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martedì, 28 febbraio 2006

PRATICATE LA GENTILEZZA A CASACCIO!

Questa mattina, la prima mail che ho letto è questa qui di seguito.
L'ho trovata così bella che la voglio "fermare" qui... chissà che non si diffonda quest'ondata di gentilezza...

 
Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso

    E' uno slogan clandestino che si sta diffondendo  in tutti gli Stati Uniti.
E' una gelida giornata invernale a San Francisco. Una donna in una Honda rossa, con i regali di Natale accatastati sul sedile posteriore, arriva al casello del pedaggio per il ponte sulla baia. "Pago per me e per le sei auto dietro di me", dice con un sorriso, consegnando sette biglietti per i pendolari.
Uno dopo l'altro, i sei automobilisti arrivano al casello, dollari in mano, solo per sentirsi dire: "Una signora lì davanti ha già pagato il biglietto per lei. Buona giornata".
La donna della Honda, si venne a sapere, aveva letto qualcosa su un biglietto attaccato ad un nastro adesivo al frigorifero di un amico: "Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso".
La frase sembrò rivolta direttamente a lei, e se la ricopiò.
Judy Foreman notò la stessa frase scritta con vernice a spruzzo sul muro di un magazzino, a 150 chilometri da casa sua. Per giorni le rimase in mente, e alla fine si arrese e ripercorse tutta la strada per ricopiarla. "Mi è sembrata incredibilmente bella", disse, spiegando perchè si mise a trascriverla in fondo a tutte le sue lettere, "come un messaggio dall'alto".
A suo marito Frank la frase piacque tanto che la appese alla parete dell'aula per i suoi alunni di seconda media, fra cui vi era la figlia di una giornalista locale. La giornalista la trascrisse nella sua rubrica sul quotidiano, ammettendo che, sebbene le piacesse, non ne conosceva la provenienza nè sapeva cosa volesse effettivamente dire.
Due giorno dopo ebbe notizie di Anne Herbert. Alta, bionda e quarantenne, la Herbert vive a Marin, una delle dieci contee più ricche degli USA, dove custodisce le case in assenza dei proprietari, svolge lavori saltuari, sopravvive. Fu in una tavola calda di Sausalito che la Herbert trascrisse su una tovaglietta di carta la frase che da giorni le ronzava in testa.
"E' meravigliosa!" disse un uomo seduto accanto, e la ricopiò attentamente sulla sua tovaglietta.
"Questa è l'idea", dice la Herbert. "Tutto ciò di cui pensi debba essercene di più, puoi farlo a casaccio."
   Tra le sue fantasticherie vi sono:
1) irrompere in una scuola dall'aspetto deprimente per dipingere le aule;
2) lasciare pasti caldi su tavoli da cucina nella parte povera della città;
3) fare scivolare denaro nel portamonete di una donna povera ma orgogliosa. Dice la Herbert: "La gentilezza può generare gentilezza, tanto quanto la violenza genera violenza".
Ora la frase si sta diffondendo, su adesivi, sui muri, in fondo alle lettere e ai biglietti da visita. Con il suo propagarsi, si diffonde anche la visione di una bontà di guerriglia.
A Portland, nell'Oregon, un uomo infila una moneta nel parchimetro di uno sconosciuto appena in tempo per non fargli prendere la multa. A Patterson, nel NewJersey, una dozzina di persone con secchi e stracci  e bulbi di tulipano calano su una casa cadente e la ripuliscono da cima a fondo mentre i fragili e anziani proprietari stanno a guardare, sbalorditi e sorridenti.
A Chicago un adolescente è intento a spalare un vialetto d'accesso quando lo coglie l'impulso: che cavolo, non mi vede nessuno, pensa, e spala anche il vialetto del vicino.
E' un'anarchia positiva, un disordine, un disturbo piacevole.
Una donna a Boston scrive "Buon Natale!" per gli impiegati della banca sul retro dei suoi assegni. Un uomo a Saint Louis, la cui auto è stata appena tamponata da una giovane donna, le fa cenno di andarsene dicendo: "E' un graffio. Non si preoccupi".
Gli atti di bellezza privi di senso si diffondono: un uomo pianta giunchiglie lungo la strada, con la camicia che gli si gonfia per la brezza sollevata dalle auto di passaggio. A Seattle un uomo si autonomina unico addetto al servizio d'igiene e vaga per le colline di cemento raccogliendo spazzatura in un carrello da supermercato.
Ad Atlanta un uomo strofina una panchina verde di un parco per cancellarne i graffiti.
Dicono che non si possa sorridere senza rallegrarsi un po'; allo stesso modo non si può compiere una gentilezza a casaccio senza sentirsi come se i propri guai fossero stati alleviati, se non altro perchè il mondo è diventato un luogo leggermente migliore.
E non si può essere destinatari di tali gentilezze senza provare uno choc, un sobbalzo piacevole. Se voi foste stati fra quegli automobilisti che si trovarono il biglietto del ponte pagato, chissà cosa sareste stati ispirati a fare per qualcun altro più tardi.
Avreste dato la precedenza a qualcuno all'incrocio? Avreste sorriso a un impiegato stanco? O qualcosa di più importante, di più grande?
Come tutte le rivoluzioni, la bontà da guerriglia comincia lentamente, con un unico atto. Che sia il Vostro!
Adair Lara

E' l'azione, non il frutto dell'azione, ciò che è importante. Devi fare la cosa giusta. Potrà non essere in tuo potere; potrà non avvenire nella tua epoca, che vi sia qualche frutto. Ma questo non significa che tu debba smettere di fare la cosa giusta. Potrai non sapere mai quali risultati derivano dalla tua azione. Ma se non fai niente, non vi sarà alcun risultato. 
GANDHI


postato da: mariluaureola alle ore 09:45 | link | commenti (17)
categorie: gentilezza
lunedì, 27 febbraio 2006

LE POSIZIONI ESISTENZIALI E IL COMPORTAMENTO

  La posizione esistenziale di ogni persona la porterà ad una serie di atteggiamenti e comportamenti la cui conoscenza può essere di estrema utilità per comprendere come ella si ponga nei confronti di se stessa, degli altri e della vita in generale. La persona in una posizione "Io sono ok, tu sei ok" sarà sempre in grado di offrire la sua massima stima e fiducia. Ella considererà ogni individuo valutandone i pregi ed i difetti; cercando in questo modo di comprendere, più che giudicare, gli eventuali comportamenti aberrati.
Colui che si trova nella posizione "Io sono ok, tu non sei ok" è chiaramente diffidente e cercherà in tutti i modi di invalidare ogni consiglio, o suggerimento, che comporti un lavoro da parte sua. Ciò che egli cerca, in fin dei conti, è la convalida della sua posizione esistenziale. Il fatto di non riuscire a risolvere i suoi problemi neppure seguendo i consigli altrui non fa altro che rinforzare la sua posizione "Io sono ok, ma tu no". 
Al contrario di ciò che potrebbe apparire, la persona nella posizione esistenziale "Io non sono ok, tu sei ok" non è per niente facile da trattare. In un primo tempo si presenterà a voi con un'atteggiamento di assoluta incompetenza e sudditanza. Non fatevi ingannare, una conoscenza più approfondita vi dimostrerà che ogni collaborazione, da voi eventualmente richiesta, non sarà per nulla considerata.
Questo è il modo per suffragare la sua posizione esistenziale, dopo tutto se riesce a scaricare qualche responsabilità su di voi può chiamarvi in concorso di colpa e come dice il famoso adagio: "Mal comune mezzo gaudio".
La persona che occupa l'ultima posizione esistenziale: "Io non sono ok, tu non sei ok" è certamente la più difficile da trattare. Difficilmente verrà da solo a chiedervi aiuto; la maggior parte dei casi vi sarà stato costretto da coloro a cui rende la vita insopportabile.


