (Joanna Field)
Quanto sei felice in questo momento? Lo sai?
Nel 1926 una giovane inglese, Joanna Field, ebbe per la prima volta la sensazione di non vivere una vita veramente autentica, di non sapere che cosa la rendesse veramente felice. Per rimediare decise di tenere un diario per scoprire che cosa esattamente suscitasse in lei un sentimento di piacere nella vita di tutti i giorni. Il diario, "A life of One's Own", fu pubblicato nel 1934. Fu scritto, confidò l'autrice con lo spirito di un detective che osservi i particolari più insignificanti nella speranza di trovarvi un indizio di ciò che mancava alla sua vita.
Ciò che di solito manca nelle nostre giornate è l'autentica sensazione di apprezzare la vita che viviamo. E' difficile vivere momenti di felicità, quando non si è consapevoli di che cosa si ama veramente.
Dobbiamo imparare ad assaporare quei brevi, autentici momenti che ci fanno contenti.
I piaceri semplici aspettano solo di essere goduti (la ricetta di un nuovo dolce, mettere dei fiori in un vaso, sorseggiare con calma una tazza di tè...).
Joanna Field scoprì che a darle gioia erano le scarpe rosse, la buona cucina, le risate improvvise, leggere un libro in francese, rispondere alle lettere, gironzolare tra la folla a una fiera e "il momento in cui si afferra un'idea nuova".
Che cosa ci rende felici? Riflettiamo sulle nostre preferenze personali e impariamo a riconoscere e poi abbracciare i nostri momenti di felicità.
Riflessioni da: L'incanto della vita semplice
"Quando reciti... esci da te stesso: sei più grande e potente, più bello. Per qualche minuto sei un eroe. Questo è il potere. Questa è la gloria sulla terra. Ed è tua ogni notte."
(Agnes de Mille)
C'è un detto inglese che recita: "La vita non è una prova generale".
Purtroppo però ci comportiamo inconsciamente come se lo fosse. Come attori ed attrici che risparmiano le forze per avere energia creativa e concentrazione la sera della prima, ci freniamo. Per esempio, teniamo in serbo il servizio di porcellana per quando avremo ospiti; o forse trascuriamo l'abbigliamento quando siamo in casa da soli. Damo per scontato che le persone che abbiamo accanto ci accettino anche se ci trascuriamo. E trascuriamo i rapporti e la qualità della comunicazione proprio con quelli che ci sono più vicini e che più ci amano.
Analizziamo la qualità del viaggio nella nostra vita reale!
Nessuno può pretendere di recitare in ogni istante della sua vita, ma possiamo vivere con entusiasmo la vita reale ed esserne protagonisti ad ogni istante, vivendo con consapevolezza e qualità il rapporto con noi stessi e con gli altri, proprio da ora!
Miei pensieri tratti dalla lettura di: "l'incanto della vita semplice"
Semplice, agg 1: sobrio, essenziale, naturale; 2: privo di aggiunte superflue
Abbondanza, s.f. 1: quantità superiore al bisogno; 2: ricchezza
Semplice abbondanza: 1: Viaggio interiore; 2: percorso spirituale e pratico nella vita creativa; 3: guida al benessere e alla gioia
Quando non riusciamo ad attingere alle nostre risorse interiori, concludiamo erroneamente che felicità e appagamento possono arrivare soltanto grazie a fattori esterni. Questo perché di solito, gli eventi esterni producono dei cambiamenti. Così nella nostra folle corsa attraverso la vita, abbiamo imparato a far dipendere dalle circostanze esterne le nostre accelerazioni in avanti o indietro.
Al cuore della Semplice Abbondanza c'è il risveglio autentico, una presa di coscienza che ti risuona nell'anima: possiedi già quanto occorre per essere autenticamente felice.
Per arrivare alla consapevolezza, bisogna intraprendere un viaggio interiore che ti avvicinerà all'Energia creativa dell'Universo. Il cambiamento è possibile quando inviti lo Spirito ad aprire gli occhi della tua consapevolezza davanti all'abbondanza che è già tua.
... Sono sei i fili del vivere "abbondante": intrecciati creano un arazzo di appagamento che si traduce in pace interiore, benessere, felicità e senso di sicurezza.
Il primo è la GRATITUDINE. Facendo l'inventario mentale e spirituale di tutto ciò che abbiamo, ci rendiamo conto di essere davvero ricchissimi. la gratitudine apre la via alla SEMPLICITA', ossia il desiderio di regolare, ridurre e realizzare ciò che è indispensabile per vivere veramente bene. La semplicità porta con sé l'ORDINE, sia interiore sia esteriore. Il senso dell'ordine nella nostra vita ci porta l'ARMONIA. L'armonia ci dà la PACE INERIORE necessaria per apprezzare la BELLEZZA di ciò che ci circonda ogni giorno. la bellezza ci apre alla GIOIA.
(da: L'incanto delal vita semplice - S.B. Breathnach)
Io amo le domande, mi piace farmele e mi piace farle. Le domande mi servono a chiarirmi le idee, a capire cosa l'altro pensa, a conoscermi e a conoscere.
Le domande per me non riguardano solo i fatti, ma anche la concatenazione degli eventi e lo sviluppo di un pensiero. Le domande apparentemente possono sembrare un'intromissione nella vita altrui e nell'altrui intimità, ma per me invece sono un modo diretto e senza fronzoli di rapportarsi. Ovviamente non devono essere né invadenti, né inquisitorie, ma questo non sempre è facile ottenerlo.
A me piace quando qualcuno mi fa domande sulla mia vita, sui miei pensieri, perché vuol dire che si interessa a me, che ha a cuore le mie risposte e soprattutto che ha voglia di ascoltarmi.
Personalmente se non mi facessi domande non riuscirei a crescere. La domanda richiede una risposta e anche solo il percorso per trovarla mi permette di mettere a fuoco la situazione.
"Si vive una volta sola - ma se lo si fa bene, una volta basta" (Joe E. Lewis)
Quante volte in passato hai voltato le spalle a tutti i problemi insoluti che avevi nel cuore perché le domande ti spaventavano? Ma che cosa faresti se sapessi che di qui a un anno potresti vivere la vita più creativa, gioiosa e appagante che tu possa immaginare? Che cosa succederebbe? Quali cambiamenti faresti? Come e da dove cominceresti?
Capisci perché le domande sono tanto importanti?
"Siate pazienti con tutto ciò che è rimasto insoluto nel vostro cuore e cercate di amare le domande", ci esorta il poeta tedesco Rainer Maria Rilke. "Non cercate ora le risposte che nessuno può darvi, perché non sareste in grado di viverle e il punto è che bisogna vivere ogni cosa. Vivete le domande ora..."
Le risposte alle domande arriveranno, ma soltanto quando avrai capito quali domande vale la pena di fare. Aspetta. Vivi le tue domande. Poi domanda. Sii aperto ai cambiamenti che le risposte inevitablmente porteranno.
da: "L'incanto della vita semplice" di Sarah Ban Breathnach

Patch Adams