 

Esercizi con le posizioni esistenziali

Cerca di definire in quale posizione collocheresti le persone che così si esprimono: 
Nei confronti di se stesse:
- Io, se mi metto, riesco a fare qualcosa di buono.
- Non sono capace di fare niente.
- Luigi è veramente in gamba, io, invece, non valgo nulla.
- Io non merito di vivere.
- Ce l'hanno tutti con me.
- Noi uomini siamo solo degli animali. 
Nei confronti degli altri:
- La gente è magnifica.
- Sei non ci fossi io questa famiglia andrebbe a rotoli.
- Tu che sei bravo, mi puoi dire come combattere la stitichezza?
- Cercano tutti di approffitarsi di me.
- Nessuno me
rita la mia fiducia.
- Tutti, in fondo, hanno qualcosa di buono. 

Esame individuale:
Può esserti utile, quando hai compreso quanta percentuale di queste posizioni esistenziali sono presenti nel tuo carattere, rappresentarle come fette di torta, dividendo un cerchio che hai disegnato a questo scopo.
Quindi osserva la fetta più grande e decidi se è il caso di rivedere qualcosa del tuo comportamento oppure no. Ricorda che ogni processo di crescita individuale inizia con la comprensione che "noi", prima di tutti gli altri, dobbiamo cambiare qualcosa della nostra vita.

 BIBLIOGRAFIA

  1. E. Berne, Guida per il profano alla psichiatria e alla psicanalisi,
    Edizioni Astrolabio, Roma, 1969.

  2. E. Berne, A che gioco giochiamo,
    Edizioni Bompiani, Milano, 1982.  
  3. Thomas A. Harris, Io sono Ok, Tu sei Ok,
    Rizzoli Editore, Milano, 1974. 


postato da: mariluaureola alle ore 17:45 | link | commenti (3)
categorie: psicologia transazionale2

LE POSIZIONI ESISTENZIALI

 I bambini piccoli sono particolarmente aperti a tutti i tipi di influenze. Il tocco, nelle prime 6 settimane di vita, ed anche dopo in misura minore, rappresenta un ele mento molto importante per creare nel bimbo un atteggiamento di sicurezza e fiducia. In seguito, con l'educazione, i bimbi vengono per così dire "programmati" e perdono in parte la loro sensibilità. I bimbi sono molto aperti e percepiscono i messaggi relativi a loro stessi ed al loro valore nelle prime esperienze di vita che consistono nell'essere toccati od essere ignorati dagli altri. Assai presto imparano a guardare le espressioni dei volti ed a rispondere ad esse così come accade per il tocco ed i suoni. Un bimbo che viene accarezzato ed a cui si parla dolcemente riceve perciò dei messaggi ben diversi di uno che viene ignorato o trattato malamente. Un bimbo che riceve pochi tocchi e poche attenzioni può, ad esempio, arrivare alla conclusione di essere una nullità e comunque qualcosa di non valido. Questo porterà in lui la sensazione di essere non a posto, in inglese NON OK. La prima cosa che un bimbo, già nei primi anni, decide confrontandosi con gli adulti è quale delle seguenti posizioni esistenziali ricoprirà nella vita:  

  • Io non sono ok, gli altri sì.  
  • Io sono ok, gli altri no.  
  • Io non sono ok, gli altri neppure.  
  • Io sono ok, anche gli altri lo sono.  

Il bimbo, pert anto , deciderà di assumere una posizioni che sarà dom inante nel suo carattere, mentre le altre, pur coesistendo, avranno un peso minore. Va notato che l'atteggiamento universale nella primissima infanzia è quello "Io non sono ok, gli altri sono ok". Questo accade perchè il bambino, a causa della sua situazione di dipendenza, si considera inevitabilmente inferiore alle figure adulte che lo circondano. Il bimbo, crescendo ed osservando coloro che lo circondano, potrà cambiare oppure no la sua posizione ed, eventualmente, accettarne una migliore o peggiore. Vediamo ora il carattere di una persona quando ha assunto una delle posizioni esistenziali:

1. Io non sono ok, gli altri sì.
Questa persona si sente inferiore agli altri e tenderà alla depressione; in effetti è ancora nella medesima posizione della sua primissima infanzia. 
2. Io sono ok, gli altri no.
È la persona che biasima gli altri per le sue miserie. Questa posizione viene assunta dai bambini malmenati brutalmente che arrivano a concludere "Se mi lasciano solo sto benissimo, io non ho bisogno di nessuno, lasciatemi solo". Di solito questa posizione è sorretta da odio anche se ben celato; spesso ne fanno parte i delinquenti, i fanatici ed i criminali. 
3. Io non sono ok, gli altri neppure.
Questa persona non ha alcun interesse nella vita, ne sono un esempio gli abulici. È la posizione assunta da coloro che non hanno avuto calore e attenzione nei primi mesi ed al loro posto hanno ricevuto rimproveri e percosse, magari anche dopo aver compiuto il secondo anno di età.
4. Io sono ok, anche gli altri lo sono.
È la persona che si piace e che accetta gli altri come sono. 

Mentre molti individui rimangono nella posizione "Io non sono ok, gli altri sì" per tutta la vita, ve ne sono di fortunati che furono aiutati dai genitori a superare questa posizione esistenziale ed a raggiungere quella "Io sono ok, gli altri sono ok". 
Va notato che, mentre le prime tre posizioni sono acquisite nella prima infanzia e a livello subconscio (in base alle esperienze vissute), la quarta può essere acquisita anche da adulti mediante una decisione cosciente. È la posizione migliore, ma può essere accettata solo quando si dispone di un numero notevole di informazioni su noi stessi e gli altri. 
Queste posizioni non appaiono mai nello stato puro in qu anto ogni persona, seppur in modo percentuale, tende a collocarsi in almeno tre di esse. In effetti anche una persona "Io sono ok, tu sei ok" difficilmente lo sarà in modo perfetto, ovvero al cento per cento. Se potessimo osservarla nel corso della sua vita noteremmo che in certi casi assumerà un atteggiamento di leggera superiorità (Io sono ok, tu non sei ok) oppure di inferiorità (Io non sono ok, tu sei ok). Sarà comunque difficile che arrivi ad assumere la posizione "Io non sono ok, tu non sei ok". 


postato da: mariluaureola alle ore 17:28 | link | commenti (4)
categorie: psicologia transazionale2

Analisi Transazionale

   Sto seguendo un Master di "Psicologia delle Relazioni Professionali", basato sul metodo dell'Analisi Transazionale.
Un metodo che analizza il modo di comunicare e le "transazioni" che si creano in una relazione.
Avendo iniziato il percorso sul Bambino interiore, che è basato su questo metodo, credo sia prima importante illustrarne i temi.
Quindi posterò (tratte dal sito del nostro amico dr. Mario Rizzi: "www.viveremeglio.org") alcune informazioni sulla psicologia transazionale.

Ecco il sommario di ciò che verrà trattato:

ELEMENTI DI ANALISI TRANSAZIONALE

Eric Berne è uno psicologo contemporaneo. Il suo grande merito è quello di aver elaborato un sistema di psicologia altamente semplificato che può essere insegnato a tutti, adolescenti compresi. La sua linea psicologica prende il nome di "Analisi Transazionale" per il fatto che si interessa dei meccanismi con cui gli individui interagiscono tra loro; meccanismi da lui definiti "transazioni". Per transazione, pertanto, si indica qualsiasi scambio che avviene tra due o più persone: un dialogo è una serie di transazioni, così come lo può essere uno scambio di gesti di affetto.
L'Analisi Transazionale prende in considerazione queste "transazioni", con particolar riguardo a quelle verbali, e ne deduce delle informazioni sulle quali è possibile basarsi per una eventuale terapia (o autoterapia), rivolta ad eliminare i vari elementi che possono risultare disturbanti nella vita psichica o affettiva di un individuo.

Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini non sono che attori, essi entrano ed escono; ed ogni uomo, nel suo tempo, recita molte parti. (Shakespeare).

Nel volume L'assassinio di Cristo, William Reich scrive che gli uomini, da tempi immemorabili, nascono in una "gabbia" di cui, a causa dell'abitudine, non vedono più nemmeno le parti. In questa gabbia ognuno cerca di fare il meglio che può, i musicisti la inondano di musica, i pittori ne riempiono di quadri le pareti, i negri ci cantano gli struggenti spirituals ed ognuno si ingegna di fare la sua parte.
Dal comportamento dipende la sopravvivenza. Questo vale per tutti gli esseri viventi però l'uomo, a differenza dell'animale, può cambiare l'ambiente in cui vive usando la sua intelligenza ed il suo ingegno.
La stessa intelligenza, che per tanti motivi è utile e necessaria, ha però sopito nell'uomo la saggezza istintiva. Egli necessita perciò di esempi, ed insegnamenti, per poter acquisire le modalità di comportamento che utilizzerà poi nel corso della vita. Questo fatto crea delle serie problematiche perchè non sempre i genitori, e gli educatori vari, sono in grado di fornire l'esempio più corretto, od i più saggi insegnamenti.
Il comportamento è pertanto la somma delle influenze, dei messaggi e delle esperienze, che ciascuno di noi ha catalogato dalla nascita in poi. Buona parte delle azioni che compiamo sono perciò automatiche anche se pensiamo di farle in completa consapevolezza e con la autodeterminazione più assoluta.
Quanto segue rappresenta un'analisi di alcuni dei comportamenti automatici, delle ragioni che li hanno instaurati e dei motivi che li mettono in azione. Vedremo pertanto le "tre posizioni esistenziali", i "tre ruoli fondamentali" che l'uomo può recitare sul grande palcoscenico della vita; i "giochi psicologici" che egli attua per certe finalità ed i "copioni" che egli recita per ottenere ciò che vuole o semplicemente per sopravvivere.
Una attenta lettura di quanto segue, ed un onesto esame del proprio modo di agire, potranno certamente aiutare a raggiungere un modo di vivere più libero, più sereno e decisamente migliore.


postato da: mariluaureola alle ore 12:08 | link | commenti (3)
categorie: psicologia transazionale1
sabato, 25 febbraio 2006

Caldomorbidi e freddoruvidi

LA STORIA DEI CALDOMORBIDI E FREDDORUVIDI 


C’era una volta un luogo, molto, molto, molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici. Fra queste persone felici ve n’erano due che avevano per nome Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con i loro due figli Elisa e Marco.
Per poter comprendere quanto erano felici dobbiamo spiegare come erano solite andare le cose in quel tempo e in quel luogo.
Vedete, in quei giorni felici, quando un bimbo nasceva trovava nella sua culla, posto vicino a dove appoggiava il suo pancino, un piccolo, soffice e caldo sacchetto morbido. E quando il bambino infilava la sua manina nel sacchetto, poteva sempre estrarne un… “caldomorbido”.
I caldomorbidi in quel tempo erano molto diffusi e richiesti perché in qualunque momento una persona ne sentisse il bisogno poteva prenderne uno e subito si sentiva calda e morbida a lungo.
Se per qualche motivo la gente non avesse preso con una certa regolarità dei caldomorbidi, avrebbe corso il rischio di sviluppare dentro una strana e rara malattia. Era una malattia che partiva dalla spina dorsale e che lentamente portava la persona ad incurvarsi, ad appassire e poi a morirne.
In quei giorni era molto facile avere dei caldomorbidi e si incontrava sempre qualcuno che ne chiedeva e qualcuno che ne dava volentieri. Quando uno, cercando nel suo sacchetto, tirava fuori un caldomorbido, questo aveva la dimensione di un piccolo pugno di bambina ed un colore caldo e tenero. E subito, vedendo la luce del giorno, questo sorrideva e sbocciava in un grande e vellutato caldomorbido.
E quando veniva posto sulla spalla di una persona, o sulla testa, o sul petto, e veniva accarezzato, piano piano si scioglieva, entrava nella pelle, e permetteva subito alla persona di sentirsi bene e a lungo.
La gente in quel tempo si frequentava molto e si scambiava reciprocamente caldomorbidi. Naturalmente erano sempre gratis ed averne a sufficienza non era mai un problema.
Come dicevamo poc’anzi, con tutta questa abbondanza di caldomorbidi, in questo paese tutti erano felici e contenti, caldi e morbidi, la maggior parte del tempo.

Ma, un brutto giorno, una strega cattiva che viveva da quelle parti si arrabbiò, perché, essendo così tutti felici e contenti, nessuno comprava le sue pozioni e i suoi unguenti.
A questo punto la strega, che era molto intelligente, studiò un piano diabolico.
In una bella mattina di primavera, mentre Vera giocava serena in un prato coi bambini, avvicinò Luca e gli sussurrò all'orecchio:
“Guarda Luca, guarda Vera come sta sprecando tutti i caldomorbidi che ha, dandoli a Elisa. Sai, se Elisa se li prende tutti, può darsi che a lungo andare non ne rimanga più nessuno per te”.
Luca rimase a lungo soprappensiero. Poi si voltò verso la strega e disse:
"Intendi dire che può darsi che non troveremo più un caldomorbido nel nostro sacchetto tutte le volte che lo cercheremo?".
E la strega rispose: "No, assolutamente no. Quando saranno finiti, saranno finiti. E non ne avrai assolutamente più".
Detto questo volò via sghignazzando fra sé.
Luca fu molto colpito da quanto aveva detto la strega e da quel momento cominciò ad osservare e a ricordare tutti i momenti in cui Vera dava caldomorbidi a qualcun altro.
Da quel momento cominciò ad essere timoroso e turbato perché gli piacevano i caldomorbidi di Vera e non voleva proprio rimanere senza. E pensava pure che Vera non facesse una cosa buona dando tutti quei caldomorbidi ai bambini e alle altre persone.
Cosi cominciò ad intristirsi tutte le volte che vedeva Vera dare un caldomorbido a qualcun altro. E poiché Vera gli voleva molto bene, essa smise dì dare così spesso caldomorbidi agli altri, riservandoli invece per lui.
I bambini, vedendo questo, cominciarono naturalmente a pensare che fosse una cattiva cosa dar via caldomorbidi a chiunque ed in qualsiasi momento venissero richiesti o si desiderasse farlo e, piano piano, senza quasi nemmeno accorgersene, diventarono sempre più timorosi di perdere qualcosa.
Così anch'essi divennero più esigenti. Tennero d'occhio i loro genitori e quando vedevano che uno di loro dava un caldomorbido all'altro anche loro impararono ad intristirsi. E così anche i loro genitori se ne davano sempre di meno e di nascosto perché così pensavano che non li avrebbero fatti soffrire.
Sappiamo bene come sono contagiosi i timori. Infatti, ben presto queste paure si sparsero in tutto il paese e sempre meno ci si scambiava caldomorbidi.
Nonostante ciò le persone potevano comunque sempre trovare un caldomorbido nel loro sacchetto tutte le volte che lo cercavano, ma essi cominciarono a cercare sempre meno, diventando intanto sempre più avari.
Presto la gente cominciò a sentire mancanza di caldomorbidi e iniziò così a sentire meno caldo e meno morbido. Poi qualcuno di loro cominciò ad incurvarsi e ad appassire e talvolta la gente persino moriva. Quella malattia, dovuta alla mancanza dì caldomorbidi, che prima della venuta della strega era molto rara, ora colpiva sempre più spesso.
E sempre più la gente andava ora dalla strega per comprare pozioni e unguenti, ma, nonostante ciò, non aveva l'aria di star meglio.

Orbene, la situazione stava diventando di giorno in giorno più seria. A pensarci bene la strega cattiva in realtà non desiderava che la gente morisse (infatti pare che i morti non comprino balsami e pozioni), così cominciò a studiare un nuovo piano. Fece distribuire gratuitamente a ciascuno un sacchetto in tutto simile al sacchetto dei caldomorbidi eccetto che per il fatto che questo era freddo mentre l'altro era caldo. Dentro il sacchetto della strega infatti c'erano i “freddoruvidi”. Questi freddoruvidi non facevano sentire la gente calda e morbida ma la facevano sentire fredda e ruvida. Comunque fosse, i freddoruvidi un effetto ce l’avevano: impedivano infatti che la schiena della gente si incurvasse più di tanto e, anche se sgradevoli, servivano a tenere in vita le persone che abitavano in questo luogo che una volta era stato felice.
Così tutte le volte che qualcuno diceva: "Desidero un caldomorbido", la gente che era arrabbiata e spaventata per il loro rarefarsi, rispondeva: "Non ti posso dare un caldomorbido, gradisci però un freddoruvido?".
E a volte capitava anche che due persone che passeggiavano insieme pensavano che avrebbero potuto scambiarsi dei caldomorbidi, ma una o l'altra delle due, aspettando che fosse l'altra ad offrirglielo, finiva poi per cambiare idea, ed essi finivano per scambiarsi dei freddoruvidi.
Stando così le cose ormai sempre meno gente moriva di quella malattia, ma un sacco di persone erano sempre infelici e sentivano molto freddo e molto ruvido.
E' inutile dire che questo fu un periodo d'oro per gli affari della strega.
La situazione si complicava ogni giorno di più. I caldomorbidi che una volta erano disponibili come l'aria divennero una cosa di grosso valore e questo fece sì che la gente fosse disposta ad ogni sorta di cose pur di averne. In certi casi i caldomorbidi venivano estorti con un po' d'inganno, in altri con un po' di violenza e quando questo avveniva succedeva una cosa strana, che non sorridevano più e s'illuminavano poco a poco e di un colore amaro. Prima che la strega facesse la sua apparizione la gente usava stare in gruppi di tre o di quattro o anche di cinque persone senza minimamente preoccuparsi di chi fosse a dare i caldomorbidi. Dopo la venuta della strega la gente cominciò a tenere per sé tutti i propri caldomorbidi, e a darli al massimo ad un'altra persona. Qualche volta succedeva che quelli che davano a persone esterne dei caldomorbidi si sentivano in colpa perché pensavano che il proprio partner molto probabilmente ne sarebbe stato dispiaciuto e geloso. E quelli che non avevano trovato un partner sufficientemente generoso andavano a comprare i loro caldomorbidi e questo gli costava molte ore di lavoro per racimolare il denaro.
Un'altra cosa sorprendente ancora succedeva. Alcune persone prendevano i freddoruvidi, che si trovavano facilmente e gratuitamente, li camuffavano ad arte con un apparenza piacevole e morbida e li spacciavano per caldomorbidi. Questi caldomorbidi contraffatti venivano chiamati caldomorbidi di plastica e finirono per procurare guai maggiori.
Per esempio, quando due persone si volevano scambiare reciprocamente dei caldomorbidi pensavano, è ovvio, che si sarebbero sentiti bene, ma in realtà succedeva che nulla cambiava e continuavano a sentirsi come prima e forse anche un pochino peggio. Ma poiché pensavano in buona fede di essersi scambiati dei caldomorbidi genuini, rimanevano molto confusi e disorientati, non comprendendo che il loro freddo e le loro sensazioni sgradevoli erano in realtà il risultato del fatto che si erano scambiati caldomorbidi di plastica.
Così la situazione peggiorava di giorno in giorno.
I caldomorbidi erano sempre più rari e, a volte, anche guardati con sospetto, perché si confondevano con quelli di plastica, contraffatti. I freddoruvidi erano abbondanti e sgradevoli e tutti pareva volessero regalarli agli altri. C'era molta tristezza, paura e diffidenza e tutto questo era iniziato con la venuta della strega, che aveva convinto le persone che a forza di scambiarsi caldomorbidi un giorno non lontano avrebbero potuto cercare nel proprio sacchetto caldo e scoprire che erano finiti.
Passò ancora del tempo ed un giorno una graziosa e florida donna nata sotto il segno dell'Acquario giunse in quel paese sfortunato portando il suo sorriso limpido e caldo.

Essa non aveva mai sentito parlare della strega cattiva e non nutriva alcun timore che i suoi caldomorbidi finissero. Li dava liberamente anche quando non erano chiesti. Molti la disapprovavano perché pensavano che fosse sconveniente che i bambini vedessero queste cose e temevano dei guasti nella loro educazione.
Ma essa piacque molto ai bambini, tanto che la circondavano in ogni momento. Ed anche loro cominciarono a provare gusto nel dare agli altri caldomorbidi quando gliene veniva voglia. I benpensanti corsero ben presto ai ripari facendo approvare una legge per proteggere i bambini da un uso spregiudicato di caldomorbidi. Per questa legge era un crimine punibile dare caldomorbidi ad altri che non alla persona per cui si aveva avuta la licenza. E per maggiore garanzia queste licenze di darsi caldomorbidi si potevano avere per una sola persona e spesso duravano tutta la vita.
Molti bambini comunque fecero finta di non conoscere la legge e in barba a questa continuarono a dare ad altri caldomorbidi quando ne avevano voglia o quando qualcuno glieli chiedeva. E poiché c'erano molti, molti bambini... così tanti forse quanto i benpensanti... cominciò ad apparire chiaro che la cosa era molto difficile da contenere.
A questo punto sarebbe interessante sapere come andò a finire. Riuscì la forza della legge e dell'ordine a fermare i bambini? Oppure furono invece i benpensanti a scendere a patti? E Luca e Vera, ricordando i giorni felici dove non c'era limite di caldomorbidi, ricominciarono a donarli ancora liberamente?
La ribellione serpeggiava ovunque nel paese e probabilmente toccò anche il luogo dove vivete. Se voi volete, ed io sono sicuro che voi vogliate, potete unirvi a loro a dare e chiedere caldomorbidi, e in questo modo diventare autonomi e sani senza più il rischio che la vostra spina dorsale si ripieghi soffrendo e possa appassire.

(Claude Steiner 1969) 
 


postato da: mariluaureola alle ore 21:57 | link | commenti (8)
categorie: favola
venerdì, 24 febbraio 2006

Pessimismo?

Grazie a tutti per i commenti al post precedente! Marina parla di "pessimismo", alcuni dicono che non cambia nulla tra i rapporti internettiani e quelli della vita reale. Io penso....

Pessimismo? Ci si separa come prima? I rapporti in Internet sono come quelli nella vita reale?
Ho scritto il post  precedente perché partendo dalla mia esperienza personale mi sono accorta che chi diventa "internet-dipendente" fa fatica a capirlo, un po' come un alcolista fa fatica ad ammettere di essere alcolizzato, e tende a isolare le persone che ama, nella fattispecie il partner. A volte i partner si lamentano, a volte si stancano di lamentarsi...
Alla nostra coppia è successo e abbiamo rischiato grosso, se ambedue non avessimo cercato e accettato confronto e dialogo ora probabilmente non saremmo più insieme.
Quante coppie affrontano la situazione dell'attaccamento internettiano del proprio partner e quante invece lo subiscono incrementando rancori e insoddisfazioni?


Internet è utile e su questo siamo tutti d'accordo!
Il blog è uno strumento interessante che ti permette di conoscere (chi più, chi meno) diverse persone, alcune delle quali possono diventare amicizie. E fin qui siamo tutti d'accordo!


Ma quanto tempo passiamo in chat/blog/internet togliendolo al nostro partner?
Quanto i rapporti creati in Internet ci sembrano più appaganti/interessanti/stimolanti rispetto al rapporto col nostro partner?
Se preferiamo passare le serate a chattare o bloggare invece di fare l'amore o chiacchierare con il nostro partner, non c'è qualcosa che non va?
Se ci stimola di più una chiacchierata in chat o scrivere-leggere i commenti su un blog piuttosto che un bacio o un abbraccio... beh, allora fermiamoci e interroghiamoci! Prima che sia troppo tardi e ci dobbiamo trovare un partner magari in Internet perché il nostro ci ha lasciato.



postato da: mariluaureola alle ore 22:41 | link | commenti (5)
categorie: internet-matrimonio

Internet fa male ai matrimoni

Fonte: City ANSA  del 24-2-06


SEMPRE PIU' L'AMORE SBOCCIA ONLINE E FA MOLTO MALE AI MATRIMONI

Chat, blog, newsgroup e siti per scaricare i file sono diventati "luoghi" in cui innamorarsi. Si calcola addirittura che nel 2025 il 30% delle coppie occidentali si sarà conosciuto in rete.
Ma Internet non dà solo la possibilità di trovare l'amore: aumentano i casi di matrimoni e relazioni stabili finite per colpa di un nuovo tipo di tradimento, quello "virtuale".
Il tradimento online, infatti, è un fenomeno in crescita. I dati riportati da Daniele la Barbera, direttore della clinica psichiatrica dell'Università di Palermo, durante l'XI Congresso della Società Italiana di Psicopatologia, parlano chiaro: sono 3 milioni gli italiani che chattano e in quest'ultimo periodo le coppie che si lasciano per colpa di tradimenti virtuali (spesso motivo di addebito nelle cause di separazione e divorzio) sono aumentate.
Ma chi sono gli "amanti della rete"? Ci sono varie categorie di persone - ha spiegato La Barbera - molti sono i cosiddetti "sensation seeking", ossia coloro alla continua ricerca di sensazioni, emozioni, novità, persone curiose che non hanno problemi di adattamento sociale ma per i quali il web rappresenta un'infinita fonte di novità. Poi ci sono gli introversi, coloro che hannoproblemi relazionali nella vita reale e che corrono il rischio di perdere il controllo con la realtà e diventare "internet-dipendenti".
Ma per fortuna, Internet ha anche dei meriti: "Abbiamo vari casi di persone che la chat ha aiutato a uscire da un periodo difficile, riavvicinandole in maniera più graduale alla realtà da cui si erano volontariamente allontanati".
Internet come cura, quindi, per la salute e per la mente. Ma soprattutto per il cuore, perché uno dei dati più interessanti riguarda appunto l'amore e la possibilità di conoscere l'anima gemella guardando il monitor del proprio computer.
E' del 20-30% l'incremento annuo di relazioni che nascono da rapporti online - ha concluso La Barbera - e la stima è che nel 2025 il 30% delle coppie occidentali sarà costituita da soggetti che hanno avuto il primo approccio in rete.
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Che ne pensate, popolo internettiano?


postato da: mariluaureola alle ore 10:27 | link | commenti (9)
categorie: internet-relazioni
giovedì, 23 febbraio 2006

DEFINIRE IL BAMBINO INTERIORE

  Il bambino interiore vive un intero spettro di emozioni intense, dalla gioia al dolore, dalla felicità alla tristezza. Il bambino interiore funziona nei modi d'essere, sentire e vivere dell'emisfero destro del cervello, in qu anto  opposto all'adulto che funziona secondo le modalità del fare, pensare e agire dell'emisfero sinistro del cervello, il quale  ha tuttavia anche lui tutto un arco di emozioni. Il "fare" fa riferimento al mondo fisico e all'ambito dell'agire nella realtà esterna, mentre "l'essere" fa riferimento all'esistenza interiore, emozionale e spirituale. Il "fare" costituisce un'esperienza attinente la realtà esterna mentre "l'essere" costituisce un'esperienza interiore. 
  Il bambino è la parte istintuale della nostra personalità, rappresenta le nostre emozioni "viscerali". Talvolta è stato fatto riferimento al bambino come all'inconscio, ma se non ne siamo consapevoli è solo perché gli abbiamo dedicato troppa  poca attenzione. L'inconscio risulta immediatamente accessibile alla coscienza quando desideriamo seriamente conoscerlo. Il nostro bambino interiore ha in sè le emozioni, i ricordi e le esperienze della nostra infanzia, che ci è dato rievocare quando cerchiamo di apprendere da lui. Possiamo guardare al bambino da due diverse angolazioni: da un lato considerando il bambino in qu
anto amato dall'adulto interiore, dall'altro, in qu anto non amato, criticato, trascurato e abbandonato. In ogni dato momento questo bambino o è amato o non è amato dall'adulto interiore. e le sue emozioni e i suoi comportamenti sono la diretta conseguenza della scelta dell'adulto di conoscerne i desideri, i bisogni e le emozioni, nonchè di assumersene le responsabilità, oppure di difendersi da questa consapevolezza e da questa responsabilità.

 


postato da: mariluaureola alle ore 14:33 | link | commenti (5)
categorie: il bambino interiore1
mercoledì, 22 febbraio 2006

Il bambino interiore

La crescita personale parte sempre dalle domande che l'anima in crescita si pone: perché vi è un numero così ele vato di matrimoni infelici? Perché vi è tanta criminalità, violenza e odio? Perché vi è così tanta tensione, ansia e malattia? Perché la violenza sui bambini è così diffusa? Perché vi sono tante persone infelici, gente angosciata, individui con una scarsa autostima, persone che si sentono sole e vuote? 
La nostra cultura abbonda di gente affetta da qualche forma di assuefazione (alcol, droghe, cibo, sigarette, lavoro, TV, danaro, potere, relazioni, religione, approvazione, assistenza, sesso, affetti, romanticherie, Internet, chat, Blog, Pc, ecc.), tutti i modi per colmare il proprio vuoto dall'esterno. Per quale ragione? Perché siamo interiormente così vuoti da ricercare continuamente modi nuovi di colmarci dall'esterno? Che cosa è accaduto nella nostra società da condurci a un tale vuoto?

La condizione umana naturale è un cuore colmo d'amore e di luce, così ricolmo da profondere amore e luce a ogni respiro. Ma molti di noi sono ormai lontanissimi da questa condizione naturale, talmente lontani che tutto ciò che sono capaci di sentire è proprio un senso di vuoto al livello del cuore. E quando abbiamo il cuore vuoto, quando non sappiamo come colmarlo dall'interno, allora non ci rimane altro che tentare di riempirlo dall'esterno.
Il nostro senso di isolamento e di abbandono potrà essere trasceso solt anto se vivremo la totalità e il contatto interiori. Ci sentiamo soli quando perdiamo il contatto con noi stessi e a questa solitudine si aggiunge poi un sentimento di abbandono in qu anto non sappiamo come entrare in contatto con gli altri finché non stabiliamo quel primo contatto con noi stessi. Come possiamo imparare a colmare il nostro vuoto dall'interno? Come creiamo il nostro stesso vuoto e la nostra solitudine e come possiamo raggiungere la pienezza? Cosa dobbiamo fare per amarci? E' quando ci amiamo che ci si colma il cuore, e l'amore trabocca verso gli altri. Non siamo in grado di amare gli altri più di qu anto amiamo noi stessi  e non siamo in condizione di ricevere amore dagli altri finchè non riceviamo il nostro stesso amore...

Buon viaggio a tutti....comincia il nostro cammino...

 "Tutte le persone che noi chiamiamo "geni", sono uomini e donne che in qualche modo sono sfuggiti al pericolo di assopire quello strano e meraviglioso bambino che è in loro".  [Barbara Sher Wishcraft ]

 

 In ognuno di noi, ci sono due aspetti distinti della personalità: l'adulto e il bambino. Quando queste due parti sono in relazione e lavorano in comunione, si ha interiormente un senso di totalità. Quando non sono in contatto fra loro, o perché ferite, o perché presentano delle disfunzioni o perché sono ferme nel loro sviluppo, si ha interiormente un senso di conflitto, di vuoto e solitudine.
E' molto importante avere una comprensione chiara e una visione positiva del  bambino interiore.
Per tradizione, nella nostra cultura, ai bambini è stata riservata una minore considerazione di quanta non ne sia stata riservata agli adulti e rispetto a questi ultimi sono stati considerati meno importanti e meno saggi. Da bambini in genere, ci sentiti impotenti; di conseguenza, spesso assimiliamo l'impotenza e l'essere privi di importanza all'essere bambini. Inoltre, dato che spesso siamo stati tacciati di essere cattivi e fonte di dispiacere, forse riteniamo il nostro bambino interiore un seccatore. Se da bambini non siamo stati veramente apprezzati, può risultare difficile apprezzare il bambino che è in noi. 

Comprendere e apprezzare il nostro bambino è essenziale per acquistare la nostra interezza.

 

 

 

 

 

 


postato da: mariluaureola alle ore 09:27 | link | commenti (8)
categorie: il bambino interiore2
martedì, 21 febbraio 2006

PERDONO E LIBERAZIONE

Uno dei lavori più importanti che ho fatto per la mia crescita personale e spirituale è stato quello di eliminare i rancori, i sensi di colpa, perdonarmi e perdonare chi mi ha offeso, tradito. Non c'è nulla che renda liberi come il perdono. I sensi di colpa abbruttiscono e la vendetta è un veleno che non dà soddisfazione.
Oggi voglio ricordare nel Blog come il perdono sia liberazione.

          PERDONO E LIBERAZIONE

Libera traduzione tratta dal libro: "The laws of healing" (Le leggi della guarigione) by C. Ponder
 

Vi è una legge immutabile ed inesorabile che stabilisce che dove vi è una malattia vi è pure un problema di perdono; è sorprendente come molte persone cercano di guarire senza prima essersi liberati dalle emozioni negative causa profonda della malattia stessa.
Il cancro spesso è l'indicatore di un forte rancore, se non di odio, ed il punto dove è localizzato ci può indicare quale emozione negativa né stata la causa, esempio: amarezza, intolleranza, criticismo esasperato, ecc. La mente è vicina al corpo e le emozioni negative sono una sorgente di intossicazione. Il perdono dissolve le abitudini negative e le memorie che si trovano localizzate nella mente cosciente ed in quella subconscia.
I kahunas delle Hawaii definivano il complesso di colpa come qualcosa che ci divora dall'interno ed avevano elaborato delle vere e proprie cerimonie di guarigione centrate sul perdono. 

Il perdonare significa letteralmente "donare per" ovvero dare qualcosa in cambio. Nel perdonare non è necessario che noi andiamo a prostrarci ai piedi dell'offeso. In definitiva perdonare significa lasciar perdere qualcosa che a suo tempo non si è stati capaci di tralasciare. Per perdonare non è neppure necessario che si debba contattare la persona interessata, se ciò capita accettiamolo. Quando avremo perdonato cambieremo i nostri atteggiamenti e questo, di riflesso, farà cambiare i suoi atteggiamenti nei nostri confronti.
Può succedere che in noi vi siano odi e risentimenti sepolti da anni, anche se sepolti essi sono pur sempre in noi ed emanano in continuazione delle energie negative che avvelenano la nostra aura e la nostra salute. È sufficiente persistere con il pronunciare la formula di perdono data più avanti perchè l'intenzione entri nell'anima e, nel tempo, la ripulisca. Tale formula va recitata prima del sonno ed è probabile che necessitino dei mesi affinche la sensazione di essere finalmente liberi entri in noi.
Può anche succedere che giorno dopo giorno affiorino nella nostra memoria dei ricordi del passato aventi un contenuto che il nostro perdono è riuscito a liberare. Meditate giornalmente pronunciando questa formula con intenzione, fiducia e perseveranza, i risultati non mancheranno.

Io perdono qualsiasi cosa, o persona, che possa aver bisogno del mio perdono nel tempo presente ed in quello passato. Io perdono loro con piena intenzione. Io sono libero ed essi sono liberi. Ogni cosa è stata sistemata tra me e loro, per sempre.

Risentimento, condanna, e il desiderio di fargliela pagare, rovinano la nostra salute. Pertanto vanno eliminati se desideriamo ritrovare la pace, la serenità e la salute. Perdonare non è difficile, dobbiamo soltanto acquisire tale abitudine.


postato da: mariluaureola alle ore 09:35 | link | commenti (12)
categorie: perdono
lunedì, 20 febbraio 2006

Schemi familiari

I confronti e gli spunti di riflessione avvenuti tra Sergio e me in questi ultimi mesi ci hanno fatto capire come gli schemi familiari incombono su una coppia anche quando i due partner pensano di averci già lavorato abbastanza, anche quando pensano di aver risolto i reciproci nodi dell'infanzia e dell'adolescenza e i conseguenti soprusi dubiti durante l'educazione.

In realtà non è così! Non è così facile uscire dagli schemi familiari e la coppia è uno strumento meraviglioso per lavorare su noi stessi e aiutarci a vedere i processi del passato e, ove possibile, guarirli.


Quando Sergio ed io siamo diventati una coppia, abbiamo preparato e organizzato un corso per le relazioni.
Dal materiale di questo corso inserisco qui alcuni brani su un lavoro fatto che forse possono essere utili a chi legge.


DISEGNARE LA VS FAMIGLIA

    Fate un disegno della vs. famiglia, non dovete essere un bravissimo artista per far questo.

 Una famiglia è un sistema di legami e limiti, abbiamo dei legami con le altre persone e abbiamo anche delle barriere tra noi e le altre persone e non c'è nessuna risposta giusta su come dovrebbero essere organizzate le barriere o su come dovrebbero essere organizzati i nostri limiti con gli altri.  Provate a disegnare sul vostro foglio è un cerchio, tratteggiato. Nella vostra famiglia c'era probabilmente il padre: quindi disegnate un padre; nella vostra famiglia c'era probabilmente una madre: disegnate la madre. Da questo punto in poi il disegno sarà diverso per ognuno di voi, in base a come era costituita la vostra famiglia.   

Nel disegno indicate, oltre ai genitori, voi, i vostri fratelli e gli eventuali altri parenti (nonni, zii) che facevano parte del vostro gruppo familiare (se vivevano con voi).  Alcune persone possono essere state presenti solo in certi periodi, voi fate il disegno con riferimento a una data epoca, potrete poi fare altri disegni.  

A un certo punto avrete un caos di diversi personaggi. La domanda ora è: “Che tipo di ruolo avevano questi personaggi all'interno della famiglia?”.  Disegnate tutte le persone e, se ci sono nella vostra famiglia molti membri, magari potete scriverne il nome vicino al disegno.  
 

Tra le varie persone c’erano legami, oppure barriere più o meno intensi, potete indicarli con dei tratti più o meno spessi. 
Non sappiamo come poteva essere la situazione nella vs. famiglia e probabilmente non era lo stesso tipo di rapporti ogni anno, poiché le cose cambiavano. Se, per esempio nasceva un fratellino o una sorellina, lo scenario cambia; è una cosa dinamica. 
Ovviamente le persone avevano anche dei limiti, delle barriere e in alcuni casi questi limiti erano molto deboli. 
Cercate di disegnare il più dettagliatamente possibile quali erano le dinamiche che intercorrevano nella vostra famiglia. Durante questo corso verrete in contatto all'interno di voi stessi con più informazioni su queste dinamiche.

I GENITORI

 Un'altra cosa che si può dire sui rapporti con i genitori è realizzare prima di tutto che i vs. genitori erano insieme prima che voi nasceste, quindi il loro rapporto era già definito prima del nostro arrivo. 
Il segreto è di stabilire un rapporto con i propri genitori uno per volta, e una volta che cominciate a far questo, tutto diventa più facile. Un'altra cosa che dovreste fare, se siete adulti, è dire ai vs. genitori di ritirarsi (madre che si intromette e dà consigli non richiesti, ringraziare ma chiederle di non intromettersi più). Un'altra cosa da realizzare sui genitori è che loro sono totalmente sopraffatti dal senso di colpa, sono sicuri di aver fatto un pessimo lavoro e si preoccupano costantemente di quale orrendo lavoro abbiano fatto con voi, quindi ditegli che hanno fatto un "ottimo lavoro" e ringraziateli, così si rilasseranno di più e sarà molto più facile per voi avere un rapporto con loro. 

Ci sono maniere diverse di pensare ai genitori, che determinano “tre tipi di genitori:
1. Una maniera è pensare ai nostri genitori in un modo molto ampio, “cosmico”. I vs. genitori cosmici sono due pezzetti della vita che voi avete scelto per manifestarvi nella vita stessa

2. C’è un altro tipo di genitori, che vivono a Milano, a Palermo, da qualche parte del mondo o forse non vivono più, magari sono al cimitero. 
Forse i vostri genitori li andate a trovare per Natale, o forse li vedete la domenica. 
Questo tipo di genitori, “fisici” (quelli che vivono a Milano...) non hanno più nella nostra vita così tanta importanza, perché non li vedete più ogni giorno. 

3. E poi c’è un  terzo tipo di genitori sono quelli che hanno veramente importanza, sono quelli che vivono nella vs. mente, sono quelli dentro la vs. mente, quelli che continuano a darvi istruzioni e vi giudicano senza essere invitati a farlo, sia che questo vi piaccia oppure no.

 

Questi, quindi sono quelli che hanno importanza per voi, soltanto per il fatto che sono lì con voi tutto il santo giorno. Non puoi andartene in America a vivere e sperare così di allontanarti da loro, te li porti ovunque tu vada. In questo vi può aiutare l’uso delle affermazioni. Poter accettare quelle “vocette” strane che sono dentro di voi e poterne abbassare il volume, in un certo senso questo è quello che faremo durante questo week-end: far pace con quei genitori che abbiamo sempre, costantemente nella nostra mente
Il disegno è soltanto una rappresentazione grafica di quello che è accaduto nella realtà. Il disegno non è la parte importante, quello che ha veramente importanza è se riuscite ad accettare quello che accadde. 
 

Ovviamente le cose sono cambiate, le cose cambiano, quindi quello che è importante, facendo il disegno è ciò che accadde a quel tempo; Ad esempio, se tuo padre è morto quando avevi 10 anni, questa sua scomparsa avrebbe cambiato tutta la dinamica e se tua madre si è risposata con qualcun altro, quando tu avevi 12 anni, di nuovo questo fatto ha cambiato tutto. Quindi non è una immagine immobile ma è come una specie di film. Lo scopo qui non è semplicemente fare il disegno, il diagramma è semplicemente un aiuto per farvi capire quello che è accaduto. Serve a esaminare gli avvenimenti della nostra esistenza dalla nascita ad oggi cercando di capirne le dinamiche e gli scopi.

Sia io che Sergio siamo a disposizione, se lo desiderate potete scriverci in pvt per chiarimenti.


postato da: mariluaureola alle ore 09:44 | link | commenti (4)
categorie: famiglia
venerdì, 17 febbraio 2006

L'angelo-messaggero



Oggi mi è capitata una cosa interessante, ho ricevuto un invito ad iscrivermi ad un Blog privato. 
Ho accettato l'invito con una certa curiosità, e ... ho incontrato un angelo!
Il post di oggi del mio ospiite infatti dice:


"Se cerchi gli angeli... non guardare molto lontano... essi non sono distanti... ma sono qui vicono a noi... vestono i nostri abiti, sorridono con il nostro volto, vivono in noi."

In questo periodo in cui sto rivedendo il mio percorso spirituale, in cui sto parlando con Sergio del nostro passato e del nostro presente, in cui la vita mi porta a riverificare le mie scelte, mi arriva un messaggio "angelico" che in maniera dolce, come solo gli angeli sanno fare mi riporta a quello che è il nostro cammino insieme, iniziato proprio con i messaggi di un angelo: Jezael, l'angelo della coppia.

Chi sono gli angeli?
Il termine "Angelo" deriva dal greco 'angelos' che significa messaggero; noi consideriamo infatti questo Essere spirituale il messaggero di un certo numero di istruzioni che concernono la nostra natura più profoda e la nostra evoluzione, che ci permettono di crescere ed ottenere una maggiore armonia interiore.

"Milioni di creature spirituali si muovono non viste sulla terra, quando siamo svegli, come quando dormiamo"
[John Milton, Il Paradiso perduto]


postato da: mariluaureola alle ore 10:14 | link | commenti (20)
categorie: angeli
mercoledì, 15 febbraio 2006

Miglioramento

Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto privatamente o attraverso i commenti sull'argomento "Fervono i confronti".

Vi aggiorno: ci sono netti miglioramenti!

Sergio, che è una persona che accetta il confronto, ha riconosciuto che le mie richieste non erano poi così "campate in aria" e che ci si poteva venire incontro senza che nessuno di noi due fosse insoddisfatto. Il dialogo ha dato i suoi frutti e ora, quando siamo ambedue a casa, leggiamo o facciamo ricerche sul PC rimanendo vicini e discutendo su ciò che scopriamo e confrontando le scoperte e le idee. Può darsi che da questo nasca qualcosa da creare insieme o forse no, ma quel che conta è che ambedue, dopo diversi confronti, abbiamo convenuto che è possibile concederci del tempo con reciproca utilità e soddisfazione.

Tra i commenti ricevuti qualcuno mi ha scritto: "Ma di cosa ti lamenti? Non puoi avere tutto...". 
"Sì, anche io con mio marito non condivido gli interessi, ho provato a fare qualcosa... ma oramai mi sono arresa...".

Io credo che per non accumulare risentimenti che poi sfociano in insoddisfazione e quindi in separazioni, sia fondamentale non "accontentarsi" e soprattutto accettare il conflitto. Dove per "conflitto" non si intende litigio, ma confronto, scambio di idee. Molte volte per paura del conflitto si rimane in silenzio, si subisce, si ingoiano rospi. Ma il conflitto sano è utile in un rapporto per conoscersi meglio, per limare le reciproche differenze, per capirsi.

Certo che mi reputo fortunata del rapporto che ho con Sergio, ma se sento che ci sono cose che possono migliorare tra noi, mi piace dirle e sentire il suo parere. Potrei lasciare correre, potrei tuffarmi nei miei interessi e lasciare lui ai suoi, ma noi oltre ad essere due "autonome" individualità, siamo anche una coppia e abbiamo scelto di esserlo ambedue e in età matura.
Essere "coppia" per me non vuol dire condividere solo la quotidianità, ma crescere continuamente insieme, anche nel confronto, anche nel conflitto, ma sempre nel dialogo e nell'ascolto reciproco.
Dopo ogni confronto ambedue abbiamo la sensazione di essere cresciuti un po' di più e il nostro rapporto se ne avvantaggia e si rinnova.

Ho condiviso pubblicamente questo confronto nel mio Blog perché penso possa essere utile anche ad altre coppie e spero lo sia stato!



postato da: mariluaureola alle ore 20:43 | link | commenti (15)
categorie: coppia3
lunedì, 13 febbraio 2006

Le stagioni dell'amore

Tratto da: "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere" - John Gray - ed. Sonzogno

    
LA  PRIMAVERA DELL'AMORE

Un rapporto di coppia è come un giardino. Per crescere rigoglioso deve essere innaffiato regolarmente. Ha bisogno di cure particolari a seconda della stagione e del clima. Bisogna deporre i semi ed estirpare le erbacce. In modo analogo, per mantenere viva la magia dell'amore è necessario che ne comprendiamo le stagioni e dedichiamo cure adeguate alle speciali necessità dell'amore stesso.

L'innamoramento equivale alla primavera. Quando ci innamoriamo crediamo che saremo felici per sempre. Non riusciamo neppure a concepire di non amare il nostro compagno. E' questo un bel momento di innocenza in cui l'amore sembra eterno, un periodo magico in cui tutto appare perfetto e funziona senza sforzo. Il nostro partner ci appare come la risposta a tutte le nostre necessità. Danziamo insieme in perfetta armonia e ci beiamo della nostra buona fortuna.

       L'ESTATE DELL'AMORE
Nell'estate dell'amore realizziamo che il nostro partner non è perfetto come pensavamo e che il rapporto di coppia ha bisogno di cure. Non solo il nostro partner viene da un altro pianeta, ma è un essere umano con i suoi limiti e i suoi errori.
Sorgono così frustrazioni e delusioni; le erbacce devono essere sradicate e le piante hanno bisogno di dosi supplementari di acqua per non avvizzire sotto il sole. Dare e ricevere amore non è più così facile. Scopriamo che non siamo sempre felici e che non sempre ci sentiamo bendisposti. La realtà non è all'altezza delle aspettative.
A questo punto molte coppie cadono preda della disillusione. Non vogliono lavorare per costruire un rapporto sano e irrealisticamente desidererebbero che fosse sempre primavera. Biasimano il loro partner e rinunciano alla lotta. Ciò che non capiscono è che l'amore non è sempre facile; a volte per tenerlo vivo bisogna faticare sotto un sole incandescente. Nella stagione estiva dell'amore, dobbiamo prestare la massima cura alle necessità del nostro partner, e, al tempo stesso, chiedere e ottenere l'amore di cui abbiamo bisogno. Nulla di tutto questo avviene automaticamente.

    L'AUTUNNO DELL'AMORE
Se abbiamo curato il giardino durante l'estate, in autunno ne raccoglieremo i frutti. E' questa una stagione d'oro... intensa e gratificante. Sperimentiamo un amore più maturo, capace di accettare e capire le imperfezioni del partner e le nostre. E' un momento per ringraziare e per condividere. Dopo aver lavorato sodo durante l'estate possiamo rilassarci e goderci l'amore a cui abbiamo dato vita.

      L'INVERNO DELL'AMORE
Ecco che il tempo cambia di nuovo e subentra l'inverno. Durante i mesi freddi e spogli della stagione invernale la natura si ritira in se stessa. E' un tempo di riposo, di riflessione e di rinnovamento; il tempo in cui sperimentiamo il nostro dolore irrisolto: e il coperchio si solleva per lasciare uscire i sentimenti dolorosi. E' un tempo di crescita solitaria, in cui dobbiamo cercare più in noi stessi che nel nostro partner l'amore e la gratificazione. Ed è anche il tempo di risanamento, quando gli uomini si ritirano nelle loro caverne e le donne sprofondano nei loro pozzi.
Dopo esserci amati e guariti durante il buio inverno dell'amore, ritorna inevitabilmente la primavera. Ancora una volta nascono sentimenti di speranza, di amore e di infinite possibilità. Grazie all'opera di risanamento interiore e all'esplorazione della nostra anima, di cui ci siamo occupati durante l'inverno, siamo di nuovo in grado di aprire i nostri cuori per vivere la primavera dell'amore.

 


postato da: mariluaureola alle ore 07:30 | link | commenti (16)
categorie: coppia3
venerdì, 03 febbraio 2006

Una missione clown in Brasile

Vip ViviamoInPositivo in Brasile a Barreiras - 2005

http://www.clownterapia.it/album/_video/BARREIRAS2005.wmv

Per scaricare il filmato cliccare col tasto destro del mouse e sarvarlo sul PC.


postato da: mariluaureola alle ore 22:41 | link | commenti (6)
categorie: missioni brasile
giovedì, 02 febbraio 2006

Ridere in Myanmar

Ho scattato questa foto durante una missione in Myanmar. Da 4 anni mi reco in questo stato con i volontari clown della nostra associazione per un progetto di pedagogia dell'affettività. Quando siamo arrivati la prima volta nel 2001, i bambini ci venivano incontro seri, timidi, silenziosi. Nella loro cultura ridere non era considerata una buona pratica. 30 anni di dittatura ha piegato questo popolo e i bambini nascono e crescono seri. Noi li abbiamo portati a ridere e a divertirsi, come tutti i bambini del mondo hanno diritto di fare. Abbiamo praticato la meditazione dell'abbraccio con i bambini e con le suore della missione. Anche loro non avevano mai ricevuto un abbraccio e non lo avevano mai dato ai bambini.
I clown hanno rivoluzionato la missione e ora, quando torniamo (quest'anno tornerò in ottobre) ci aspettano ridendo e non vedono l'ora di giocare e ridere.
Credo che lo scopo della mia vita sia proprio quello di diffondere la gioia e la risata e non c'è niente di più bello!


postato da: mariluaureola alle ore 23:51 | link | commenti (7)
categorie: missioni myanmar

I benefici della risata

 

QUALI SONO I REALI BENEFICI PRODOTTI DALLA RISATA?  
 

Ridere, specialmente nelle situazioni critiche e disperate, libera tutta una serie di mediatori e neurotrasmettitori endorfinici che possono capovolgere emozionalmente la più drammatica delle situazioni, basta solo avere la costanza di continuare a ridere a crepapelle per almeno dieci minuti e il gioco è fatto, tutto il resto della vostra persona entrerà in risonanza con la risata iniziale, scacciando il demone della disperazione dalle vostre menti atterrite e sconvolte.
Ridere, fa ridere non solo il volto, ma anche il diaframma, i visceri, migliora la circolazione sanguigna, e incrementa le difese immunitarie ed alcalinizza notevolmente cellule e tessuti.
Per ridere si utilizzano oltre sessanta muscoli, pellicciai, mimici, cervicali ecc., mentre per piangere solo una ventina ...


Il vero jogging per l'anima quindi, non è forse la risata?


Ridere è più facile di quanto possiate supporre; basta semplicemente cercare d'imitare qualcun altro che già sta ridendo e il gioco è fatto. Se sentite ridere qualcuno e la sua risata vi piace, abbordatelo senza riserve dichiarandogli apertamente che avreste intenzione di clonare e apprendere la sua bellissima risata. Identificate e memorizzate bene la fisiologia dello stato d'animo correlato alla risata e servitevene per ricrearlo quando ce n'è bisogno; infatti, solo modificando la fisiologia dei vostri stati emozionali negativi, sarete in grado di migliorare il livello della prestazione e, cosa più importante, non sarete divorati dagli squali che potreste incontrare lungo la vostra rotta!


Tra tutti gli esseri viventi, solo l'uomo ha il dono del sorriso. Infatti ridere è un'attività tipicamente umana legata, sembra, a fattori organici.E' l'uomo e non l'animale, a essere dotato del muscolo risorio del Santorini, situato lateralmente alle labbra, che quando si contrae fa ritrarre la bocca. Il risorio e il grande zigomatico provocano, fisicamente la risata.
Pensate che ridere é un'espressione innata. Tutti abbiamo la facoltà di ridere, indifferentemente a quale cultura apparteniamo o in quale parte del mondo viviamo. Il primo sorriso compare sul volto di un bambino entro le prime sei settimane di vita, ed é, con il pianto, uno dei pochi mezzi che ha per comunicare. 

Ma che il ridere potesse diventare veramente una terapia utile per accelerare il processo di guarigione anche di mali fisici, é una intuizione piuttosto recente. Secondo alcuni studiosi, infatti, tutti noi nasciamo con una naturale tendenza verso il gioco e il divertimento in genere. Quando si diventa adulti, purtroppo, questa naturale inclinazione viene spesso sostituita dall'ansia, dalla depressione e dalla paura, anche se i nuovi umori non riescono, fortunatamente, a schiacciare completamente il nostro cosiddetto "potenziale creativo".  
 

 

Ridere cambia l'atteggiamento mentale. La mappa che ognuno, attraverso traumi e dolori si è formata nella mente, attraverso il riso e la positività muta colore, dimensione, suono. 
E' per questo che, anche alla luce del Pensiero Positivo e dei suoi insegnamenti, nell'ambito delle nuove terapie alternative alla medicina tradizionale è nata la "Comicoterapia", un metodo di guarigione che trova le sue basi nella Gelotologia (dal greco "gelos", che vuol dire "riso"), ma anche nella medicina psicosomatica e nell'immunologia neuro-psichica.


postato da: mariluaureola alle ore 23:32 | link | commenti
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